Si rinnova il Senato Accademico del Federico II

Venticinque nuovi membri per il Senato Accademico della Federico II, eletti a fine ottobre tra direttori di dipartimento, professori ordinari, associati, ricercatori e personale tecnico-amministrativo d’Ateneo, in carica per i prossimi tre anni. Delle 25 poltrone, solamente sei sono appannaggio delle donne; di queste, ben tre arrivano dalla Facoltà di Lettere. A votare di più, il Polo delle Scienze umane e sociali (il 91,6% degli aventi diritto); fermo al 36,2% il quorum del personale tecnico-amministrativo, sebbene resti il più alto mai registrato per questa categoria. 
Valutazione dei Corsi di Laurea, sviluppo dei dipartimenti e della ricerca, maggiore peso della rappresentanza amministrativa e dei ricercatori negli organi d’Ateneo, le priorità che il Senato dovrà affrontare nel prossimo triennio 2005/2008 secondo il parere di alcuni intervistati. 
Tra i direttori, Massimo Chiariello, alla guida del Dipartimento di Medicina clinica, scienze cardiovascolari e immunologiche, parla di risultati equilibrati: “Tutti gli eletti sono persone in grado di collaborare allo sviluppo del nostro Ateneo”. Secondo Chiariello, che è docente di Cardiologia alla Facoltà di Medicina ed è alla sua prima esperienza nell’organo di indirizzo fridericiano, “in Senato bisogna continuare i programmi già impostati dal rettore Trombetti. Per il futuro, poiché la riforma Berlinguer ha introdotto un criterio di assegnazione dei fondi all’università che si basa sui parametri della qualità dei prodotti e della ricerca, il ruolo di quest’organo sarà quello sia di indirizzare i dipartimenti al miglioramento della qualità dell’insegnamento, sia di promuovere ulteriormente la ricerca scientifica”. 
61 anni, bolognese di nascita ma napoletano d’adozione, al suo primo mandato in Senato Accademico, il prof. Stefano Ecchia, direttore del Dipartimento di Economia aziendale e ordinario di Economia degli intermediari finanziari alla Facoltà di Economia, si ritiene “molto gratificato dell’ampio consenso ricevuto dai colleghi del Polo delle Scienze umane e sociali”. In qualità di direttore di dipartimento, “vorrei ‘giocare d’anticipo’ e, in maniera collettiva, analizzare con i colleghi i problemi per poi cercare le possibili soluzioni”. Tra le questioni da risolvere, le risorse umane, carenti in termini numerici sia sul versante del personale docente che su quello tecnico-amministrativo, e il finanziamento della ricerca. “In entrambi i casi – afferma il direttore – le Facoltà e i dipartimenti del mio Polo sono fortemente penalizzati rispetto agli altri, che pure non navigano nell’abbondanza. Se poi non c’è più la spinta culturale degli studi umanistici, anche la cultura strettamente scientifica si inaridisce, il tutto a danno della competitività del  nostro Paese”. Per ciò che concerne l’Ateneo nel suo complesso, “per mantenere alta la nostra tradizione, bisognerebbe continuare a spingere sulla strada ell’internazionalizzazione”. 
Miano, il prof.
più votato
Con 143 preferenze, il prof. Giovanni Miano, ordinario di Elettrotecnica a Ingegneria, è stato il docente più votato al Senato Accademico. “Una bella sorpresa, dato che avevo come obiettivo quello di arrivare tra i primi sette”, commenta entusiasta. Merito, dice, del suo programma che punta a valorizzare le scuole di dottorato d’Ateneo. “Da circa tre anni – riferisce Miano – la Federico II ha istituito, in via sperimentale, le scuole di dottorato per garantire al meglio la formazione di terzo livello. Al momento ne esistono 26 e coprono un po’ tutte le aree didattiche; insomma, una realtà composita che ha bisogno di un comune denominatore per meglio risaltare all’esterno”. Per il docente, che è coordinatore del dottorato in Ingegneria Elettrica e della scuola di dottorato in Ingegneria Industriale, “solo con un intervento mirato del Senato Accademico potremo essere competitivi a livello nazionale e internazionale e potenziare così la nostra ricerca”. 
Qualche ombra sul regolamento elettorale del Senato, che si basa sul duplice vincolo del rispetto di tutte le aree d’insegnamento e della doppia fascia di rappresentanza degli ordinari e degli associati. “Il punto è che il meccanismo, per quanto sia giusto, è al contempo abbastanza complesso – dichiara Lucio Parlato, associato di Matematica a Scienze Biotecnologiche -. Spiace per chi non ce l’ha fatta, soprattutto quando il candidato ha conquistato molti voti. Queste elezioni, comunque, confermano il rinnovamento nella continuità, dal momento che è stata rieletta la maggior parte dei candidati che si è ripresentata (tra cui lo stesso Parlato, ndr)”. Quanto ai programmi, “proveremo a continuare sulla falsa riga dello scorso mandato e, in nome di un maggior snellimento delle procedure, cercheremo di smistare ai Poli parte del lavoro”. Sul versante didattico, “stiamo per completare l’iter del primo ciclo del 3+2: è giunta l’ora di tirare le somme e valutare quanto prodotto sino ad ora, con la speranza che dall’alto non arrivino ulteriori cambiamenti”.
