Ma dov’è la politica?

All’indomani dell’incontro inaugurale de La Corte di Federico sul tema Politica e Antipolitica, riceviamo e pubblichiamo l’intervento del dott. Angelo Genovese, ricercatore a Veterinaria e noto rappresentante delle istanze della categoria 
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Gentile Direttore,
la recente conferenza di Paolo Mieli sul tema “Politica ed Antipolitica” nell’ambito del ciclo di incontri “Come alla corte di Federico II” mi ha indotto a sviluppare una serie di riflessioni di segno opposto alla tesi dell’illustre giornalista. Affermare che l’opposizione all’attuale “sistema politico” e al suo marciume, peraltro sempre più presente in grandi manifestazioni di piazza, sia qualcosa di antipolitico è a mio giudizio sbagliato.
Personalmente ho sempre considerato che la politica si sviluppi in tre principali momenti in stretto rapporto dialettico fra di loro: il primo fondato sulla conoscenza, l’analisi e l’interpretazione delle problematiche, il secondo sul confronto e sulla battaglia delle idee tra le correnti di pensiero generatesi, il terzo sulla gestione di governo. Tali momenti sono parte condivisa di un sistema complesso di microcosmi organizzati in livelli gerarchici. Presupposti all’efficienza democratica sono, poi, la partecipazione alle scelte da parte dei cittadini e la trasparenza.
Attualmente questo impianto logico appare del tutto destrutturato a causa dell’egemonia di oligarchie autoreferenziali (definite anche Casta) che riducono il senso politico all’esercizio personalistico del potere. Così, mentre l’agonismo politico appare ridotto ad un agonismo da tifoserie, chi oggi vuole fare della buona politica, o chiede di partecipare alle scelte senza asservirsi alle rigide componenti del “sistema” viene definito antipolitico. In maniera molto simile all’attribuzione dell’epiteto di ateo dato a quei sinceri credenti che non si riconoscono nelle confessioni religiose dominanti.
Di recente, mi sto occupando nuovamente del problema rifiuti. Qui è evidente in maniera clamorosa quanto affermavo prima. Le forze politiche del sistema (di centrodestra o di centrosinistra non fa differenza) tendono sempre più a procrastinare la risoluzione dell’annosa questione, per poter gestire gli enormi flussi finanziari e le opportunità clientelari connesse con il business rifiuti. Sui vari livelli di governo hanno generato una macchina macinasoldi di enormi dimensioni che ha due principali motori: la gestione dei rifiuti e il risanamento ambientale. Il secondo motore si alimenta dalle imperfezioni del primo. Anzi più danni sono arrecati dall’inquinamento prodotto da discariche ed inceneritori tanto più vengono finanziati i progetti di “bonifica”. Impianti ad alto impatto ambientale sono in corso di realizzazione proprio nelle aree definite per legge ad alto rischio ambientale e, pertanto soggette a bonifica. Così ai cittadini viene offerto il peggiore dei servizi al più alto prezzo (inclusa la multa che essi pagano inconsapevolmente per la mancata raccolta differenziata) con evidenti ricadute sulla pubblica salute e sull’economia della regione. La rete campana dei movimenti, i disoccupati organizzati da tempo predicano l’istituzione della raccolta differenziata porta-a-porta che è dimostrato ridurre la massa dei rifiuti di oltre il 60% e che nel contempo offrirebbe lavoro vero a migliaia di persone. Ebbene, questo movimento viene definito antipolitico solo perché si oppone agli interessi del sistema. Ma dov’è la politica?
Angelo Genovese
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