Manfredi: perseguire l’eccellenza per cambiare le sorti del territorio

Sei su ventiquattro. Un record. Sono giovani ricercatori “di altissimo livello che andranno in settori molto diversi, dal diritto alla storia, all’architettura, alla chimica, alla fisica, all’ingegneria”. Hanno scelto la Federico II beneficiando    del programma “Rita Levi Montalcini” per il rientro dei cervelli che svolgono attività all’estero. Su 24 posti messi a bando a livello nazionale, 6 ricercatori provenienti da Francia, Germania ed Inghilterra hanno deciso di impegnarsi nella nostra città. Non nasconde la sua soddisfazione il Rettore Gaetano Manfredi. E motiva questa bella notizia come frutto “della politica che stiamo portando avanti. Oggi riusciamo a programmare, a far intravedere una prospettiva, ad evidenziare le nostre importanti qualità e la nostra valida attività di ricerca”. Manfredi è a metà del suo mandato. Può trarre un bilancio di quanto realizzato e quanto si ha in programma di realizzare. Fiore all’occhiello, il progetto di S. Giovanni: “sta precedendo molto bene, attrae tanti giovani ed aziende innovative. È una struttura un po’ sperimentale. La penso come una sorta di incubatore di come si evolvono i tempi. Nel senso che tutte le università del futuro saranno organizzate così: integrazione tra una formazione più tradizionale e tutta una serie di iniziative didattiche molto innovative e flessibili legate al mondo delle imprese”. A San Giovanni presto “ci saranno Accenture e Cisco. Anche altre grandi aziende sono interessate ad inserire dei laboratori nella nostra struttura che è destinata a diventare un Hub per far sviluppare, anche con iniziative private, le aree che lo circondano. Potrebbe diventare un distretto di alta tecnologia. Non è un progetto impossibile, è già successo in altri posti. Questo è l’unico modo per cambiare il Mezzogiorno”. Manfredi insiste su un aspetto: “ogni anno laureiamo migliaia di persone che devono trovare opportunità di lavoro. Quindi dobbiamo collegarci al sistema delle imprese, altrimenti non valorizziamo il lavoro che poi i ragazzi vogliono”. Tutto questo senza trascurare la ricerca: “quelli che hanno la passione e il talento per fare un’attività al top ci saranno sempre ed avranno grande spazio. Del resto, noi stiamo facendo tanti concorsi per ricercatori, dottorati”. E anche il progetto con la Normale di Pisa – per il quale qualcuno ha storto il naso, ndr – va “in quella direzione. La collaborazione con la Normale è un ulteriore tassello verso la qualità. In Italia esistono sei strutture riconosciute. Noi puntiamo in breve tempo a diventare la settima, la prima nel Mezzogiorno. L’idea è quella di partire con la Normale e diventare, successivamente, una struttura autonoma. Il problema non è fare una Scuola di eccellenza ma poter rilasciare i titoli. Avere un riconoscimento ministeriale”. Nel 2018, dunque, partiranno un paio di dottorati congiunti tra la Federico II e la Normale. Le prime attività formative per le Magistrali nel 2019, il concorso verrà gestito dalla Normale. La location sarà Mezzocannone 16. “Intanto stiamo lavorando per trovare un finanziatore allo scopo di realizzare un collegio, proprio come a Pisa”. L’obiettivo: “tre anni di incubazione, con una struttura di Ateneo alla fine del mio mandato”. Occorre, dice Manfredi, che l’Ateneo “attragga anche gente da fuori, non possiamo immaginare una platea solo campana. Solo in questo modo possiamo contrastare la fuga dei cervelli. Se altri vengono qui per studiare, non vedo perché i nostri debbano andare altrove. Dobbiamo invertire la tendenza. E questo è possibile solo se si fa una serie di cose di qualità”. Più i sistemi sono aperti, più si è competitivi. E quindi lo sguardo va rivolto anche oltre i confini nazionali. “Noi siamo interessati a coloro che oggi chiedono formazione, ad esempio l’Africa, va però fatta un’azione nazionale, sull’esempio della Germania, anche con una presenza in quel territorio. È per noi un intervento promettente anche se bisogna attrezzarsi con i servizi, ma in questo caso è necessaria una seria sinergia con tutte le Istituzioni”. 