Da Lettere, tre
delle sei elette
Delle sei donne elette in Senato, tre provengono dalla Facoltà di Lettere. Un motivo di gioia per la prof.ssa Adriana Pignani, associato di Filologia bizantina, che invece promuove a pieni voti il sistema elettorale del Senato: “È un meccanismo che garantisce la copertura di tutte le aree didattiche, cosa che ci rassicura abbastanza”. Un passato da segretario del Consiglio di Facoltà di Lettere, per la prima volta sederà ora in Senato Accademico: “L’esperienza del segretariato mi ha fatto capire che il rapporto informativo tra Senato e Consiglio è fondamentale e deve quindi diventare più intenso, proseguendo sulla base di linee programmatiche ben precise”.
Più compatto il fronte dei ricercatori, duramente colpito dalla recente approvazione del decreto sulla docenza. Della categoria, Luigi Sivero è stato il candidato più votato (143 il suo bottino di preferenze). 51 anni, docente di Chirurgia generale a Medicina, asserisce: “Un risultato eccezionale, anche se il numero dei ricercatori nella mia Facoltà è decisamente più alto rispetto alle altre”. Un’attestazione di stima, in ogni caso, “per chi da anni si occupa dei problemi della categoria. Sono, infatti, rappresentante in Consiglio di Facoltà e membro della commissione per i rapporti tra Facoltà e Policlinico”. Il futuro dei ricercatori alla luce della legge di riforma Moratti e il ruolo della rappresentanza nelle Facoltà, i punti programmatici che il docente porterà in Senato. 
Più ricercatori
nei C.diF.
Primo mandato per Mario Varcamonti, ricercatore di Scienze, 114 preferenze, il secondo più votato della sua categoria. Il suo commento: “Quest’anno sono rimasto molto colpito dalla massiccia presenza di candidati, addirittura dieci i ricercatori nel manifesto elettorale, a differenza del passato, allorché bisognava quasi convincere i colleghi a presentarsi”. Una maggiore partecipazione probabilmente dovuta, secondo Varcamonti, al clima rovente legato all’applicazione della riforma. “Peccato, però, che non ci sia stato un’equivalente presenza di colleghi alle urne; il quorum, infatti, resta nelle medie del passato”. D’accordo con gli altri colleghi, in Senato Varcamonti si batterà per l’incremento della rappresentanza dei ricercatori nei Consigli di Facoltà, “visto che al Federico II, a differenza degli altri Atenei italiani, siamo fermi al 15%”. Tra gli altri obiettivi, l’attuazione dell’attività di valutazione didattica e di ricerca, “purché avvenga con un criterio oggettivo”, e la rivisitazione del budget delle supplenze, “che, uguale da anni, necessita di essere adeguato in base al numero delle iscrizioni degli studenti e alla variazione nel numero dei docenti”. 
Ulderico Dardano, matematico, ricercatore a Scienze, si accomoderà in Senato per la seconda volta: “Ci aspettavamo questi risultati. Sono stati premiati i due colleghi che si sono ricandidati (oltre lui, Franco Quaranta, ndr) e coloro che si sono particolarmente distinti in campagna elettorale”. Una programmazione per la gestione del budget in vista dei futuri pensionamenti, tra le priorità che, secondo il ricercatore, il Senato Accademico dovrà affrontare. Accanto, un suo pallino: “Bisogna sostenere gli scambi internazionali e, soprattutto, adottare nuovi criteri per consentire la partecipazione degli studenti triennali all’Erasmus, visto che l’ingresso della riforma ha prodotto un calo generale nella mobilità all’estero”. 
Segretario regionale della Cisl Università, già senatore accademico, Carlo Melissa, impiegato all’Ufficio protocollo e servizi generali di Monte Sant’Angelo, è l’eletto per la categoria del personale tecnico-amministrativo. 1.435 i voti conquistati, un centinaio in più rispetto alla passata tornata elettorale, un risultato che “mi inorgoglisce e mi sprona a lavorare di più”. Una vittoria segnata dai grandi numeri, “sebbene i sindacati confederali abbiano sostenuto l’astensione, il che – sottolinea Melissa – è cosa triste per un Paese democratico”. Per nulla preoccupato di essere l’unico esponente di categoria a sedere in Senato, Melissa sottolinea: “Il Rettore sa bene che il personale tecnico-amministrativo occupa un ruolo rilevante nella gestione della Federico II. Come dire, siamo un po’ il braccio dell’Ateneo”. Quanto ai programmi, “mi batterò affinché i colleghi partecipino a quelle commissioni d’Ateneo in linea con le loro competenze, come giusto riconoscimento a chi da anni opera con serietà in questa struttura”.
Paola Mantovano
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