Intervista al Presidente dell’Adisurc Emilio Di Marzio. A luglio due residenze universitarie in riva al mare per 262 studenti

“Saranno le residenze universitarie più belle in Italia”. Emilio Di Marzio, avvocato e Presidente dell’Azienda per il diritto allo studio della Regione Campania (Adisurc), annuncia così l’imminente apertura di due nuove residenze universitarie a Napoli per 262 posti complessivi, che dovrebbe avvenire entro luglio. Una “è nell’ex centro di formazione del personale ferroviario a Pietrarsa. Vista sul mare, è in un posto ricco di storia”, l’altra “è in piazzetta Bagnoli, nell’ex hotel Antiche Terme Tricarico”.

L’operazione è stata finanziata attingendo ad una piccola parte dello stanziamento di un miliardo e mezzo per le residenze universitarie che è stato garantito in Italia da 4 misure: “Ci sono stati i decreti del Ministero dell’Università numero 1046 e 1056 del 2022, il decreto ministeriale 481 del 2024 e, come coda a quest’ultimo, il bando della Cassa Depositi e Prestiti”. Gran parte dei soldi (un miliardo e 200 mila euro) proviene in particolare dal decreto ministeriale del 2024. Il 91% dei richiedenti per accedere a queste risorse sono privati. Un dato che ha suscitato non poche perplessità, anche in considerazione della circostanza che la maggior parte dei posti letto ricavati con tali finanziamenti pubblici sono stati finora offerti a prezzi fino a 500 o 600 euro per stanza.

Di Marzio offre su quanto avvenuto una chiave di lettura. “I bandi – tutti su fondi Pnrr e nazionali – davano contributi in conto gestione e imponevano come vincolo che le residenze avrebbero dovuto aprire entro giugno, con successiva proroga a luglio, del 2026. È stata una scelta operata dal decisore politico e come tale può essere criticata, ma questa è stata la direzione che si è data all’operazione. In questa cornice era naturale che si mobilitassero soprattutto privati, imprenditori già in possesso di immobili e che nell’assegnazione dei lavori avrebbero potuto garantire procedure più rapide e snelle rispetto a quelle che sono tenuti a rispettare i soggetti pubblici. Ecco perché il 91% dei richiedenti sono privati.

I quali devono peraltro rispettare alcuni vincoli: la destinazione universitaria degli alloggi va mantenuta per almeno 12 anni, con eccezione di luglio e agosto, e poi il 30 per cento dei posti alloggio va riservato ai capaci e meritevoli, insomma ai vincitori di posti alloggio dei bandi delle Aziende per il diritto allo studio. Per i primi tre anni questa quota di utenti avrà diritto a soggiornare al prezzo della nostra borsa. Dal quarto al dodicesimo anno resta il vincolo del 30% dei posti alloggio per i vincitori di bando degli enti per il diritto allo studio, ma gli studenti in questione pagheranno la tariffa del mercato con uno sconto del 25%”.

Al netto del 30% dei posti alloggio destinati ai capaci e meritevoli, dunque, gli studentati privati che hanno aperto già o si accingono a farlo potranno affittare agli studenti le stanze con tariffe da libero mercato e, dopo 12 anni, potranno trasformare le strutture nate per gli universitari in residenze per turisti.

Commenta Di Marzio: “Non entro nel merito della scelta di fondo. Voglio però sottolineare che considero un grande risultato che Adisurc abbia ottenuto il finanziamento di due residenze in un quadro normativo e di bandi che certamente, per come strutturati, favorivano la partecipazione dei privati e non degli enti pubblici.

Un ottimo risultato che attribuisco anche al fatto che l’Adisurc ha un Consiglio di Amministrazione di professori universitari di alto livello, dove siedono anche studenti collaborativi e intelligenti. Ha inoltre un direttore generale – Paolo Vicini che è bolognese ed è stato già ai vertici dei Servizi per il diritto allo studio in Toscana e in Emilia – il quale mi sta dando un contributo essenziale ad uscire dalle sabbie mobili nelle quali alcuni anni fa era l’Azienda per il diritto allo studio universitario”.

“Abbiamo candidato 8 progetti, 6 sono stati finanziati”

Fa un passo indietro. “Sono diventato Presidente dell’Adisurc nel 2021 e all’epoca si chiudevano e non si aprivano le residenze. Un fatto grave, perché la Campania aveva in Italia la più bassa percentuale di alloggi rispetto alla popolazione universitaria. Era il 5% a fronte del 15% nazionale.

Non si partecipava neppure ai bandi per il finanziamento delle residenze previsti dalla legge 338. Ci siamo finalmente candidati e abbiamo concorso al quinto, in una cornice politica favorevole. Abbiamo messo insieme gli Atenei campani, l’Adisurc e candidato otto progetti. Uno direttamente come Adisu ed è quello relativo alla ristrutturazione e all’ammodernamento della residenza De Amicis (nella zona ospedaliera), con 112 posti. Per le altre 7 candidature Adisurc ha concorso in collaborazione con le Università perché questo garantiva premialità nell’attribuzione dei punteggi.

