Nuovi docenti in cattedra

Due ‘new entry’ nel corpo docente di Giurisprudenza: sono le professoresse Francesca Reduzzi e Alfonsina De Felice (ma preferisce farsi chiamare Lilli). La prima insegnerà Diritto Romano nella III cattedra, la seconda si occuperà di Diritto della previdenza sociale. Va in cattedra (la V di Storia del diritto romano) anche un giovane ricercatore, il prof. Cosimo Cascione.
Iniziamo dalla prof.ssa Reduzzi che, come lei stessa ci ha spiegato, non è certo del tutto nuova nella facoltà napoletana.
Studenti
motivati
“Ho insegnato per 4 anni a S. Maria Capua Vetere -esordisce-, e prima ero anche impegnata a Camerino, dove avevo la cattedra di Esegesi delle fonti del diritto romano. Ma il mio rapporto con la Federico II inizia da lontano. Posso definirmi una allieva del prof. Labruna (la Reduzzi è stata anche collaboratrice di cattedra del preside, quando insegnava Storia del diritto romano n.d.r.), cosa di cui vado fiera. Prova ne sia anche il fatto che come testo del mio esame ho lasciato quello del prof. Labruna (“Tradere ed altri studi”, Jovene 1998 n.d.r.), anche se in aggiunta al mio “Servo parere” (Jovene, 1990 n.d.r.). Un manualetto che parla della condizione degli schiavi ‘vicari’, ossia degli schiavi degli schiavi, nell’antica Roma”.
Quali obiettivi si pone la professoressa, al suo primo corso napoletano da docente ‘autonoma’? “Innanzitutto spero di avere pochi studenti, dato che il mio è un esame che può essere anche facoltativo nei piani di studio. Soprattutto vorrei ragazzi molto motivati con cui organizzare lezioni in forma seminariale e gruppi di studio. Conto di avvicinare i miei studenti all’esegesi di testi latini che ritengo indispensabili, i Digesta di Giustiniano, ad esempio. A chi non conosce il latino fornirò io gli strumenti”.
Idee molto chiare e tanta voglia di iniziare, dunque. Chi segue il corso trarrà anche dei benefici, diciamo così, ‘pratici’? “Beh, una piccola riduzione sul programma ci sarà -concorda la professoressa-. Io comunque ritengo di essere discretamente comprensiva in sede di esame, con tutti. Chieda ai miei studenti. Si immagini che a S. Maria ho sempre raggiunto il tetto delle 30 tesi da assegnare, ancora oggi seguo molti laureandi. Sono convinta che l’unica vera arma utile per superare questo esame sia avere un reale interesse per lo studio dei Digesta, e un reale interesse a capire cos’era la schiavitù e come si è evoluta nel corso dell’esperienza storico-giuridica, null’altro”.
“Il linguaggio 
giuridico 
deve essere 
chiaro”
Dopo la materia romanistica ecco invece una materia di più stretta attualità, il Diritto della previdenza sociale. Ad insegnarlo sarà la professoressa Lilli De Felice. “Conosco molto bene la Facoltà di Salerno -spiega-, essendomi laureata lì. Tuttavia l’ambiente napoletano non mi è completamente nuovo. In fin dei conti molti docenti che ci sono qui sono passati, nella loro carriera, anche lì. Comunque io ho un incarico anche all’Università di Bari, nella cattedra di Diritto del lavoro. Facendo un paragone tra atenei di grosse città, devo dire che Napoli, nonostante i grandi numeri dei suoi studenti, ha davvero una ottima organizzazione. Nel Dipartimento di Lavoro, diretto dal prof. Rusciano si respira un’aria davvero conciliante”.
Quanto è importante conoscere la previdenza sociale, oggi?
“La previdenza sociale è stata per molto tempo la pecora nera della materia giuslavoristica -dice la professoressa-. Credo che ora vada via via trasformandosi in un argomento interessante. Ecco perché conto di poter instillare ai miei studenti il senso dell’importanza di queste tematiche. Magari discutendone direttamente con loro a lezione”.
Chiusura di rito sui consigli. “Innanzitutto segnalo il testo di riferimento della cattedra che è ‘Diritto della previdenza sociale’, del prof. Mazziotti (Editoriale scientifica, 1999 n.d.r.). Chiarito questo, dico subito che per me è importantissima la frequenza al corso. Perché i ragazzi devono affinare la loro preparazione ed il loro linguaggio qui, all’Università. Solo così possono capire che nel diritto non serve solo il tecnicismo e che il linguaggio giuridico non deve essere da setta, ma chiaro. Se sono buona agli esami? La domanda è mal formulata. Posso dire che con l’età mi sto addolcendo, ma rimango molto esigente…”.
L’emozione 
della prima 
volta 
da prof
Giovanissimo, tanto da poter sembrare uno studente fuori corso, se non fosse il suo aspetto da attento studioso e cultore della materia romanistica, a tradirlo. Stiamo parlando del prof. Cosimo Cascione, altro cavallo vincente della scuderia romanistica del preside Labruna nonché neo docente di Storia del diritto romano nella V cattedra. Il professore è stato prodigo di osservazioni e di consigli, indirizzati ai ragazzi che iniziano quest’anno i corsi. Soprattutto a quelli che si concentreranno da subito sulle materie romanistiche. 
“I ragazzi non devono essere emozionati -dice-, perché sarò io a dover controllare l’emozione della mia prima volta da docente. Gli studenti sono degli esploratori, io sono la ‘preda’. Credo che la cosa migliore per me sia organizzare un corso nel solco della tradizione già tracciato dal mio maestro (il preside, appunto n.d.r.). Quindi mantenere i testi sui quali mi sono formato anch’io. Ritengo, poi, molto importante il fatto che le esercitazioni si facciano in comune con la prima cattedra. Queste situazioni creano grande coesione tra i ragazzi, offrendo loro la possibilità di confronti continui e proficui”.
Come si comporterà ‘da docente’?
“In dieci anni che faccio esami -continua- ho sviluppato un metro di valutazione che non credo di dover più cambiare. Mi auguro di essere serio, non morbido, ma comprensivo, in particolar modo agli esami. Il consiglio che mi sento di dare a chi deve approcciare lo studio universitario è di impegnarsi da subito. Perché soprattutto all’inizio ci può essere un periodo di sbandamento. I primi mesi sono decisivi per il futuro. E’ importante comprendere la storicità del fenomeno giuridico insieme alla comprensione della mutabilità dell’ordinamento giuridico. Questi sono concetti fondamentali per lo studio del diritto”.
Marco Merola
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