Storia del diritto romano, si cambia dopo più di 100 anni

Studenti più preparati, linguaggio giuridico forbito, aule meno affollate. Così si presentano i corsi concernenti le discipline del secondo anno. La confusione sembra svanita, gli studenti sono consapevoli di non essere più delle matricole e si vestono di responsabilità. Anche i professori notano questo cambiamento, durante le lezioni si da il via a concetti giuridici che al primo anno farebbero impallidire…
Intanto, una particolarità: Storia del diritto romano che negli anni precedenti era collocato al primo anno, da ottobre 2006 trova spazio tra le discipline del secondo. La conseguenza: sono pochissimi a seguire. Racconta il prof. Francesco Amarelli “fino a poco tempo fa avevo solo tre studenti che venivano in Dipartimento a seguire la lezione. A novembre, dopo gli esami, da tre siamo scesi a due…”. Si lavora all’anno prossimo, quando sarà strutturato un percorso diverso. “Storia del diritto romano è stato sempre impartito, fin dal 1901, al primo anno. Dopo più di cento anni, si cambia. Un aspetto che non può essere sottovalutato. L’anno prossimo non ci confronteremo più con dei principianti, ma con dei ragazzi che hanno già superato un primo approccio con il diritto. Dovrà cambiare la nostra impostazione nello scomporre e analizzare i problemi giuridici e le fonti. Rivolgersi ad una platea più preparata richiede un livello più avanzato di presentazione della lezione.” Ma come si struttura il programma? “Nel corso di Storia si attraversa l’esperienza giuridica romana, un’esperienza durata secoli, da Romolo a Giustiniano fino ad arrivare alle fonti più moderne. Lo storico del diritto si rende conto della complessità dell’ordinamento in cui viviamo e volge uno sguardo all’insieme delle esperienze costituzionali, va dal diritto processuale al diritto penale o privato, creando un collegamento con ciò che era e con ciò che non vi è più. Ed è per questo che credo che il cambio di collocazione sia fruttuoso per gli studenti, una maggiore consapevolezza innalza il livello del linguaggio e schiude aspetti che magari prima non potevano essere trattati, vi sono sfumature che solo un occhio allenato può scorgere”. 
Un ricordo di quando era studente? “Mi sono laureato alla Federico II, sono cresciuto in questo Ateneo. Da studente ho avuto delle battute d’arresto, nonostante tutto sono andato avanti. Il 19 dicembre sono quarant’anni che insegno, sono stato in varie università e per quindici anni a Teramo dove divenni preside, ma poi sono ritornato nella mia Napoli”. Oggi il mondo universitario è notevolmente cambiato “se insegnassi come nei primi anni da docente, i ragazzi mi prenderebbero per pazzo. All’epoca si leggevano intere opere di Gaio e Pomponio, in greco e latino, la lezione si svolgeva con il Digesto in mano, ma erano altri tempi e soprattutto gli studenti avevano un contesto culturale di riferimento completamente diverso. Oggi se si vuole catturare l’attenzione degli studenti bisogna far riferimento al mondo esterno, alla contemporaneità, inoltre i discorsi debbono essere semplici, comprensibili a chiunque non abbia una classica”. Un consiglio pratico: seguire le lezioni. Attraverso il corso si impara a leggere il manuale in maniera diversa, chi vuole fare il giurista deve essere capace di guardare l’oggetto di studio con estrema concretezza. Costruire dentro di se l’indipendenza del giudizio e trasmetterla, anche i testi migliori non servono se poi non si ha un riscontro con il proprio maestro. “Non bisogna sentirsi numeri, ma parte integrante della vita universitaria. Anni fa, prima di cominciare la lezione facevo l’appello, i ragazzi si sentivano delle persone, si riappropriavano della propria fisicità e dimenticavano il numero di matricola. E poi una mancata risposta all’appello metteva in risalto il ruolo fondamentale dell’essere presenti”.
Anche il prof. Tullio Spagnuolo Vigorita lamenta la mancanza di studenti – “ci sono pochissime persone che frequentano, saranno in tutto una decina, riunendo però le cattedre dei professori Cascione, Masi e la mia”- e valuta positivamente la decisione di posticipare Storia “gli studenti del secondo anno hanno una maggiore consapevolezza del linguaggio giuridico e si possono svolgere lezioni più particolareggiate. La nostra materia, che studia le fonti del diritto romano e le sue strutture costituzionali non richiede un linguaggio giuridico meno articolato di altre discipline. Comunque non presenta poi particolari difficoltà. Vi sono argomenti che possono risultare ostici, ma questo dipende dalle attitudini individuali. Essenzialmente ci troviamo di fronte ad una materia facile”. Un ricordo personale: “mi sono laureato a Napoli, insegno dal 1968, dalla fine degli anni ‘80 sono alla Federico II. Tra le mie materie preferite da studente c’era proprio il diritto romano, fu allora che decisi di diventare docente. Non mi piaceva, invece, il Diritto Tributario e quella che richiese uno sforzo notevole fu Procedura Civile. Da studente trascorrevo alcuni periodi di studio intenso -magari per due mesi non uscivo di casa- ma dopo aver superato un esame mi concedevo grandi periodi di libertà e divertimento; era questa la cosa bella dell’università, la grande indipendenza di cui si disponeva”. Oggi: “l’università è cambiata parecchio. Gli studenti sono aumentati e ciò comporta una differenza qualitativa rispetto al passato, ma oggi come allora vi sono studenti brillanti e studenti mediocri”. 
Aula gremita, invece, per la cattedra di Diritto del lavoro del prof. Fabio Mazziotti. “Durante il corso – dice il professore- spiego i principi generali seguendo le direttive del testo di riferimento, i miei collaboratori poi affrontano le tematiche più dettagliate. Vi sono argomenti difficili come la somministrazione di mano d’opera che richiedono più ore di spiegazione e una maggiore concentrazione per essere compresi. Altri argomenti -le libertà, la tutela della personalità morale del lavoratore, il mobbing- sono seguiti con particolare interesse dagli studenti che pongono domande e si interessano alla lezione. Ma tutto sommato sono molto soddisfatto di come stanno andando le cose, c’è una buona frequenza e noto un crescente interesse”. “Sono ormai 45 anni che insegno e oltre a Napoli ho insegnato in Toscana, a Salerno ma tutto era diverso  -racconta il professore – L’insegnamento è cambiato, ma sono cambiati anche i ragazzi, più aperti al mondo esterno e a quello universitario. Quando frequentavo c’era una sola cattedra e meno studenti. Ricordo con affetto l’esame di Diritto Internazionale, la disciplina che più mi piaceva; ancora oggi ricordo la difficoltà che richiese la preparazione dell’esame di Diritto Commerciale…”.
Susy Lubrano
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