Studiare ragionando

A Giurisprudenza è tempo di esami. I primi appelli della sessione invernale partono il 9 dicembre e proseguono fino al 20 febbraio. Tre date per ogni esame. Non resta che chiudersi in casa e studiare, ripetere gli argomenti trattati durante il corso e pensare a quelli che potrebbero essere i possibili quesiti in seduta d’esame. Meglio evitare sforzi per memorizzare quante più nozioni possibili, non serve a nulla o a poco. Seppure riusciste a superare l’esame, dopo notti insonni trascorse sui manuali di diritto e i codici cercando di imparare le norme  a memoria, rischiereste di non sapere più nulla il giorno successivo all’esame. 
Ecco i consigli dei docenti di Giurisprudenza che ben conoscono le difficoltà dei loro studenti. 
Partiamo dallo studio del Diritto amministrativo, per il quale sembra non basti riferirsi esclusivamente al manuale adottato. “Oltre ad un ottimo manuale di cui consiglio l’uso, – afferma il prof. Stefano Tarullo – è necessario attingere alle fonti legislative, in particolare alla legge n.241 del 7/9/’90, una norma generale del Diritto amministrativo. Un’attenta lettura di questa legge aiuta alla comprensione degli argomenti. Dopo di che, il segreto per eccellenza per superare l’esame è unicamente lo studio”. Ma coloro che seguono i corsi sono agevolati? “Chi segue la lezione deve farlo in maniera attiva. Personalmente, non obbligo nessuno a venire in aula… C’è da dire, però, che durante le ore di lezione, sono a completa disposizione degli studenti per qualsiasi chiarimento, in quanto reputo più importante dissipare le perplessità individuali o collettive che siano, piuttosto che completare la spiegazione degli argomenti che mi sono prefissato”. Dunque, a dispetto di coloro che pensano sia meglio starsene a casa per lo studio delle materie teoriche, sembra che partecipare attivamente alle lezioni porti ad ottenere buoni risultati. Lo conferma anche il prof. Carlo Venditti, docente di Diritto civile. “Seguire il corso è fondamentale – afferma Venditti – perché non è né un monologo né una lezione teorica, in quanto discutiamo dell’applicazione delle leggi e, quindi, vengono presi in analisi anche casi reali. Devo dire che il mio corso è seguito da oltre 130 studenti, segno che i ragazzi comprendono la necessità di ascoltare il docente come voce alternativa al testo”. Testi che riconducono alla normativa vigente. Come si fa a studiarli senza correre il rischio che diventi un esercizio puramente mnemonico? “Il testo va interiorizzato: c’è bisogno di una triplice lettura, e poi i temi vanno approfonditi e confrontati con i testi normativi”. Un’argomentazione critica, dunque, più che uno studio disperato di nozioni. Perché è bene sapere che la maggioranza dei docenti non chiederà mai, in seduta d’esame, di parlare di un determinato articolo, menzionato dal codice. “Il codice – chiarisce il prof. Fabrizio Amatucci, docente di Diritto tributario – non è altro che una raccolta di leggi che bisogna capire e interpretare”. “Una caratteristica del Diritto tributario è – continua Amatucci – che non è necessario studiare in maniera sequenziale capitolo per capitolo, piuttosto fare continui collegamenti tra la parte generale e quella speciale e tra gli stessi capitoli del libro. E’ l’unico modo per riuscire ad avere elasticità mentale”. C’è da dire, però, che il diritto è una materia in continua evoluzione. “La materia si evolve costantemente, per questo c’è bisogno di aggiornamenti che fornisce lo stesso docente, ma sarebbe buona norma leggere i quotidiani specializzati”. Insomma, non limitarsi a leggere le news da internet. “Leggere i quotidiani è importante – ribadisce il prof. Pasquale De Fiores, docente di Diritto pubblico – per una costante e attenta conoscenza delle dinamiche che riguardano la politica e la società”. Coloro che scelgono di iscriversi a Giurisprudenza dovrebbero naturalmente nutrire un certo interesse per la realtà quotidiana e politica. “Il diritto pubblico – dice De Fiores – riguarda questioni che attengono alle dinamiche dei poteri ed è il primo vero impatto delle matricole col Diritto in generale. Per questo motivo, consiglio sempre di seguire il corso, in quanto ha la funzione di orientare lo studente, oltre che a fargli comprendere e distinguere le questioni più importanti…”. Purtroppo, c’è una fetta di studenti che, anche dopo un biennio, non riesce ad adottare un metodo di studi valido e continua ad incorrere in errori. Un esempio dalla prof.ssa Teresa Bene, docente di Diritto processuale penale, esame di quarto anno per la Laurea Magistrale in Giurisprudenza: “molti ragazzi, devo dire in linea di massima coloro che non seguono il corso, pensano che la procedura penale sia qualcosa di tecnico e studiano mettendo insieme una serie di nozioni. – dice la Bene – E invece è una materia di grande ragionamento, per lo studio della quale consiglio un approccio di tipo problematico, più che descrittivo, dove è necessario porsi delle domande…”. Ma cosa bisogna fare a pochi giorni dall’esame? “Utilizzare tutto il tempo che si ha a disposizione per studiare, ragionando. E’ inutile sforzarsi a memorizzare quanti più dati possibile, perché all’esame verranno premiate le capacità di ragionamento e non quelle mnemoniche!”. 
Maddalena Esposito     
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