Più di 100 scambi con aziende ed enti internazionali per tirocini all\’estero

Fino al 18 maggio gli studenti potranno partecipare alle selezioni per il Programma Erasmus+ Traineeship al fine di svolgere attività di tirocinio all’estero (da un periodo minimo di 2 mesi fino a un massimo di 12 nell’ambito di ogni ciclo di studi) durante l’anno accademico 2016/2017. “È un bando che ha avuto molto successo e sta crescendo bene, perché offre opportunità interessanti, è leggermente più dotato economicamente rispetto all’Erasmus studio e si rivolge a ragazzi un po’ più maturi”, sostiene il prof. Corrado. Possono partecipare, infatti, gli studenti iscritti ai Corsi di Laurea Triennale (a partire dal terzo anno), Magistrale o di Dottorato. Durante il soggiorno, potranno dedicarsi a tempo pieno ad attività presso: imprese, enti pubblici, fondazioni, centri di formazione e ricerca, organizzazioni no-profit, ONG e istituti di istruzione superiore (scuole, biblioteche, laboratori). “Abbiamo più di cento scambi con aziende e uffici universitari, enti amministrativi e culturali. Sono scambi che curiamo moltissimo, poiché siamo un’Università che lavora con l’estero e quindi queste esperienze di tirocinio sono davvero preziose per noi”, continua il Presidente della Commissione Erasmus e Mobilità Internazionale. I vincitori potranno partire già nel mese di giugno e dovranno concludere il periodo di mobilità entro la fine di settembre 2017. Sul versante economico, l’erogazione del contributo necessario alle spese di viaggio, vitto e alloggio è rapportata in base al paese di destinazione scelto dallo studente in mobilità e ai mesi di permanenza all’estero (480 euro per mese + 70 dai fondi di Ateneo per i paesi con costo della vita alto; 430 euro per mese + 70 dai fondi di Ateneo per i paesi con costo della vita medio/basso). A differenza dell’Erasmus tradizionale, il progetto di studio delineato riveste una centralità assoluta sin dal momento della candidatura. “C’è un controllo molto preciso del progetto formativo, che deve essere coerente con il proprio percorso di studi e funzionale all’assistentato linguistico”, aggiunge il germanista. Anche i neolaureati possono prendere parte al Placement, purché la candidatura sia inoltrata prima del conseguimento del titolo universitario. Coloro che hanno già effettuato un soggiorno Erasmus inferiore a un periodo di un anno possono nuovamente partire, a patto che la durata dell’accordo scelto sia compatibile con il limite di tempo complessivo di 12 mesi per ciclo. Tra i requisiti di ammissione, occorre possedere una media dei voti non inferiore a 26/30 (senza arrotondamenti). Per i dottorandi, invece, si considererà il voto di laurea magistrale minimo di 106/110. I triennalisti devono, inoltre, aver sostenuto almeno un’annualità di lingua veicolare all’espressione nel paese ospitante. Parimenti, gli studenti della Magistrale devono aver conseguito almeno due annualità. In alternativa, basta possedere una certificazione linguistica riconosciuta in ambito internazionale (secondo il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue, occorre almeno un livello A2 per la Triennale, B1 per la Magistrale e il Dottorato). “Il programma Erasmus è fatto anche di dettagli. Per esempio, gli studenti mi hanno fatto notare che al Traineeship non partecipavano quelli di Archeologia, perché era previsto come requisito un esame di Lingua che gli aspiranti archeologi non hanno nel proprio piano di studi. Io non me ne ero mai accorto. Si può sempre migliorare ed è giusto che gli studenti segnalino le incongruenze”. Solo gli iscritti al Corso di Laurea Triennale in Civiltà Antiche e Archeologia e al Corso di Laurea Magistrale in Archeologia: Oriente e Occidente che scelgono come destinazione la Scuola Archeologica Italiana di Atene non devono, infatti, certificare il proprio livello linguistico. “Bisogna mettere gli studenti nella condizione di vivere queste esperienze internazionali, non solo sulla carta, e rendere concreto e agevole tutto l’iter della mobilità. Stiamo andando in questa direzione positiva, ma c’è ancora molto da fare”, conclude il docente.
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