Salute e benessere con l’attività motoria

Tra i pregi della nostra società c’è sicuramente quello di star assegnando una sempre maggiore importanza ai concetti di salute e benessere. Particolarmente richiesto, quindi, è l’operatore formato in questi campi e il cui focus sia l’attività motoria, declinata in varie modalità a seconda del settore e della fascia di utenza di riferimento. Alquanto nutrita è, infatti, la platea interessata al Corso Triennale di Scienze Motorie, erogato dalla Parthenope, e presentato dalle prof.sse Stefania Orrù, docente di Metodi e didattiche delle attività motorie, e Paola Briganti, docente di Organizzazione Aziendale. Qual è la settimana tipica di uno studente di Scienze Motorie? Lo racconta la prof.ssa Briganti: “È divisa in due momenti. Una prima parte in via Acton per le lezioni e una seconda al Cus, il Centro universitario sportivo di via Campegna, per le attività tecnico-pratiche. Al Cus imparerete a praticare gli sport, ma apprenderete anche come insegnarli”. Numero programmato a 540 posti, selezione tramite test d’accesso, il Corso è multidisciplinare: “Incontrerete docenti di area tecnica come me, di area economica come la prof.ssa Briganti, ma anche giuridica, biomedica, il panorama è ampio – prosegue la prof.ssa Orrù – Il professionista che si intende formare è un operatore della salute il cui fulcro sono le attività motorie sportive, ma che abbia anche competenze economiche, se volesse creare una propria impresa, e che sappia interagire con bambini, anziani o soggetti con difficoltà specifiche”. È, quindi, importante sottolineare che lo studente di Scienze Motorie “non è soltanto il ragazzo atletico, ma è chi ha un interesse per la cura della persona a 360 gradi, dall’alimentazione al benessere psicofisico”. Si nota subito che la platea di uditori è composta, almeno in parte, da giovani che hanno già affinità con il mondo dello sport. La prima a porre la sua domanda è una karateka, che intende approfondire e proseguire con il suo percorso. “Guardiamo le arti marziali anche in un’ottica valoriale perché si tratta di una branca dello sport che aiuta molto quando parliamo di inclusione sociale, prevenzione della devianza minorile e contenimento delle fragilità. Nel nostro Dipartimento c’è una grande sensibilità in merito a questi temi” (prof.ssa Briganti). “Il nostro Corso Triennale ha attivato, dall’anno scorso, una collaborazione con l’università di Ludong in Cina. Ragazzi cinesi vengono qui da noi per studiare soprattutto le materie economiche e nostri studenti vanno lì dove viene data grande importanza alle arti marziali. Si tratta di un’esperienza bella, ma anche piuttosto impegnativa” (prof.ssa Orrù). La studentessa fa sapere di essere abituata alle competizioni fuori dal suo Paese e di non sentirsi spaventata all’idea di affrontare tale prova. Un altro studente, non ancora diciottenne, si sta avviando alla carriera di allenatore di pallacanestro e spera di potenziare le sue opportunità professionali con una laurea. “Il nostro percorso è decisamente in linea con quello che stai già sperimentando. La laurea ti servirà per ampliare il bacino delle nozioni che potrai spendere all’interno della rete in cui ti stai inserendo, ma anche per un futuro avanzamento di carriera se vorrai diventare un dirigente. È giusto dare una base solida al percorso che hai già iniziato” (prof.ssa Briganti). Tra gli sport di riferimento più gettonati ci sono, naturalmente, il calcio per il comparto maschile e la danza per quello femminile. “Noi offriamo una preparazione a 360 gradi. La laurea non fornisce, però, il patentino per diventare allenatore di calcio, per questo ci sono i corsi specifici del Coni. Esistono anche dei Master che riguardano il calcio. Quanto alla danza, non rientra tra le discipline che fanno parte delle nostre attività tecnico-pratiche” (prof.ssa Orrù). Altrettanto ambito è il profilo del procuratore sportivo. “Dopo la Laurea Magistrale è possibile frequentare dei corsi del Coni. La nostra laurea, come base di partenza, va bene. Ma è un ruolo molto specifico che necessita di corsi di perfezionamento che fungano poi anche da ponte per l’ingresso nel mondo sportivo” (prof.ssa Briganti). Qualcuno chiede di approfondire gli sbocchi occupazionali, magari in qualche contesto più inaspettato. “Un nostro laureato ha fatto un’esperienza con Fabio Cannavaro come match analyst in Cina, è andato in Svizzera e adesso è presso la Fiorentina. In base ad una legge del 2015, poi, il direttore di un centro sportivo deve essere un laureato in Scienze Motorie. Potreste anche avere una carriera manageriale nel settore sportivo o affini, ad esempio, nel campo della produzione di abbigliamento sportivo o prodotti per il fitness” (prof.ssa Briganti). “Molti laureati aprono delle attività, diventando quindi imprenditori di se stessi. Faccio anche un altro esempio. Nel 2019, a Napoli, abbiamo avuto le Universiadi e alcuni dei nostri studenti hanno avuto un ruolo nella gestione degli atleti stranieri. Uno di questi ragazzi si è distinto così tanto che adesso è parte dell’organizzazione” (prof.ssa Orrù). Un laureato in Scienze Motorie può essere un fisioterapista? “Sono due figure diverse. Il fisioterapista lavora su un soggetto che ha subito un trauma e il suo lavoro termina quando il soggetto è stabilizzato. Il laureato in Scienze Motorie entra in gioco su un soggetto che in quel momento è già stabilizzato e non ha bisogno di cure specifiche e che, ad esempio, deve riavvicinarsi all’attività sportiva dopo un trauma. Dopo la Magistrale potete comunque iscrivervi a Fisioterapia o dedicarvi anche all’ambito della nutrizione per ampliare il vostro raggio di interesse” (prof.ssa Orrù). Sull’insegnamento: “Le cose cambiano talmente in fretta in questo ambito che quello che diciamo oggi potrebbe non valere più quando sarete laureati. Dovete avere una laurea completa e acquisire i 24 CFU, che nei nostri Corsi sono già inseriti, e poi superare il concorso. Nell’attesa del concorso, potete anche cominciare con le supplenze” (prof.ssa Orrù). Un ultimo consiglio: “Dovete essere imprenditori di voi stessi, creare dei network con altri professionisti in modo da accumulare occasioni. Che ci sono, ce ne sono tante perché sul territorio c’è una grossa domanda o, comunque, un fabbisogno latente di movimento seguito da professionisti” (prof.ssa Briganti).

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