Reddito zero, niente borsa di studio!

“Un decreto legislativo dice che, per ottenere la borsa di studio, chi ha prodotto reddito zero deve allegare l’attestato Isee di un parente che gli fornisce il sostegno per vivere. La mia famiglia, come quella di molti studenti napoletani, vive di lavori saltuari non certificabili perché ‘al nero’ e non ha parenti che le passano ‘gli alimenti’: questo è per l’Edisu un valido motivo di esclusione dalle graduatorie. Ma l’Edisu non dovrebbe tutelare chi è in difficoltà?”, l’amaro sfogo di Angela Cerbone, studentessa al primo anno della Specialistica in Giurisprudenza presso l’omonima Facoltà della Federico II, che, vincitrice della borsa negli anni passati, questa volta non è stata ammessa in graduatoria. “Abbiamo solo applicato la legge – spiega il dott. Pasquale Cappuccio, vicedirettore dell’Edisu Napoli 1 – per scovare chi imbroglia tra coloro che dichiarano reddito zero”. 
Insomma, a far infuriare i ragazzi le modalità concorsuali per l’attribuzione delle borse di studio (14mila le richieste pervenute) per l’anno accademico 2005/2006: nel caso specifico dei candidati che appartengono a nuclei familiari con “redditi pari a zero”, quest’anno l’Ente ha preteso, in conformità al Dlg 109/98, l’attestazione Isee dei redditi familiari integrata con quella di un parente che ha concorso al mantenimento di quella famiglia (ricordiamo che il requisito del reddito è richiesto solo al primo anno di corso, mentre nei successivi prevale quello di merito e, solo in caso di parità, fa fede il reddito). “La normativa – scrive Francesco Pasquino, direttore dell’Edisu Napoli 1, in una lettera indirizzata al quotidiano napoletano Il Mattino – mira a porre i candidati sullo stesso piano, in particolare quelli con ‘reddito pari a zero’ e gli studenti appartenenti a famiglia con ‘redditi provenienti da lavoro dipendente’, con quest’ultimi che protestano vibratamente quando si trovano scavalcati in graduatoria dai colleghi che autocertificano un reddito pari a zero”.
Secondo Cappuccio, quella dei ‘redditi zero’ è una questione che si trascina da anni, “addirittura da quando sono state istituite le borse di studio. Da tempo, dunque, cerchiamo di arginare il fenomeno di quanti tentano di frodare l’Ente dichiarando di non percepire alcun reddito annuo, il che non è facilmente credibile”. “In altre parole – prosegue il vicedirettore – è vero che lo scopo precipuo dell’Ente è quello di aiutare gli studenti bisognosi e di essere, al contempo, trasparente nella gestione delle sue attività, ma è altrettanto vero che i fondi non bastano a coprire tutte le richieste (lo scorso anno, su 8mila studenti dichiarati idonei, solo 5mila furono i beneficiari, ndr). Pertanto, la torta va divisa equamente, senza tuttavia penalizzare chi guadagna uno stipendio irrisorio”. 
Una lotta tra poveri, insomma. Un vaso di Pandora che scoppia quando “attraverso i collegamenti con l’Analisi tributaria, scopriamo gli imbrogli”, rivela Cappuccio. Resta l’ingiustizia per alcuni studenti. E Angela, la studentessa di Giurisprudenza, rappresenta un caso emblematico: “Mio padre è disoccupato, mia madre è casalinga ed io mi arrangio con tanti piccoli lavoretti al nero per guadagnare qualcosa. Nella mia identica situazione – commenta – ci sono centinaia di ragazzi. Si dovrebbe fare qualcosa contro questi assurdi espedienti introdotti per dare a chi ha già”. 
Il lavoro nero, ecco il punto. Un sommerso che, in un contesto come quello napoletano, spadroneggia sin troppo rispetto all’impiego regolare. “Come amministrazione pubblica non possiamo certo avallare una prassi contra legem. Piuttosto, ci vorrebbe maggiore informazione tra i contribuenti in maniera fiscale”. Di qui una dritta: “Esistono alcuni redditi non imponibili che gli studenti possono inserire nell’autocertificazione, ma i ragazzi o non lo sanno o volutamente lo ignorano. Al momento non ci sono altre soluzioni; è da auspicare solo una riforma fiscale che renda la materia più comprensibile a tutti gli italiani”. Nel frattempo, Angela e i colleghi hanno già inoltrato ricorso contro l’Ente.
Paola Mantovano 
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