Officina Vanvitelli: a gennaio il concept finale

“I nove borsisti hanno affrontato dei mesi in cui hanno visto i propri progetti analizzati dalle aziende o i centri di ricerca ai quali erano stati assegnati. La prima fase si è dunque conclusa e a gennaio, cioè nella fase successiva, dovranno presentare il concept finale del progetto, che quindi potrà essere sfruttato per la produzione. È, naturalmente, qualcosa di molto importante, in quanto consente a giovani talenti di esprimersi e suggerire innovazioni che possono migliorare, in alcuni casi, anche le condizioni di vita”, afferma la prof.ssa Patrizia Ranzo, docente presso il Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale di Aversa, referente di ‘Officina Vanvitelli’, il progetto con sede nel complesso del Belvedere di San Leucio che ha consentito a giovani talentuosi di contare su borse di studio per realizzare le loro idee innovative. L’avventura è iniziata lo scorso giugno. Tre gli ambiti di interesse: “aerospaziale, automotive e calzaturiero”, specifica la docente.
Impegnati ma molto soddisfatti i protagonisti dell’iniziativa. Adriana Figurato,  laurea in Design e comunicazione, ha partecipato al creative hub in ambito aerospaziale. Insieme a due coetanee si è occupata di un prototipo di indumento in grado di rilevare i parametri vitali (second skin), una sorta di calzamaglia di un particolare tessuto che, in quanto molto confortevole, non limiterebbe i movimenti degli astronauti. “Io mi sono occupata di un indumento provvisto di connessioni in grado di rilevare i parametri vitali, mentre le altre hanno ideato una ristrutturazione degli interni delle navicelle spaziali in microgravità o in gravità parziale, con lo stesso materiale di cui è composta la second skin che ho progettato”, spiega Adriana. Poi aggiunge:  “La collaborazione con il centro di ricerca Hu.INS, acronimo per ‘Humans in Near Space’, di Napoli, è stata fondamentale. In questi mesi abbiamo analizzato e valutato la fattibilità del progetto e adesso siamo in attesa della ripresa a gennaio, quando presenteremo il concept definitivo. Ci si riferisce a ‘near space’ ossia ‘vicino spazio’, perché non oltre i quattrocento chilometri di altitudine, quota alla quale orbita la Stazione Spaziale Internazionale (ISS)”. Il sostegno della prof.ssa Ranzo “è stato determinante. È grazie a lei se abbiamo potuto avere contatti con aziende e centri di ricerca”. Officina Vanvitelli “è un progetto che sicuramente valorizza l’Ateneo e che, in futuro, potrà far ancora parlare di sé”.
Giorgio Wembagher, diplomato Accademia di Belle Arti, si è occupato di un progetto riguardante l’utilizzo della plastica negli ambiti dell’arte e del design: “il mio progetto si chiama ‘plastica: un giacimento culturale della modernità’. L’azienda con cui sto collaborando è il ‘Plart’, il museo della plastica che ha sede a Napoli”. L’attività è iniziata a giugno: “i primi due mesi li ho passati a studiare i primi duecento pezzi del Plart, ossia opere d’arte e design in plastica, con la relativa scheda d’autore; ho ricercato il tipo di polimero che l’autore ha utilizzato in un determinato oggetto, ho individuato l’anno di creazione, l’anno in cui è entrato in produzione e soprattutto se corrispondesse ad un autore; in questo campo molte delle opere sono, infatti, anonime. La seconda fase del mio lavoro, quella attualmente in atto, prevede la creazione di archivi viventi, ossia interviste in cortometraggio di alcuni artisti che hanno lavorato con i polimeri. È necessario capire quali sono gli artisti che meritano maggior rilievo e quali meno. Una volta progettata e girata l’intervista, questa viene inserita in una home page, che è il secondo obiettivo del mio progetto: si tratta di un’interfaccia web dedicata alla plastica. Essa ha una storia, un passato e un presente, ma bisogna capire anche quali possono essere i suoi sviluppi futuri poiché, come sappiamo, questo materiale è destinato ormai al ritiro, se non alla scomparsa, nonostante sia ancora ampiamente utilizzato nell’ambito del design”. Entusiasta dell’opportunità di lavorare in un complesso meraviglioso, qual è quello del Belvedere di San Leucio, Giorgio sottolinea: “La struttura è organizzata con computer e attrezzatura all’avanguardia; non abbiamo l’obbligo di frequenza, ma dobbiamo rendicontare delle ore e, ad ogni modo, stare lì ci aiuta”. Fondamentale l’opera di tutoraggio della prof.ssa Ranzo.
Un veicolo ibrido, ossia con caratteristiche tratte da due veicoli, l’hovercraft e il drone, che può facilitare le operazioni di soccorso nell’ambito delle emergenze ambientali come alluvioni, terremoti e cataclismi: il progetto di   Nicola Corsetto, laureando in Design per l’innovazione. “Questo particolare veicolo – racconta – che abbiamo chiamato ‘hover-drone’, può essere davvero risolutivo in situazioni di emergenza. Per brevi tratti può volare e spiccare salti, in modo che anche oltrepassare ostacoli naturali, muri franati, risulti più semplice rispetto ai mezzi di soccorso tradizionali”. Durante questi mesi in Officina, sostenuti da esperti del settore, “ci siamo occupati dell’estrapolazione delle caratteristiche migliori dei mezzi in oggetto e della loro applicazione ad un unico mezzo, che risulti quindi essere particolarmente efficiente. Il concept finale dovrà essere consegnato a gennaio, mese in cui, presumibilmente, si avvierà anche la sperimentazione”. Nicola si è interfacciato “con l’azienda ‘Automotive Transportation Design’. Il supporto aziendale è stato fondamentale per comprendere l’applicazione delle tecnologie impiegate e se fossero necessarie indagini ulteriori. Noi siamo designer, siamo partiti da un’idea iniziale ma, naturalmente, abbiamo bisogno del supporto di esperti per far sì che i nostri progetti divengano realtà”. Sostegno anche da aziende operanti nel settore dell’industria 4.0, “vale a dire la stampa 3D, e di società ingegneristiche nei settori aeronautico e meccanico, che sono le più utili poiché hanno fornito le istruzioni necessarie per avviare la costruzione dei prototipi”. Sulla collaborazione dei docenti: “Il borsista è affiancato da tutor durante tutto il percorso. Nel mio caso, il tutor, operante nel settore del ‘transportation design’, ha fornito molti contatti e consigli utili sulla costruzione e sulle applicazioni future”. Collaborazione e confronto anche con i colleghi: “ognuno di noi si occupa di un ambito diverso, così, consigliandoci, confrontandoci, si possono avere dei trasferimenti tecnologici da un progetto all’altro; un particolare tessuto, ad esempio, può essere impiegato nell’automotive e un’architettura può essere impiegata per l’ideazione di un nuovo telaio. Ognuno di noi ha qualcosa in più rispetto all’altro, grazie al quale si possono apportare sensibili migliorie al proprio progetto”.
Nicola Di Nardo
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