In che modo si declina il rapporto col digitale oggi? In un mondo ipertecnologico come quello attuale, il voler essere a tutti i costi sempre connessi e informati su tutto sta ledendo la soglia dell’attenzione delle nuove generazioni e la capacità di gestire in maniera oculata il tempo. È proprio per ovviare ad un problema sempre più comune e pressante che è stata fondata l’applicazione per smartphone Lockbox, presentata il 5 aprile nell’Aula Magna Storica dell’Università Federico II. “Lockbox è un’app che ha come obiettivo restituire il tempo e il controllo agli studenti: in media si trascorrono sei ore davanti allo schermo ogni giorno.
Si nuoce la concentrazione impedendo di focalizzarsi su ciò che davvero si vorrebbe”, spiegano i due giovanissimi fondatori dell’app Giulia Violati, laureata dell’Università Luiss Guido Carlo, e Simone D’Amico, ricercatore del Digital Wellness Lab di Harvard.
“L’app consente allo studente di selezionare le applicazioni da bloccare durante una sessione di disconnessione e accumula ‘monete’ in proporzione alle ore trascorse off-line, le quali consentono di accedere a premi: buoni presso librerie, copisterie, bar e musei. È possibile scegliere fra tre modalità: Easy, Music e Hard. La Easy consente una totale personalizzazione delle app da bloccare, la Music permette di ascoltare musica e prendere appunti e la Hard invece fa in modo che arrivino solo chiamate ed sms”, spiegano i founder.
“C’è un tempo per lo studio e uno per la vita”
Raggiunto l’obiettivo di 25 ore di disconnessione “si può ottenere la certificazione Open Badge, spendibile nel mondo del lavoro e riconosciuta nel proprio curriculum vitae – sottolinea la Prorettrice Angela Zampella – Attestato che certifica la consapevolezza dello strumento digitale e rende visibile le competenze trasversali acquisite grazie alla gestione delle distrazioni, il risultato di un impegno concreto che viene monitorato dal software. Lockbox, grazie al suo layout semplice e immediato, favorisce la percezione del percorso di maturazione digitale dello studente, insegnandogli che c’è un tempo per lo studio e uno per la vita”. La Prorettrice evidenzia poi l’importanza del riconoscimento di queste credenziali e di come il potenziamento delle competenze orizzontali agevoli lo studente sia in ambito universitario che in quello lavorativo.
“Siamo schiavi delle risposte”
La disconnessione dalle app non è solo un modo per reimparare a gestire le proprie giornate, ma anche per combattere il bisogno crescente di essere sempre presenti, sempre connessi, rendendo moltissimi giovani propensi a sviluppare disturbi d’ansia: per questa ragione il Rettore Matteo Lorito introduce il progetto #benesseredigitale che intende offrire agli studenti i mezzi per imparare a gestire il mondo digitale, evitando che sia fagocitante.
“Oggigiorno viviamo di presenze costanti: ogni messaggio è percepito come urgente, ogni risposta deve essere immediata, siamo schiavi delle risposte. Ciò non fa che accrescere la nostra ansia e non ci consente mai davvero di staccare davvero, di vivere il momento. La tecnologia è e può essere un grande supporto allo studio e alla vita, ma deve essere gestita con saggezza. Questo progetto ha proprio l’obiettivo di fornire agli studenti gli strumenti per vivere il mondo digitale in maniera equilibrata. L’università deve essere un momento formativo completo, non solo tramite le nozioni apprese in aula, ma anche e soprattutto grazie alle competenze per navigare il presente”, afferma il Rettore.
L’iniziativa ha generato una certa risonanza presso i ragazzi, dei quali si fa portavoce Rocco Capasso, Presidente del Consiglio degli Studenti di Ateneo: “Vengono spesso sottovalutate le ore trascorse usando il telefono, ore che potrebbero essere spese ad immaginare e pianificare il proprio futuro, coltivare i propri interessi, vivere momenti reali. L’uomo è un animale sociale, ha bisogno dell’altro, ma il detox digitale può insegnare l’equilibrio: imparare a gestire il proprio tempo e i propri interessi, a bilanciare tutti questi aspetti del reale per garantire il benessere digitale. La cosa più importante che quest’iniziativa può svelare è che abbiamo tutti diritto alla disconnessione”.
A corroborare le parole di Capasso viene proiettata una video-intervista realizzata con la collaborazione di F2 RadioLab, la radio universitaria, durante la quale i ragazzi espongono le abitudini social e il tempo trascorso al telefono. Successivamente gli studenti sono chiamati ad intervenire dalla moderatrice dell’evento, la giornalista Anna Trieste, per riflettere su quanto Lockbox possa essere uno strumento educativo per la gestione del tempo più consapevole. “Credo che quest’app possa insegnare a godere davvero dei momenti di riposo e dello studio. Spesso lo scrolling che dovrebbe essere di cinque minuti, in una pausa fra una sessione di studio e l’altra, diventa un’ora senza che io nemmeno me ne accorga e senza effettivamente essermi riposato”, confessa Francesco Esposito.
“Oggi è molto difficile ritagliarsi dei momenti per potersi annoiare: la disconnessione può aiutarci a coltivare la noia, i social sono costruiti per debellarla completamente, ma Giulia e Simone ci stanno offrendo la possibilità di coltivarla, di coltivare i nostri pensieri in generale e ritagliarci momenti di riflessione”, continua Lorenzo Caiazzo. “I premi sono sicuramente un incentivo alla partecipazione all’iniziativa, ma tutti noi sentiamo il bisogno di disconnetterci da un mondo che va sempre troppo veloce cui è impossibile stare al passo: è il paradosso dei nostri tempi. Per questa ragione apprezzo molto la presenza di tre modalità diverse, così da potermi abituare gradatamente”, conclude Greta Battaglia.
Presente all’evento anche il content creator Daniele Ciniglia, che espone tutte le contraddizioni del suo lavoro e del suo rapporto col mondo digitale: “Mi piace pensare che i social siano la nuova declinazione della piazza di una volta, solo più grande e non regolamentata. L’hating digitale è una parte integrante di qualsiasi presenza sul web e le persone che scrivono i commenti più duri spesso hanno un profilo falso e non affronteranno mai le conseguenze delle proprie azioni: perché non sono percepiti come gesti che hanno effetti su persone reali, sembrano appartenere ad un mondo altro, distante.
Ma è importante domandarsi: su cosa abbiamo davvero il controllo? In un mondo che sta uscendo sempre più fuori dai margini è importante focalizzarsi su cosa possiamo effettivamente controllare e cosa invece è bene lasciare andare. Siamo la prima generazione che ha compreso di avere una dipendenza e sta lavorando per debellarla, per rimpossessarci del controllo delle nostre vite”.
Gaia Cimbalo
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