Sociologia e calcio, parte il ciclo di seminari Kickoff

Un qualunque lunedì mattina in un ufficio, una palestra, una scuola, su un mezzo pubblico: le discussioni sul calcio, sui risultati della squadra del cuore, sulle decisioni contestate di un arbitro, sulla classifica e sulle prestazioni di un determinato calciatore impegnano molti tra i presenti, assorbendoli totalmente. Ci si dimentica di affanni, impegni, problemi, altre occupazioni. Nel resto della settimana e fino alla domenica, poi, di pallone si discute moltissimo, ad ogni ora, in televisione. Sul calcio si litiga e si scommette, sette giorni su sette. Non trascorre giorno senza che sia trasmessa una partita ed esistono ormai perfino canali interamente dedicati a seguire ogni battito di ciglia ed ogni sospiro del campione di turno.
Sono partiti da questa considerazione empirica Luca Bifulco e Francesco Pirone, entrambi docenti a Sociologia, per intraprendere i propri studi e le proprie analisi sul mondo del pallone, osservato ed analizzato da molteplici punti di vista: la passione, il tifo organizzato e gli ultras, i fondamentali risvolti economici, il rapporto tra calcio e potere, la violenza, le relazioni di genere e le disuguaglianze.
Lo scorso anno, per la prima volta, hanno proposto anche agli studenti una riflessione, con gli strumenti e gli attrezzi della sociologia, sul mondo del calcio. Ne sono venuti fuori un seminario ed alcuni lavori preparati dagli studenti alla fine del corso. Quest’anno l’iniziativa si ripete e si apre ad un maggior numero di persone, anche in considerazione del notevole interesse suscitato dalla prima edizione. Il seminario si chiama Kickoff. Possono partecipare sessanta studenti dei Corsi di Laurea Triennali in Sociologia ed in Culture Digitali e della Comunicazione (ci si iscrive indirizzando una mail con nome, cognome e numero di matricola, entro il 15 marzo, all’indirizzo kicckoff.seminario@gmail.com, con allegato il certificato degli esami superati. L’ordine di ammissione è stabilito in base al numero di crediti formativi acquisiti alla data del primo marzo). Il seminario prevede sette incontri da tre ore ciascuno di didattica frontale con frequenza obbligatoria nel periodo marzo–giugno. Si comincia il 20 marzo. Alla fine gli studenti dovranno preparare un project work di gruppo. Il corso frutterà loro tre crediti formativi.
“Da qualche anno – dice il professore Pirone, che ha 36 anni ed è napoletano – il collega Bifulco ed io abbiamo intrapreso un filone di ricerca dedicato alla sociologia dello sport, in particolare al calcio. Tema esplorato, finora, soprattutto in studi che sono stati realizzati al di fuori dell’Italia. Abbiamo per questo avviato un percorso didattico che si inserisce sulla scia del nostro filone di ricerca. Si avvale, quest’ultimo, di osservazioni sul campo, di inchieste e di una collaborazione avviata con l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, una struttura che fa riferimento al Ministero degli Interni. Parte importante dei seminari che inizieranno a breve sarà la presenza di persone interne al mondo del calcio. Giornalisti sportivi piuttosto noti, per esempio, e le calciatrici del Dream Team, una squadra femminile di Scampia”. 
Osservato con gli occhi di un sociologo, che è anche appassionato tifoso del Napoli, il mondo del calcio è un prisma dalle molteplici sfaccettature. “Si parla spesso ed a ragione – dice il prof. Pirone – della questione della violenza, delle degenerazioni del tifo ultras. È un aspetto, ma certo non esaurisce un tema molto affascinante ed interessante”. Un altro tema, per esempio, sul quale il docente ha approfondito in particolare le riflessioni, verte sull’economia che gravita intorno al mondo del calcio. Altra possibile prospettiva di indagine è quella dei rapporti tra politica e curve. “Tema interessante quest’ultimo – sottolinea Pirone – ma da affrontare con cognizione di causa. Bisogna essere prudenti e precisi. Va differenziata la situazione di quelle curve nelle quali operano direttamente esponenti di gruppi dell’ultradestra (per esempio il settore laziale) o dell’ultrasinistra (caso classico gli ultras del Livorno) dalle curve nelle quali compiano genericamente simboli di natura politica, per esempio le celtiche, ma non operano personaggi di riferimento di gruppi politici”. Allo Stadio San Paolo, attualmente la situazione parrebbe essere questa. A Napoli piuttosto, specialmente in curva A, è evidente la presenza di gruppi cui afferiscono anche personaggi i quali, al di fuori dello stadio, vivono di traffici ed attività illecite, per esempio il piccolo spaccio. Si è parlato anche di infiltrazioni della camorra in alcuni gruppi organizzati e fece scalpore, anni fa, il caso delle Teste matte, gli ultras che nel nome richiamavano la sigla di uno dei gruppi malavitosi all’epoca imperanti nella zona dei Quartieri Spagnoli. “Frequentano le curve però – avverte il prof. Pirone – anche esponenti della borghesia, professionisti, studenti, tranquilli padri di famiglia estranei ai gruppi organizzati. Lo stadio è, insomma, uno spaccato della città”.
Bifulco, anch’egli napoletano, trentotto anni, è tra l’altro coautore di una ricerca sul mito di Maradona e su ciò che esso rappresenta a Napoli ed a livello globale. “Nella nostra città – dice – El Pibe de Oro è tuttora, anche per i ragazzi che non lo hanno mai visto giocare al San Paolo, un simbolo di appartenenza e di orgoglio individuale e collettivo. Un veicolo di riscatto. Nel mondo è anche, a torto od a ragione interessa poco, il portavoce di un tipo di calcio che si oppone alle gerarchie ed ai poteri”.
Fabrizio Geremicca
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