Seminari, viaggi studio e missioni all’estero per chi sceglie di studiare l’Oriente

Entrare a Palazzo Corigliano è come intrufolarsi in un labirinto di storia e di cultura: giovani appassionati di lingue esotiche o aspiranti archeologi che percorrono quei corridoi un tempo teatro delle vicende di nobili napoletani.
Oggi, quello stesso edificio cinquecentesco, con i suoi affreschi e i suoi marmi, diventa ponte verso le altre culture: sede dei Dipartimenti di studi Asiatici o di Beni Archeologici, è diventato luogo di ritrovo e di studio per i tanti giovani iscritti dell’Orientale che si vogliono avvicinare alle culture più lontane per tempo o posizione geografica.
E la Facoltà di Lettere non manca di soddisfare i bisogni di conoscenza e di avventura di questi giovani studiosi, offrendo loro un vasto programma di ‘altre attività’ per integrare il loro curriculum con crediti aggiuntivi.
Grazie al numero contenuto di iscrizioni e al buon rapporto tra studenti e docenti si riesce a tenere un’alta qualità di insegnamento ed è possibile offrire a tutti l’opportunità di partecipare a seminari, visite guidate o addirittura viaggi d’istruzione. ‘Lavori in corso’, ad esempio, è il ciclo di seminari che viene organizzato dai professori Amneris Roselli e Antonio Rollo, rivolto agli studenti del Corso di Laurea in Lettere e della Laurea Magistrale in Studi Classici. Gli incontri sono tenuti ogni mercoledì dai docenti che afferiscono ai settori scientifico disciplinari del Greco, Latino e Filologia bizantina, nonché da docenti di altre università, i quali presenteranno i loro lavori di ricerca agli studenti per aprire un dibattito sul tema proposto. “Sono diversi gli studenti che partecipano ai seminari- spiega la prof.ssa Roselli- ed è forte l’interesse dei ragazzi per queste attività aggiuntive. Ci sono molte adesioni anche per visite guidate che vengono organizzate nei musei cittadini e campani”. In programma anche una missione in Grecia, alla scoperta della area bizantina, destinato ad un numero massimo di 25 studenti.
Tante, inoltre, le richieste per i viaggi in Cina ed in Giappone organizzati dal prof. Salvatore Diglio. “Partiremo a marzo per il Giappone- spiega il professore- ed è bastata una sola settimana per raggiungere il numero massimo di 17 partecipanti per questo viaggio”. Nonostante i costi -1700 euro per la Cina, 1900 per il Giappone- sono tanti i ragazzi che partecipano con entusiasmo a questa avventura durante la quale potranno visitare le università e i luoghi di cultura stranieri.
Per gli studenti del corso di laurea in Filosofia e Comunicazione sono, invece, partiti diversi laboratori su temi che spaziano dal teatro alla magia nel Medioevo, dal giornalismo alla bioetica. “Sono tutte attività molto interessanti- racconta Arcangelo, studente iscritto al terzo anno- perché offrono la possibilità di approfondire un tema che ti sta a cuore ed in più è possibile acquisire dei crediti”. “Non ho mai partecipato ad un viaggio organizzato dall’università – spiega Salvatore, studente della Facoltà di Lettere- però seguo con interesse alle diverse iniziative che vengono proposte. Per il mio percorso di studi -i beni culturali- è importante approfondire le lezioni in aula con dibattiti o seminari”.
L’Orientale, dunque, per molti studenti è solo il punto di partenza per sviluppare i propri interessi e le proprie passioni. “Ad aprile dovrei laurearmi -racconta Stefania, studentessa di cinese e tibetano- L’università mi ha preparato, attraverso una formazione di base, a poter accogliere una cultura altra. Ho scelto il cinese solo per curiosità. Adesso che l’ho scoperto, ho deciso che a settembre partirò per la Cina in modo da conoscere da vicino questo mondo così affascinante”.