Il punto sulle immatricolazioni. “In questi tre anni abbiamo invertito la tendenza: dopo anni di calo siamo in crescita di studenti, anche sulle Magistrali”. All’aumento degli iscritti corrisponde “la riduzione degli abbandoni, grazie anche all’incremento dell’attività di tutoraggio, ma c’è ancora bisogno di una maggiore attenzione e capacità di seguire gli studenti. Poi va implementata la procedura di valutazione della didattica da parte degli studenti”. La didattica, per il Rettore, “deve un po’ innovarsi perché come l’abbiamo immaginata e fatta finora, tutta frontale e con molta separazione fra  docente e discente, è legata al passato. Oggi la didattica è molto più interattiva, più dinamica, organizzata in gruppi perché si lega anche alla sensibilità di questi ragazzi che sono nativi digitali, abituati a modalità di apprendimento diverso”. E anticipa, da Presidente della Conferenza dei Rettori: “Anche a livello nazionale partirà un grande programma sulla didattica digitale, che significa sperimentare un modo nuovo di fare didattica. E noi siamo uno dei luoghi dove sono in corso questi esperimenti”. In Ateneo si lavora anche alla revisione dei Corsi di Laurea: “che devono essere flessibili e consentire una maggiore contaminazione. Perché è chiaro che i mestieri del domani saranno molto più trasversali. Oggi chi si interessa di automobili, ad esempio, deve conoscere non solo la meccanica, ma l’elettronica, le telecomunicazioni perché c’è la guida assistita, deve sapere di design. C’è sempre più la necessità di avere una competenza verticale solida ma anche flessibile”.
Un costante miglioramento accompagna la produttività scientifica: “I dati del nostro monitoraggio ci dicono che stiamo andando nella direzione giusta”. Risorse docenti: “stiamo realizzando il più grande reclutamento in Italia, ci siamo fatti trovare pronti ad un importante cambio generazionale grazie anche ad una solidità finanziaria. Con i concorsi che si stanno completando abbiamo reclutato quasi 400 ricercatori. Un grande ringiovanimento dell’Università. Abbiamo fatto pure concorsi esterni, sia di prima che di seconda fascia, tra ordinari ed associati più di 50, e molti avanzamenti di carriera. Abbiamo chiamato anche stranieri di chiara fama, in questi tre anni circa una trentina”.
Una fase di profonda riorganizzazione riguarda la struttura amministrativa: “abbiamo la necessità di competenze e profili importanti, è in svolgimento un concorso per Dirigenti e per altre posizioni specifiche. L’amministrazione di un Ateneo competitivo deve saper parlare bene le lingue, dev’essere capace di maneggiare e sviluppare progetti europei ed avere tutta una serie di competenze che oggi mancano”.
Le sedi dell’Ateneo. Da completare il Polo di San Giovanni, la ristrutturazione di Mezzocannone, il restyling di Monte Sant’Angelo, l’intervento sul Dipartimento al Frullone; da realizzare il trasferimento a San Marcellino di parte di Scienze Politiche e Scienze Sociali, la manutenzione straordinaria a Farmacia, le aule del Policlinico e di altre strutture di Ateneo.
Insomma, un bel po’ di carne a cuocere. L’obiettivo è sempre quello di perseguire l’eccellenza che “diventa un potente attrattore”. E se “Napoli vuole avere un futuro, deve puntare sull’eccellenza di formazione e ricerca, questa diventa, poi, attrazione di talenti stranieri e di imprese. Lo dimostra l’esperimento con Apple Academy che, in due anni di vita, ha calamitato  persone provenienti da 24 Paesi. Come pure l’esperienza di Digita sta avendo gli stessi risultati. Per far questo, però, occorrono buoni servizi, una città che funziona. Occorre un progetto per la città. Diversamente tutti gli sforzi fatti saranno vanificati”. Manfredi chiama in causa “Regione, Comune e Stato”. Occorre “una volontà politica. Solo questo può cambiare le sorti del nostro territorio”.
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