Studenti in viaggio nei paesi più lontani per apprendere lingue e culture dei popoli

Studiare e vivere all’estero: il sogno comune degli studenti di lingue straniere ma anche una tappa obbligatoria, soprattutto per coloro che si dedicano all’apprendimento di culture e Paesi lontani. Molti studenti sono convinti che recarsi nei luoghi in cui si parlano le lingue scelte nel proprio percorso di studi sia necessario ad ottenere una piena e totale conoscenza della materia in questione. Le stesse università favoriscono gli scambi di studenti. E’ il caso, ad esempio, di Shiho Nuicui, giapponese (l’abbiamo incontrata alla rassegna sul cinema nipponico organizzata a L’Orientale), 22 anni, in Italia dallo scorso mese di settembre. Shiho, pur non avendo ancora una piena padronanza dell’italiano, rifiuta di esprimersi in una lingua che non sia la nostra: “avevo iniziato a studiare l’Italiano e l’Inglese in Giappone, ma trovarsi a vivere qui è un’altra cosa. Spesso alcune persone ritengono sia più semplice comunicare con me in Inglese, ma credo che il modo per imparare bene sia confrontarsi ogni giorno con la lingua del Paese in cui si vive, senza cercare scorciatoie: questa è una delle migliori esercitazioni, oltre alle lezioni universitarie”. Shiho non ha ancora le idee chiare sul suo futuro professionale, le piacerebbe però “lavorare alcuni anni in Italia, magari in un’Associazione Internazionale. In Giappone immagino di trascorrere gli anni dopo la pensione, la cosa certa è che per il momento mi trovo bene qui e il pensiero di tornare a casa tra poche settimane mi rende un po’ triste”.
Anche Simona Tiani, studentessa di Lingue e Civiltà Orientale presso l’Ateneo napoletano, in Giappone da due mesi – è partita subito dopo aver completato gli esami e prima della discussione della tesi – vorrebbe prolungare il soggiorno “ma per gli italiani è quasi impossibile avere il visto di un anno. E poi in Italia c’è un appuntamento che non posso perdere: la mia seduta di Laurea”. Racconta “in due mesi ho viaggiato dal Kansai (Osaka e Kyoto) fino alle province a nord di Tokyo”. Ora è a Mashiko, nella provinciale Tochigi, “famosa per il suo stile di ceramica e per i numerosi ceramisti che vi abitano. Io faccio ceramica da due anni e volevo apprendere le tecniche raku. Ho trovato ospitalità nella fattoria di un ceramista, che vive lì con sua moglie e i loro figli. Hanno costruito tre case completamente da soli, hanno un negozio di ceramica e confezionano marmellate, miele e tisane fatte in casa. Non sto seguendo corsi di lingua, ma lavoro in giro per il Giappone in fattorie biologiche, ristoranti, caffè, scuole di inglese e hotel, in cambio di vitto e alloggio”, spiega. Superato il primo ostacolo “con una lingua parlata, che non corrisponde assolutamente a quella studiata, le cose vanno sempre meglio”. Simona ha scelto di evitare la città, “perché fortunatamente il Giappone non è soltanto Tokyo: oltre alla storia millenaria, ha anche una natura molto bella e ricca, fatta di foreste di bambù, montagne ricoperte di fuji (glicine selvatico), boschi. Il periodo dei ciliegi in fiore (Sakura), che è più o meno nelle prime due settimane di aprile, e le distese di alberi ricolmi di fiori rosa sono uno spettacolo impagabile”. 
Un’altra area del mondo accoglie Fabio Battiato, dottorando di ricerca in Religioni, Filosofie e Teorie di Salvezza: Modelli di pensiero e loro trasformazioni e interazioni. Attualmente Fabio si trova a Gerusalemme. “Ho iniziato l’Università studiando Ebraico Biblico, Arabo ed Ebraico moderno – racconta – Poi, con il prof. Contini siamo andati oltre, studiando anche altre lingue antiche come l’Aramaico e l’Ebraico di Qumran”. Sottolinea: “ciò di cui si ha bisogno per aprirsi alle altre culture non è certamente partire dal proprio punto di vista: ciò significa fare tabula rasa di tutto quello che si è appreso a scuola e cercare di calarsi, tramite la lingua e la cultura, nella civiltà che si studia. Se si considera ciò, si può comprendere quanto il rapporto con i docenti sia fondamentale”. La passione per questo tipo di studi è nata quasi per caso: “ho abbandonato l’apprendimento di un’altra lingua orientale perché non mi entusiasmava eccessivamente ed ho scelto di inserire nel piano di studi l’insegnamento di Ebraico Biblico”. Dal suo osservatorio privilegiato, un consiglio per coloro che decidono di trascorrere un periodo di studi all’estero: “vivere appieno un’esperienza del genere, per potersi inebriare dei profumi, degli odori, dei luoghi, delle persone, del patrimonio di conoscenze che qualsiasi posto lontano dalla nostra cultura può offrire. In Italia lo studio si ferma – necessariamente – ad un approccio quasi del tutto teorico: qui si ha la possibilità  di vedere come ciò che hai sempre visto sui libri si trasformi in una realtà storica a 360 gradi. Le escursioni nei siti archeologici o le passeggiate fra le mura delle città, le biblioteche fornite di tutto il materiale possibile, ma soprattutto i retaggi culturali del luogo in cui vivo è ciò che ho sempre sognato di esperire. Vivere una quotidianità diversa rispetto alla nostra arricchisce in maniera quasi inverosimile ed è il solo segreto per poter entrare nella vera e propria mentalità dell’’altro’: conoscere la diversità per scongiurare, forse, in futuro un altro conflitto”. 
Anna Maria Possidente
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