“L’economia circolare mette in discussione il modello produttivo tradizionale: non si tratta più di produrre continuamente estraendo nuove risorse, ma di riutilizzare e rigenerare materiali già immessi nel ciclo produttivo”. Ecco perché è importante che economia circolare e ingegneria viaggino insieme: l’ingegneria economico-gestionale è una disciplina chiave “per affrontare le sfide della transizione energetica, della digitalizzazione e della sostenibilità dei sistemi produttivi e dei servizi pubblici”.
Lo ha detto ad Ateneapoli il prof. Alfonso Marino, docente di Economia Circolare per l’Energia e l’Ambiente alle Magistrali in Ingegneria Energetica e Ambientale e Ingegneria Economico-Gestionale, il quale assieme al dott. Paolo Pariso fa parte del gruppo di ricerca a capo dell’Osservatorio di Economia Applicata all’Ingegneria (ECAI). E lo sforzo e la novità che questa struttura prova a portare avanti è “passare da un approccio teorico d’aula a un percorso che integri teoria e attività operative in azienda, lavorando su problemi concreti posti dal mercato”. L’origine dell’Osservatorio risale al 2017.
Tutto nasce però nel 2015, quando “Pariso e io partecipammo alla Green Week sull’economia circolare, su invito dell’Unione Europea: un tema allora ancora poco conosciuto per noi. Cosa abbiamo fatto? Abbiamo imparato. Ci siamo resi conto che si trattava di un ambito utile anche per la ricerca in Ingegneria, in particolare per chi studia Ingegneria dei materiali, innovazione tecnologica. Nel giro di due anni abbiamo provato a tradurre queste conoscenze in un corso, attivo dal 2017, dedicato all’economia circolare per energia e ambiente.
E parallelamente è nato anche l’Osservatorio, in collaborazione con CORE Lab dell’Università del Salento”. Le principali attività dell’ECAI riguardano proprio questi ambiti: studi legati all’innovazione tecnologica in sanità, nella pubblica amministrazione. Ma non solo: a marzo è stato pubblicato il ‘Rapporto Economia Circolare in Campania’, che analizza gli attori, le tendenze e le strategie emergenti, individuando opportunità e criticità per uno sviluppo sostenibile e integrato. “Il successo della transizione dipenderà dalla capacità di costruire sistemi produttivi e territoriali realmente integrati. Oggi ci sono altissime sensibilità, ma manca forse un approccio sistemico: l’attività è ancora segmentata e frammentata”.
Coinvolti gli studenti
Pienamente coinvolti nelle attività dell’Osservatorio gli studenti, come spiega Pariso, ricercatore di Economia Circolare: “stiamo organizzando una serie di incontri con stakeholders per far comprendere ai ragazzi quale sia il ruolo dell’ingegnere gestionale una volta fuori dal contesto accademico”.
Finora sono stati realizzati due appuntamenti. Il primo, il 17 aprile, con l’ing. Giancarlo Canzanelli, presidente di ILS LEDA, che collabora con le Nazioni Unite e si occupa di sviluppo economico locale. “L’obiettivo era far percepire ai ragazzi come si analizza e si interpreta un sistema complesso a livello organizzativo, come si scompone una filiera produttiva e come la si può reingegnerizzare attraverso metodi specifici: dal modello teorico alla realtà operativa”.
Il secondo incontro, il 22 aprile, ha visto la partecipazione di PH Facility, una multinazionale, con la dott.ssa Denise Galiero e l’ing. Francesco Iasiello, impegnati nei settori dell’intelligenza artificiale e dei servizi per la sanità e la pubblica amministrazione. “In questo caso è stato fatto un ulteriore passo avanti: sono stati presentati casi reali operativi e gli studenti hanno elaborato propri casi studio che hanno poi esposto direttamente ai rappresentanti dell’azienda, per confrontarsi con un punto di vista concreto e aziendale”.
Non solo attività seminariali e confronti con attori del settore. Gli studenti sono coinvolti attivamente anche nella newsletter dell’Osservatorio. In particolare stanno collaborando alla scrittura del prossimo numero, che verterà anche sull’incontro avuto con PH e sulla visita aziendale presso Hitachi Rail.
Ancora Marino anticipa il futuro prossimo: “un’altra iniziativa che stiamo portando avanti riguarda la collaborazione con un’agenzia pubblica del Ministero del Lavoro, per riflettere sulla creazione di start-up, un tema particolarmente caro alla stessa Vanvitelli.
L’obiettivo è lavorare sulle opportunità di finanziamento per gli under 30, su seminari e incontri con addetti ai lavori per capire se esistono le condizioni concrete per sviluppare nuovi progetti imprenditoriali”. In gioco c’è molto più di quanto si possa pensare, soprattutto in un periodo di grandissima crisi energetica per gli sviluppi geopolitici. “Spesso guardiamo all’innovazione in modo limitato: in Italia pensiamo che installare un impianto fotovoltaico sia già un passo sufficiente.
Ma non è così. Esistono esempi, come la Johan Cruijff Arena di Amsterdam, che durante grandi eventi riesce ad accumulare energia e immetterla in rete, incarnando pienamente i principi dell’European Green Deal. E nel corso di Economia circolare lavoriamo proprio su questo: spieghiamo i principi di un approccio circolare alle attività produttive e proponiamo temi di ricerca che gli studenti devono sviluppare come veri e propri progetti. Dobbiamo continuare a rafforzare queste attività e ampliarle, trovando interlocutori tra aziende e istituzioni interessate”.
Un’esperienza “che ti fa crescere”
Una testimonianza diretta del lavoro sul campo arriva proprio dagli studenti. Il primo è Francesco Papagni, iscritto alla Magistrale in Gestionale, che è entrato nel giro dell’Osservatorio all’inizio dell’anno accademico: “Finora abbiamo partecipato a due seminari (quelli citati da Pariso, ndr) e inoltre il prof. Marino ci ha chiesto di realizzare anche la newsletter relativa a questi due incontri e alla visita effettuata nella sede di Hitachi Rail”.
Lo conferma anche la collega Sabrina Piccirillo: “stiamo provando a raccontare tutto ciò che abbiamo vissuto finora, i vari incontri hanno aperto per noi uno spiraglio sulla realtà, facendoci vedere dal vivo come funziona il nostro futuro lavoro e come ciò di cui ci occupiamo già ora all’università ci si avvicina molto”.
In particolare, la studentessa, che aspira a diventare project manager, ha potuto osservare persone che ricoprono proprio quel ruolo: “è una figura che mi ha sempre attratto e ho avuto la possibilità di confrontarmi con alcuni che lo fanno e mi hanno raccontato aneddoti da dietro le quinte, svelandomi anche dei retroscena che reputo dei veri e propri suggerimenti”.
Ancora Francesco sottolinea: “grazie all’Osservatorio stiamo vedendo praticamente ciò che abbiamo studiato durante la Triennale e quello che stiamo affrontando tuttora”. Chiude Emanuele Orabona: “siamo usciti dalla comfort-zone dell’università, siamo stati lanciati in un ambiente più professionale: è un’esperienza che ti fa crescere, assolutamente, la consiglierei ad altri colleghi”.
Claudio Tranchino
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Ateneapoli – n.8 – 2026 – Pagina 32








