Studiare ad Ingegneria: “un continuo test di sopravvivenza”

Gli esami non finiscono mai. Tra ripassi all’ultimo minuto, esercitazioni non riuscite per un più o un meno di troppo e qualche preghiera, ne sono pienamente convinti gli studenti di Ingegneria che si muovono tra le sedi di via Claudio e Piazzale Tecchio.
Lunedì 27 gennaio, il più felice sembra essere Marco Denis, terzo anno di Ingegneria Elettrica, che ha appena superato, a pieni voti, un esame che per lui si configurava fondamentale: “Materiali e tecnologie elettriche perché toccava quello che sarà l’argomento della mia tesi. Il mio esame, sostenuto proprio con il docente che sarà il mio relatore, si è incentrato sullo studio delle tecnologie dei nuovi materiali elettrici che saranno in produzione a partire dal prossimo decennio”. Marco è ottimista e ha molta fiducia in sé: “gli unici esami in cui non ho dato proprio il massimo sono stati quelli incentrati su Meccanica razionale, Meccanica applicata alle macchine e Macchine perché non erano argomenti che rientravano nei miei interessi”. È un po’ più a suo agio negli esami scritti “perché ho bisogno di tempo per ragionare e infatti lavoro di riassunti che mi servono solo per fissare i concetti principali perché poi si ripete tutto dal libro. Anzi, il mio approccio alle discipline si basa non solo sui programmi di studio proposti dai docenti, ma anche su materiali passatimi da colleghi più grandi o già laureati”.
Trenta ad Analisi I: la strategia vincente
Pagine e pagine piene di calcoli e correzioni, Irene Gargiulo e Rosa Castaldo, matricole di Ingegneria Gestionale, alzano appena gli occhi dai quaderni. “Quando ho scelto Ingegneria la prima cosa che mi hanno detto è che avrei sudato per Analisi I. E invece il primo esame della mia carriera l’ho passato al primo colpo con 30”, esulta Irene. Studio di funzioni, serie, limiti, dominio e integrali gli argomenti: “Si tratta di argomenti che avevamo già studiato alle superiori. Sicuramente all’università l’asticella della complessità di alza. Però aver tenuto il passo con le lezioni, studiato di volta in volta, chiarito ogni dubbio sul nascere e sostenuto le due prove intercorso è stata la strategia vincente. Sono molto soddisfatta del mio ingresso all’università. Mi avevano detto che avrei rimpianto la scuola ma smentisco anche questa affermazione”. “Beata te – alza gli occhi al cielo Rosa – Ho provato anche io l’appello dell’8 gennaio e sono stata bocciata. Ero preparata, così credevo, ma il livello di difficoltà è stato più alto di quanto mi aspettassi. Dovrò scegliere esercizi più complessi nel momento in cui deciderò di tentarlo nuovamente”. Al momento, però, si sta concentrando su Algebra e Geometria: “Qui mi sento di aver commesso un errore perché non ho seguito molto bene le lezioni. Un po’ per dare priorità ad Analisi, un po’ perché all’inizio avevo difficoltà a comprendere le spiegazioni della professoressa e quindi ho mollato”. Un piccolo blocco? “Sì, ma appena mi sono resa conto di avere un problema ho chiesto aiuto. Mi sono rivolta ad altri studenti che avevano avuto la stessa docente negli anni passati, chiedendo appunti e simulazioni dei suoi compiti. Sono rimasta sui libri dalla mattina alla sera finché ogni concetto non andava al suo posto nella mia testa. Dopo aver fallito Analisi, voglio far bene questo esame”. Lo stesso sentimento accomuna Margherita Negri, secondo anno Magistrale in Ingegneria Chimica, in attesa di sostenere un esame che definisce fuori dalle sue corde: “Economia. Non voglio dire che sia un esame difficile, uno di quelli che conta più bocciati che promossi come, ad esempio, Elettrotecnica. All’esame vengono richieste definizioni e concetti di base. Il mio problema, come per molti dei miei colleghi, è entrare nell’ottica di uno studio più mnemonico, con una terminologia che non ho mai usato prima e che non si basa sul ragionamento matematico come quelli a cui siamo abituati normalmente”. Ma “non può esser peggio di Elettrotecnica. Ho rimosso quante volte… – e ride – Per Economia ho deciso che non cambierò il mio metodo di studio: leggo, ripeto e faccio schemi. E non cambierò nemmeno il mio stile di vita: tanto studio la mattina, ancora studio il pomeriggio, ma alternato ad altre attività. Se questa volta non dovesse funzionare, poi ci penserò”. Quali sono stati gli esami con la più alta percentuale di bocciati ad Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio? Rispondono Marco Spagna Zito e Gerardo Junior Giusso: “A furor di popolo Geotecnica e Idraulica. È difficile passarli al primo colpo, ma poi si corregge il tiro”. Il perché delle difficoltà incontrate, e ora superate, è presto detto: “Idraulica è il primo esame in cui