PhDay: una ribalta per i giovani di talento

Dottorandi della Scuola di Scienze della Vita alla ribalta il 30 gennaio nell’aula Bottazzi dell’Università Vanvitelli, nel complesso di Sant’Andrea delle Dame, centro storico di Napoli. Si è svolta, infatti, la terza edizione del PhDay, la manifestazione nel corso della quale i giovani ricercatori espongono le loro attività, si confrontano, ricevono premi. “Crediamo molto – racconta la prof.ssa Lucia Altucci, Ordinario di Patologia generale e delegata di Ateneo alla Ricerca – in questa iniziativa. Una giornata di incontro per i 4 dottorati di ricerca della Scuola di Scienze della Vita. È un momento di incontro scientifico, una occasione di stare insieme tra giovani e meno giovani durante la quale i primi espongono brevemente le proprie ricerche e competono tra loro per acclamazione – vince chi riceve più applausi – e sulla base delle valutazioni di una giuria di esperti”. Prosegue la docente: “Negli anni questo evento ha assunto sempre maggiore importanza tra dottorandi, tutor e professori. Ed infatti il 30 gennaio l’aula era piena e c’erano non poche persone in piedi. È ormai diventato un evento non solo scientifico. C’è grande attenzione a cercare di invogliare i giovani di talento e motivarli. Serve anche, per questo, dare il senso di una comunità. Lo si è visto il 30 gennaio, quando c’è stato anche un momento musicale durante il quale alcuni docenti e dottorandi hanno suonato e cantato brani di musica italiana e straniera e perfino una canzone scritta proprio per il dottorato”.
L’edizione 2020 si è caratterizzata per la consegna delle pergamene a coloro i quali hanno conseguito il diploma di dottorato lo scorso anno. Chi ha partecipato alla competizione, poi, ha avuto targhe per la migliore esposizione fino al terzo posto o per la partecipazione. “C’è stato anche un premio in denaro e sono stata io a consegnarlo, perché in memoria dei miei genitori che sono recentemente scomparsi. Lo ha vinto Alessia Ametrano che ha esposto in maniera eccellente ed è stata ritenuta migliore sotto il profilo della documentazione scientifica. La sua ricerca è nell’ambito delle biotecnologie per modificare il genoma. Non si aspettava di ricevere il premio. Si è molto emozionata e si è messa a piangere. Ha conseguito il diploma nel dottorato in Scienze bimolecolari”. Una particolarità della giornata: la metà circa dei presenti in sala non era italiana. “Non è certamente casuale – sottolinea la docente – perché l’Ateneo ha realizzato negli ultimi anni, attraverso il programma Valere, un forte investimento per i dottorandi internazionali. Finanziamo posti aggiuntivi per i dottorandi non italiani, che rappresentano ormai circa la metà del totale”. Conclude: “Per me se uno si laurea e vuole fare ricerca deve frequentare un dottorato”. All’estero, “il titolo di doctor è solo per i dottorati”. A livello nazionale, conclude la prof.ssa Altucci, “è il miglior titolo di studio post lauream”.
Fabrizio Geremicca
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