L’Europa nelle crisi internazionali, ambasciatori a confronto

“Grande confusione sotto al cielo, la situazione è eccellente”, non solo caos ma anche possibilità di ripristinare un nuovo ordine internazionale e un nuovo ruolo europeo. Il pensiero di Mao Zedong diventa chiave di lettura di un presente segnato da guerre, tensioni e nuovi equilibri. Intorno a questo concetto si è sviluppato l’incontro introdotto il 30 aprile dalla prof.ssa Rita Mazza al Dipartimento di Scienze Politiche diretto dalla prof.ssa Paola De Vivo.

“Il titolo del convegno vuole rievocare lo stato di indecisione e di incertezza che ci attraversa, vuole auspicare ad un equilibro”, ha detto la prof.ssa Mazza.
L’evento ha riunito numerosi studenti e docenti, che, insieme ai diplomatici ospiti, si sono interrogati sul ruolo e sulle responsabilità dell’Europa in questa fase di profonda trasformazione. L’ex ambasciatore Cosimo Risi, saggista e docente universitario, ha intervistato i colleghi Giorgio Starace e Pierfrancesco Zazo, partendo da una percezione comune già teorizzata da Tucidide: “il forte impone le regole e il debole si attiene. Il diritto internazionale sembra soccombere alla legge del più forte”.

Rievocando il caos in cui si è trovata l’Unione Europea a partire dal 2022, con l’aggressione della Russia all’Ucraina, al 2023 con l’attacco di Hamas, a cui si aggiungono le tensioni in Medio Oriente – viste dall’ambasciatore come una “terza guerra del Golfo” – Risi ha rivolto la prima domanda a Starace, ex capo missione a Mosca fino al 2024 e autore del libro La pace difficile. Diario di un ambasciatore a Mosca: “quando eri a Mosca come hai percepito la visione che la Russia ha dell’Unione Europea?”. “Europa e Russia – ha sostenuto Starace – sono articolazioni l’una dell’altra”, ma incapaci di comunicare.

“Ci troviamo in un dialogo tra assurdi”, aggravato dalla guerra in Ucraina. La Russia continua a rivendicare le proprie azioni in chiave difensiva ma “ignora l’Europa e le altre realtà politiche”. Intanto, secondo il diplomatico, la coesione europea è aumentata ma al prezzo di nuove rigidità interne. Mentre è in atto una “guerra a pezzettini”, come venne definita da Papa Francesco, emerge la necessità di una politica diplomatica che “dovrebbe spingere Europa e Russia a trovare una pace duratura, non giusta, in Ucraina. L’Europa deve avere il coraggio di mandare uomini a Mosca o a Kiev e iniziare a sviluppare iniziative diplomatiche”.

Il confronto si sposta sulla figura di Putin e sul suo rapporto con Donald Trump. A Zazo, ex inviato italiano a Kiev, Risi ha chiesto: “Chi è questo Putin? Uomo di guerra, di mediazione o di pace?”. Per Zazo: “Putin è nemico dell’Ucraina, una terra per cui nutre una profonda ossessione. La crescita del nazionalismo ucraino è incompatibile con il suo progetto di ricreare l’impero russo”.

L’ostinazione da parte del Cremlino proviene, secondo Zazo, dalla convinzione che l’Ucraina è parte integrante della Russia, pertanto il conflitto appare difficilmente risolvibile in breve periodo. Allo stesso modo, Putin tenta di ritagliarsi un ruolo di mediatore globale: “nel conflitto da più di quattro anni, perdendo la sua posizione sullo scacchiere internazionale, Putin vuole svolgere un ruolo di paciere e di mediatore, ma ha bisogno di Trump, dotato della medesima visione imperiale”. Starace aggiunge: “l’America è in possesso di tre leve fondamentali: potenza militare, tecnologica e la stessa presidenza Trump, che ha reso gli USA primi produttori di petrolio nel mondo”.

Il presidente Trump è ormai al secondo mandato, in contrasto con figure simboliche come Papa Leone XIV e il sovrano inglese Carlo III, “ha trovato un insolito amico in Putin e un consolidato alleato in Benjamin Netanyahu, ma come si muove davvero Trump?”, ha chiesto Risi. “Trump è l’acceleratore di un processo che ha visto la decadenza dei processi giuridici e politici”, ha affermato Starace, evidenziando le attitudini isolazioniste e le logiche di potenza strettamente legate alla politica estera.

“La dirigenza americana ha un’unica priorità: il contenimento della Cina. Diventano residuali i rapporti con l’Europa e i problemi della guerra ucraina”. Ancora una volta, la citazione di Mao Zedong che ha fatto da sottotitolo dell’evento appare calzante: una confusione sotto al cielo nel quale solo la Cina sembra riuscire a muoversi, anche grazie al “monopolio sull’energia rinnovabile”, ricorda l’ex inviato a Mosca, rendendola principale rappresentante di una sfida geopolitica centrale per l’Occidente. In questa battaglia, ha aggiunto Zazo, “Trump ha commesso degli errori sistemici: gli Stati Uniti – un tempo leader del mondo libero – sono isolati. Il Presidente nutre il desiderio di un’Europa divisa e ripone fiducia nella sola schiacciante forza militare ma manca il soft power” e in questo modo “si producono danni gravissimi alla politica estera”.

In chiusura, Starace ha lanciato una provocazione relativa all’ultimo tema: il “soft power” americano, che ha influenzato intere generazioni, sarebbe ormai giunto al suo tramonto. Gli Stati Uniti sono sempre più concentrati sulla propria competizione contro la Cina, riducendo la loro attenzione verso l’Europa. Per il continente europeo si apre una nuova fase decisiva, caratterizzata dall’abbandono delle incertezze e dalla necessità di costruire una propria autonomia strategica, fondata sui propri valori e sulla capacità diplomatica. Risi ha aggiunto: “In assenza del soft power americano dobbiamo riscoprire quello europeo, ritornare ai nostri pensatori e ripristinare l’egemonia culturale”.

L’Europa si trova tra le mire egemoniche di due leader pericolosi, ma è il momento di scegliere: restare in bilico tra le potenze o diventare una delle protagoniste di questo nuovo scenario internazionale? La grande confusione del presente, in questo modo, non è solo segno di crisi, ma soprattutto di trasformazioni decisive.

Il cambiamento inizia partendo dalla formazione di meccanismi decisionali più efficaci, volti a rendere “l’Europa più coesa e autorevole” (Starace). Il sovranismo, inteso come chiusura nazionale, per Riso “non ha futuro, se non in chiave di sovranità europea”. Poi ha aggiunto: “l’unica strada possibile è quella di una sovranità condivisa”, in grado di rafforzare i singoli Stati. Tra conflitti, divisioni, sfide globali, l’Europa non può più restare spettatrice.
Carolina Ferraro

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