E se la passione è l’ingrediente fondamentale per chi sceglie questo tipo di studi, importante è però disporre anche di validi supporti didattici. “Studio giapponese e inglese- spiega Tiziana, laureanda- Per me è stato fondamentale avere ottimi professori. Le maggiori difficoltà si incontrano nello studio degli ideogrammi perché, naturalmente, se non conosci quelli non puoi andare avanti nella conoscenza della lingua”.
L’apporto dei lettori madrelingua per queste lingue è indispensabile. Purtroppo non tutti gli studenti possono usufruirne. E’ il caso degli studenti di Hindi che si trovano con due docenti ma senza un lettore. “A seguire il corso- spiega il prof. Umberto Nardella, docente di Prosa e letteratura urdu e hindi-sono una decina di studenti. Questo ci permette di lavorare molto bene. Con un numero ristretto di studenti, infatti, si possono svolgere direttamente in aula le attività seminariali. Il nostro problema è non avere un lettore. Un’assenza dovuta a questioni economiche. Anche se il mio collega, il professor Shyam Pandey, è madrelingua certo non può sostituire un lettore perchè i loro compiti sono diversi”. 
Gli studenti, ovviamente, riscontrano maggiori difficoltà proprio nelle materie con i corsi più affollati e quindi quando c’è un rapporto meno diretto con il corpo docente. “Noi studiamo cinese e indonesiano- spiegano Manuela e Giovanna, iscritte a Lingue e culture dell’Asia e dell’Africa- Sicuramente incontriamo maggiori difficoltà con il cinese. A seguire siamo circa 150 ed è impossibile fare esercitazioni. Al contrario, ad Indonesiano siamo una ventina e questo ci consente di svolgere quasi delle lezioni individuali”.
Di grande interesse anche il settore dei beni archeologici dell’area orientale. I professori Alessandro De Maigret, Giovanni Verardi e Bruno Genito che quest’anno ripropongono agli studenti diverse missioni di scavo, della durata di venti giorni, nei paesi asiatici: dall’Iran, al Nepal allo Yemen. “Io, che insegno anche alla Sapienza, ho più iscritti a Napoli che a Roma”, afferma la prof.ssa Maria Vittoria Fontana, docente di Antichità islamiche. Sono un’ottantina gli studenti che seguono il corso, il primo dell’area archeologia de L’Orientale nato negli anni ‘60. “Anche se personalmente sono otto anni che non organizzo scavi in Asia- spiega la docente- fra i colleghi dell’area orientale c’è molta interazione. I miei studenti, inoltre, possono partecipare a due laboratori che organizzo a Napoli ed a Roma”. Un primo laboratorio di dieci ore, infatti, si tiene all’Orientale dove è presente una grande raccolta di ceramica islamica. Il secondo laboratorio di 80 ore si tiene all’Isiao (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente) di Roma dove sono presenti materiali provenienti da diversi territori islamici. “Questi laboratori consentono agli studenti -aggiunge Fontana- di capire come si procede sul patrimonio archeologico post scavo”. Passione, amore per la scoperta ma anche capacità di affrontare situazioni difficili: le caratteristiche necessarie a chi affronta questi studi.  Martina, dottoranda che ha partecipato con l’Isiao a diverse missioni di scavo, racconta: “sono stata in Iran, in Afganistan e in Oman. In Afganistan ho avuto problemi a causa della guerra, alcune volte non ci hanno fatto raggiungere il nostro sito archeologico. In Iran, invece, c’è un forte interesse per l’antichità e abbiamo lavorato senza problemi”.
Se è facile incontrare gli studenti de L’Orientale in giro per il mondo, altrettanto probabile è incrociare nelle aule di palazzo Corigliano ospiti  stranieri. E’ il caso di Takejuky Tabunaka, giapponese di Osaka “studio lingua e letteratura giapponese – racconta -. Dopo due anni a Firenze, ho deciso di venire qui all’Orientale. Mi trovo bene ma ho alcuni problemi a seguire le lezioni perché non capisco molto bene l’italiano”.
Valentina Orellana
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