Marco D’Ischia Presidente di “una Scuola che armonizzi e non appiattisca”

Nella Scuola Politecnica e delle Scienze di Base il testimone passa da Ingegneria a Scienze. A metà gennaio, infatti, è stato eletto il nuovo Presidente, il quale subentra a Piero Salatino, professore ad Ingegneria Chimica. Si chiama Marco D’Ischia ed insegna Chimica Organica (Dipartimento di Scienze Chimiche) a Monte Sant’Angelo. Unico candidato, ha ottenuto un’alta percentuale di preferenze. Il segnale che, come auspicava l’uscente Salatino, la Scuola ha trovato nelle scorse settimane una intesa ed una convergenza su un nome che potesse rappresentarne l’unità e che potesse star bene alle diverse componenti: quella di Ingegneria, quella di Architettura e quella di Scienze. Il professore D’Ischia si è laureato in Chimica con lode nel 1981. È diventato ricercatore nel 1984, associato nel 1992 ed ordinario nel 2001. Per sette anni, tra il 2001 ed il 2008, è stato Presidente del Corso di Laurea in Chimica. Componente del Presidio di Qualità dell’ateneo federiciano tra il 2013 ed il 2019, ne è stato coordinatore dal 2016. “Il primo impatto – commenta con Ateneapoli a poche ore dalla sua elezione – è sempre bello pesante. Non c’è ancora il decreto del Rettore, in ogni caso ho già iniziato a lavorare per la Scuola”. Professore, cosa cambierà con un Presidente di Scienze nella Scuola? “Io non vorrei sottolineare troppo questa diversità perché Ingegneria, Scienze ed Architettura sono tre anime con una forte integrazione nella Scuola. Ogni candidato si impegna a rappresentare tutte le istanze della Scuola che rappresenta una ricchezza di risorse e di competenze. Enfatizzare che sono di Scienze lascia il tempo che trova perché alla fine io sono il Presidente della Scuola. Dal punto di vista logistico qualcosa cambierà perché la Presidenza dovrebbe spostarsi dalla sede di Ingegneria a Monte Sant’Angelo. Dove, peraltro, precisamente all’interno dei Centri Comuni, ci sono già gli uffi ci”. Quali risultati punta a conseguire durante il suo mandato? “Innanzitutto si parte da quanto di ottimo ha lasciato il professore Salatino. Una Scuola in salute, che si è data una fisionomia ed ha superato difficoltà che derivavano dalla incertezza del quadro normativo nel 2013, l’anno nel quale fu istituita. Ho seguito la relazione del Presidente uscente a fine novembre e contiene un bagaglio dal quale partire. Nella stessa riunione il Rettore Manfredi, ora Ministro, enfatizzò l’importanza delle tre i: internazionalizzazione, interdisciplinarietà ed innovazione. Parole oggi inflazionate ma da convertire in fatti concreti e tangibili”. Che Scuola immagina? “La mia visione è quella di una Scuola su misura. Termine non riduttivo ma che indica inclusione e flessibilità. Tutti dobbiamo far parte di un sistema che interagisce e questo richiede principi organizzativi articolati su misura delle nostre esigenze. Penso allo stesso tempo ad una Scuola che armonizzi e non appiattisca. La mia sarà una presidenza che valorizzerà collegialità e partecipazione. Una decisione è solida e credibile se assunta con il coinvolgimento della collettività e con la partecipazione degli interessi in gioco. Un’altra parola chiave del mio mandato vorrei che fosse ‘Qualità’. Dobbiamo strutturare un sistema di valutazione della qualità che esplori anche il grado di soddisfazione dei laureati, dei docenti e degli amministrativi e che verifichi competenza ed abilità dei nostri laureati. Qualità non solo come soddisfazione di chi accoglie i nostri laureati”. Ci saranno nuovi Corsi di studio nei prossimi anni? “Devo calarmi nella proposta di offerta formativa, al momento non ho il polso perché ho seguito solo marginalmente questo processo”. Progetti ed iniziative per rendere più funzionali gli spazi? “Ci sono sofferenze in tutte le strutture così come realtà perfettamente funzionanti. Certamente, nei prossimi anni bisognerà consolidare la realtà emergente di San Giovanni a Teduccio e dare segni di attenzione crescente verso tutte le altre strutture. Sarà fondamentale per questo il dialogo tra la Scuola e gli organi centrali di Ateneo”.
Fabrizio Geremicca
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