Con la sessione estiva ormai alle porte, abbiamo fatto il punto sull’andamento dei corsi annuali di Giurisprudenza insieme a tre docenti: il prof. Francesco Rossi per Diritto Privato e i professori Fulvio Pastore e Alberto Lucarelli per Diritto Costituzionale. Ne emerge un quadro complessivamente positivo, attraversato però da alcune criticità organizzative e, soprattutto, accompagnato da indicazioni molto concrete su come affrontare al meglio gli esami. Innanzitutto, il giudizio generale è condiviso: i corsi hanno funzionato, gli studenti hanno risposto, e risposto bene, ma la struttura annuale continua a presentare limiti evidenti.
Per il prof. Rossi, “l’andamento generale del corso quest’anno è stato molto soddisfacente”, soprattutto nella prima parte: “nei mesi da ottobre a dicembre l’aula era gremita, c’è stata una partecipazione davvero notevole”. Poi però qualcosa si è incrinato: “la sospensione dell’attività didattica da dicembre fino al 2 marzo ha fatto inevitabilmente diminuire la presenza in aula”.
Anche il prof. Pastore parla di un corso “molto positivo, tanto che siamo riusciti a svolgere quasi per intero il programma, mi ha sorpreso la partecipazione attiva degli studenti”. Un elemento significativo, considerando che si tratta di matricole: “non era scontato che gli interventi fossero così utili e stimolanti”. Il valore aggiunto, per lui, è stato “il metodo dialogico, sempre critico e dialettico”.
Sulla stessa linea il prof. Lucarelli, che definisce l’andamento “complessivamente positivo sotto il profilo dei contenuti e degli stimoli dei ragazzi”, apprezzando in particolare “il tentativo di collegare gli istituti teorici alla realtà concreta”.
Eppure, tutti e tre i docenti convergono su una criticità: la discontinuità. Pastore parla di una sospensione “troppo dispersiva”, mentre Lucarelli sottolinea come “le interruzioni prolungate rendono difficile mantenere una reale continuità didattica”, rischiando di compromettere “un percorso di apprendimento progressivo e coerente”.
Anche Rossi auspica “una riorganizzazione”, evidenziando come nel secondo semestre gli studenti siano spesso “distratti da prove intercorso di altre materie”.
Esami in vista: il decalogo dei professori
Dalle parole dei tre docenti emerge una vera e propria guida pratica per affrontare gli esami: consigli, indicazioni di metodo che, se seguite con costanza, possono fare la differenza per un esame brillante.
- Non studiare a memoria
“C’è un luogo comune falso quanto deleterio”, avverte Pastore: pensare che il diritto sia solo memoria. “Nulla di più sbagliato”. Anche Lucarelli insiste: evitare “uno studio puramente mnemonico”. - Costruire un metodo critico
Lo studio deve essere “critico e dialettico”, secondo Pastore e capace di mostrare “l’evoluzione e le tensioni applicative” degli istituti, sottolinea Lucarelli. “Preferisco chi ragiona con la sua testa ed esprime un’opinione originale anche se non la condivido, piuttosto che sentirmi ripetere pedissequamente le opinioni riportate nel manuale”, ribadisce Pastore. - Collegare gli argomenti
“Nel Diritto Costituzionale ogni tema si collega strettamente a tutti gli altri”, ricorda Pastore. Serve quindi una “visione logico-sistematica”. - Studiare con il Codice alla mano
Per Rossi è imprescindibile: “devono studiare sempre codice alla mano”, usando il manuale come supporto allo studio ma non come unica fonte. - Non ridursi all’ultimo momento
I dubbi vanno chiariti “nel corso dei mesi, quindi nel corso della preparazione dell’esame e non la settimana prima”, suggerisce fortemente Rossi. - Frequentare e porre domande
Andare a ricevimento e confrontarsi con i docenti aiuta anche a capire “se stanno studiando bene o se sono indietro”, ricorda Rossi, che ribadisce l’importanza del continuo confronto e del seguire attivamente le lezioni. - Ripetere, ripetere, ripetere
Le materie annuali “andrebbero ripetute il più possibile”, consiglia ancora Rossi, per consolidare davvero la preparazione, e quindi suggerisce di sostenere gli esami più impegnativi dal punto di vista dei CFU nell’ultima data della sessione. - Curare l’esposizione
Non basta sapere, bisogna saper dire. “I ragazzi devono essere in grado di organizzare da soli il discorso”, afferma Rossi, ed è per questo che nei suoi corsi ci tiene ad offrire un ascolto come se fosse una sorta di interrogazione, su base volontaria, per valutare e guidare la qualità della preparazione. Pastore consiglia, inoltre, di “seguire nell’esposizione itinerari logico-argomentativi diversi da quelli del manuale”. - Allenarsi con simulazioni e pratica
Dalle simulazioni orali ai pareri scritti, l’esercizio è fondamentale per acquisire sicurezza e metodo. E a proposito di ciò Rossi suggerisce: “Negli anni a venire dobbiamo lavorare sul ‘costringere’ quasi i ragazzi a seguire un percorso che insegni loro il metodo non solo dello studio a casa ma anche di come si scrive, anche per i concorsi, e ciò non va fatto solo quando si lavora alla tesi, ma a parer mio va fatto sin dal secondo anno”. - Studiare con consapevolezza, non a quantità
“Il nostro cervello non è un cestino da riempire finché non trabocca”, ricorda Rossi. Meglio uno studio “con calma”, calibrato su ciò che si riesce davvero ad assimilare perché “ognuno ha dei talenti e una determinata intelligenza che va rispettata”.
Dunque, tre docenti ma un’unica direzione: meno nozioni mnemoniche, più metodo critico e minor fretta. Perché l’esame, in fondo, non è solo una prova da superare, ma il primo vero banco di prova per diventare giuristi.
Annamaria Biancardi
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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 20-21