Sei progetti su 8 sono stati finanziati: la residenza San Vittorino – Zoppoli, per l’Ateneo del Sannio, da 65 posti; la Medici della Federico II, che ha sede a Portici, da 62 posti; a Caserta la ex caserma Barducci per la Vanvitelli, dove saranno ricavati 112 posti; a Napoli per la Federico II 50 posti nell’immobile di proprietà del fondo edifici di culto adiacente al chiostro di Santa Chiara – che la Regione ha convenzionato e candidato – e 100 nell’ex Ostello della Gioventù a Mergellina”. È già operativa la residenza di Aversa, “piccola ma bellissima”, un ex convento ormai nell’elenco del FAI, “che abbiamo aperto dopo dieci anni di blocco lavori”, con vecchi fondi.

Il punto sui cantieri: “La residenza San Vittorino-Zoppoli è ultimata. Tutte le altre saranno in funzione tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. In quello stesso periodo termineranno anche i lavori di recupero della residenza Paolella, a Fuorigrotta, che era chiusa per problemi di statica e vulnerabilità”.

A Napoli attualmente sono disponibili 802 posti letto su 1470 in Campania. “Entro il 2027 avremo 1008 posti alloggio solo nostri, ai quali si aggiungeranno quelli dei privati che hanno concorso ai finanziamenti ai quali facevo prima riferimento. Scopriremo quanti saranno quando verranno da noi per il convenzionamento in relazione al 30% degli alloggi da destinare ai capaci e meritevoli. C’è chi lo ha già fatto, perché ha già aperto, come il Campus X in via Galileo Ferraris, e chi lo dovrà fare a breve, prima dell’apertura”.

Nel 2022, ricorda Di Marzio, “l’Italia aveva 45mila posti alloggio per studenti. La Germania ne aveva 170mila. L’obiettivo è che, grazie ai finanziamenti che sono arrivati, si arrivi in Italia almeno a 120-130 mila”.

Borse di studio “c’è un tema di sostenibilità”

Il diritto allo studio negli ultimi anni ha dunque attirato notevoli risorse. “Tra fondi per le residenze e borse di studio e tra finanziamenti ministeriali e regionali abbiamo avuto in Italia una disponibilità di 3 miliardi di euro negli ultimi anni”. C’è stata una impennata nell’aggiudicazione delle borse di studio. “Nel 2021 – sottolinea Di Marzio – la somma erogata fu di 308 milioni in Italia. Nel 2025/2026 siamo a 708 milioni”.

Cosa è accaduto? “Il decreto 1320 del 2021 ha innalzato le soglie Isee entro le quali si può accedere ai benefici e contemporaneamente l’ammontare del contributo è cresciuto del 17 per cento per i fuorisede, del 26 per cento per i pendolari e del 25 per cento per quelli in sede”. La buona notizia cela però una insidia perché “c’è un tema di sostenibilità e si rischia di tornare ai tempi nei quali c’erano gli idonei non beneficiari per mancanza di soldi. È un tema sul quale tutte le aziende per il diritto allo studio cercheranno una interlocuzione con il decisore politico”.

Proprio Di Marzio è attualmente il Presidente dell’ANDISU, che è l’Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario. “Sono stato eletto all’unanimità il 3 aprile – informa – ma da febbraio 2025 ero già presidente pro tempore e l’anno sorso ero stato eletto anche Vice Presidente di ECSTA (European Council For Student Affairs), l’organizzazione che coordina e rappresenta le diverse realtà dei servizi studenteschi di tutti i paesi europei, inclusa la Turchia”.

L’ANDISU raggruppa gli enti per il diritto allo studio che hanno lo scopo di garantire l’attuazione del principio costituzionale secondo il quale i capaci e i meritevoli, ancorché privi di mezzi, devono essere messi in condizione di studiare. Prosegue: “Io mi sono candidato perché la presidenza di ANDISU permette un salto di qualità nell’interlocuzione istituzionale e favorisce lo scambio di buone pratiche sul diritto allo studio”. Precisa: “In Italia gli enti per il diritto allo studio sono 44, circa il doppio delle regioni, perché in alcuni casi afferiscono a singoli atenei oppure sono su base provinciale. Tendenzialmente, peraltro, si va verso il modello unico regionale, quello che in Campania abbiamo adottato da alcuni anni”.

Linee guida per le mense

L’ANDISU ha un esecutivo nazionale e un’assemblea che si riunisce due volte all’anno. “Da quando sono stato eletto – dice Di Marzio – abbiamo definito un protocollo con la Guardia di Finanza affinché ci siano verifiche e controlli capillari relativamente ai beneficiari delle borse di studio.

Abbiamo inoltre elaborato le linee guida per la ristorazione sostenibile nelle mense studentesche e per questo sono stato premiato da ‘Food Insider’, una rivista che si occupa di sostenibilità delle mense scolastiche e universitarie. Abbiamo elaborato un documento che fornisce agli enti le linee guida. Per esempio va evitato il massimo ribasso nelle gare di appalto, bisogna privilegiare la cucina mediterranea e vanno proposti cibi preferibilmente non processati. Bisogna poi sprecare il meno possibile e riciclare tutto ciò che si può”.
Fabrizio Geremicca

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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 8

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