alla parte teorica si aggiunge una parte pratica. Geotecnica, invece, è semplicemente tecnico, vasto e articolato. Correggere il tiro, nel nostro caso, è stato il riprendere sbobinature e appunti. Abitare lontani e impiegare del tempo per arrivare all’università probabilmente ci ha portati a non stare abbastanza sul pezzo. Abbiamo appurato che studiare all’università conviene perché guardare gli altri che si impegnano ci dà la carica”. Cristina Iannicelli, secondo anno Magistrale in Ingegneria Gestionale, è in pausa caffè: momentaneamente libera dalla preoccupazione degli esami è serena, soddisfatta e ne approfitta per ripercorrere brevemente il percorso lineare che ha svolto finora. Evidentemente, il suo metodo ha funzionato: “Non demordere mai. Dico sempre che noi non dobbiamo affrontare il test di ingresso, ma un continuo test di sopravvivenza. Non mi è mai capitato di essere bocciata o rifiutare un voto, sono contenta del mio percorso, ma ricordiamo che anche i migliori qualche volta falliscono”. Non sarà tutto rose e fiori, però: “Sicuramente. La difficoltà più comune incontrata dai miei colleghi, ad esempio, riguarda gli scritti a base di esercizi di matematica e/o fisica. I docenti sono molto esigenti e tendono a penalizzare nel voto anche per pochi errori. Però, ad onor del vero, chiedono tanto quanto danno. Bisogna fare molta, ma molta attenzione. E studiare in compagnia in questo senso aiuta, perché quello che sfugge ad uno viene sempre notato da un altro”.
Campi elettromagnetici e Calcolatori, esami tosti
Tirano un sospiro di sollievo Martina Ferrara, Simona Martino e Marco Griffo, terzo anno di Ingegneria Biomedica. Dopo la brutta esperienza di Campi elettromagnetici e Calcolatori, è ora di guardare avanti: “Le difficoltà generali incontrate da noi e dalla maggior parte dei nostri colleghi sono state due: la corposità dei programmi che rende difficili portarli avanti durante le lezioni di pari passo con gli altri esami previsti nel semestre e il fatto che la parte scritta si basi su esercizi di matematica e fisica. Se c’è qualche lacuna è qui che viene fuori”. Del gruppo, Simona è la più studiosa, disposta a trascorrere sui libri anche tutto il giorno, Marco si assesta sulle otto ore mentre per Martina sono sufficienti sei ore: “Sono una che non ama perdere tempo. Ma sono anche una dormigliona – ammette – Questo mi porta a svegliarmi tardi al mattino e magari finire in nottata, ma è un ritmo che riesco a sostenere senza problemi”. I tre ragazzi contano di sostenere tra gennaio, febbraio e, al massimo, i primi di marzo: “Informatica, Elaborazione dei dati e dei segnali biomedici, Impianti ospedalieri. Di Elaborazione si dice che sia il classico esame, tra virgolette, tosto. Staremo a vedere, l’esperienza precedente insegna”.
Civile: “non abbiamo libri di testo, ma appunti
Gioia Santoro è al primo anno della Magistrale in Ingegneria Civile e “ci sono cose che non cambiano mai” dice. Come esame d’esordio ha previsto “Complementi di Idraulica e incrocio le dita perché non so esattamente che cosa aspettarmi. La complessità dei nostri esami non riguarda tanto i contenuti quanto il fatto che, talvolta, non abbiamo libri di testo, ma appunti che prendiamo a lezione o slide. Chi ha dato in precedente questo esame riferisce che il docente si basa sui concetti che affronta a lezione. Io sono stata attenta e presente”. Ultimo esame ripetuto? “Tecnica delle costruzioni. E qui veniamo a quella che, secondo me, è un’altra peculiarità dei nostri esami: la parte progettuale lunga e complessa che spesso li accompagna. Il docente assegna un progetto e, talvolta, non valuta che la base teorica che abbiamo può non essere sufficiente per consentirci di lavorare da soli. Ecco, allora, interi pomeriggi passati ad aspettare un colloquio e una conferma che a volte non bastano”. Anche Gianluca Benucci, primo anno Magistrale in Ingegneria Gestionale, è uno studente soddisfatto del suo percorso. Non ha trovato particolari difficoltà, se non nella costruzione delle basi all’inizio della sua carriera. Da gennaio a marzo preparerà Economia Aziendale 3, Modellazione dei Sistemi logistici e Trasporto merci e logistica. Non è sua abitudine indagare sulle domande o gli esercizi che il professore propone all’esame e ritiene che il voto non sia la cosa più importante: “Secondo me è più importante entrare nella mentalità giusta. Alla Magistrale i nostri esami sono quasi tutti al 50% progettuali e questa è un’ottima cosa perché ci avvicinano a quella forma mentis che dovrebbe essere tipica del mondo del lavoro, e soprattutto ci mostrano nel pratico quanto abbiamo appreso finora in teoria”.
Carol Simeoli
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