Psicologia al voto il 30 giugno

Alla vigilia delle elezioni per la presidenza della Facoltà, a Psicologia il problema più sentito è sempre lo stesso: la carenza di strutture adeguate. 30 votanti, tra professori ordinari, associati e rappresentanti degli studenti, saranno chiamati il 30 giugno a esprimere o meno la propria preferenza per l’unica candidata, la Preside uscente Alida Labella. Affinché l’elezione sia valida è necessario che voti il 50% + 1 degli aventi diritto, altrimenti si andrà alle successive convocazioni il 7 e il 14 luglio. Il prof. Vincenzo Sarracino, decano della Facoltà, sottolinea che l’iter elettorale è stato messo in moto scrupolosamente seguendo tutte le regole, e annuncia che il 16 giugno si terrà un nuovo Consiglio di Facoltà durante il quale la candidata alla presidenza illustrerà pubblicamente il suo programma. Gli abbiamo chiesto come dovrebbe essere secondo lui la presidenza che verrà, ci ha risposto con una definizione fulminante: “Tra continuità e cambiamento”. Le cose che devono cambiare, purtroppo, sono sempre le stesse, e in concreto il cambiamento non dipende direttamente dalla presidenza. “Siamo una Facoltà grande che avrebbe bisogno di grandi risposte, che non abbiamo mai ottenuto. Il 31 ottobre andrò in pensione, e non ho visto risolto il problema della mancanza di una sede nostra, della carenza degli spazi, della carenza dei docenti. Siamo carenti in tutto, ma abbiamo tantissimi studenti. Meritiamo più attenzione”. Il problema degli spazi è quello da affrontare in via prioritaria secondo il prof. Paolo Cotrufo, docente di Psicologia clinica. “Le strutture sono insufficienti sia per gli studenti che per noi docenti”, dice, “nella mia stanza ci sono 5 persone, non c’è la possibilità effettiva di lavorare con i dottorandi e i collaboratori. Inoltre, ciascuno di noi ha un carico didattico enorme, la situazione sta diventando insostenibile, ci vorrebbero più fondi per le docenze. Queste sono le priorità, ma non so quanto la presidenza possa fare direttamente, perché la soluzione di questi problemi rientra nelle competenze di altre istituzioni”. Inutile chiedere ai rappresentanti degli studenti una loro opinione: quando si è tra quelli che sgomitano per riuscire a seguire le lezioni e che non hanno un posto dove sedersi per studiare, la risposta è scontata. Angelo Di Rubba e Roberto Fusciello descrivono la sede della loro Facoltà come “un corridoio con le aule su un lato”, parlano di una biblioteca piccola e con “orari discutibili”, della mancanza di laboratori, di punti di incontro, di una mensa. Dichiarano il loro appoggio alla prof.ssa Labella, sul cui primo mandato di presidenza esprimono un giudizio positivo e sperano che nei prossimi anni le cose vadano meglio. “Con gli strumenti che aveva a disposizione ha fatto ciò che ha potuto”, dicono, “con noi studenti è stata sempre molto disponibile, c’è un buon dialogo. Naturalmente, se dovessero emergere altre candidature le valuteremmo”. Ma al momento altre candidature non ce ne sono ed è per questo che la prof.ssa Labella si sta preparando a predisporre un documento programmatico a più voci. “L’altra volta eravamo due candidati”, spiega, “stavolta ci sono soltanto io e trovo giusto e democratico lavorare ad un programma corale. Raccoglierò tutti gli spunti che mi verranno forniti dai colleghi”. Questo è l’aspetto del programma che la professoressa definisce “di discontinuità”, cioè diverso rispetto al passato. Però c’è anche la continuità, che consiste “in uno stile di presidenza preciso, ossia nella capacità di assumere in toto la responsabilità del ruolo ed atteggiamenti coerenti con il mandato di preside, nonché nel rispetto dei contenuti culturali e dei fini sociali della Facoltà”. Ma cosa può fare la preside per risolvere quelli che studenti e docenti indicano come i problemi principali di Psicologia? 
La sede non è
un problema ma
un “bisogno primario”
“Quello della sede non può nemmeno essere definito problema”, dice la professoressa, “è piuttosto un bisogno primario. Viviamo come i terremotati nei prefabbricati, ai quali è stato detto che presto avranno una casa nuova e che invece stanno ancora lì. Il preside deve essere la spina nel fianco delle strutture accademiche deputate a stanziare i fondi e a gestire le operazioni per il trasferimento nella nuova sede. Deve svolgere un’azione di pressione, di vigilanza, se necessario anche di lotta”. Per quanto riguarda il corpo docente, non c’è molto da dire. La prof.ssa Labella cita la Gelmini e Tremonti, fa soltanto i loro nomi, come a dire che quando le disposizioni centrali sono quelle che sono… “Però rispettiamo perfettamente i requisiti minimi, e abbiamo ricoperto tutti i settori necessari per portare avanti una didattica di qualità. I nostri, cioè, sono requisiti di qualità, non semplicemente di sopravvivenza. E dispiace che la qualità delle persone non trovi riscontro in quella delle strutture. Ci piacerebbe poter lavorare in condizioni più dignitose, invitare colleghi dall’estero, realizzare momenti di incontro scientifico, ma senza una sede adeguata come possiamo?”. Nonostante le difficoltà, la candidata mette tra gli obiettivi da realizzare quello di migliorare ancora di più i rapporti con il territorio e quello di concretizzare nuove sinergie con altre Facoltà. Durante il mandato appena concluso si è fatto tutto ciò che si poteva, ora bisogna continuare a lavorare per portare a compimento un progetto che non va abbandonato, sul quale anzi non si può non insistere. L’unico rammarico riguarda il rapporto con la base studentesca. Ancora una volta sono state le difficili condizioni di vita della Facoltà a renderlo meno intenso di quanto la prof.ssa Labella avrebbe voluto. “Ci siamo sempre confrontati su aspetti di emergenza, senza mai riuscire a parlare del nuovo. Spero di riuscire a farlo in un futuro molto vicino”. 
Sara Pepe
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