Studio e lavoro, una sfida dura da vincere

“Iscrivermi all’università è stata una sfida: ero già sposata e avevo un bambino di tre anni. All’inizio è andata bene, dopo sono sorti vari problemi, anche di natura personale, ed ho perso la voglia di studiare”, racconta Patrizia Russolillo, studentessa dal 2006 di Scienze del Turismo, Corso di Laurea che l’ha attratta per la completezza del percorso formativo e per gli  sbocchi occupazionali. Patrizia è reduce dal colloquio con il gruppo di docenti e ricercatori coordinati dalla prof.ssa Rosalba Filosa Martone che lavora al progetto ‘Studenti in sosta’, un’iniziativa promossa dalla Facoltà per monitorare le difficoltà di coloro i quali negli ultimi due anni non hanno sostenuto alcun esame, per capire le ragioni di questo ritardo e mettere in atto interventi mirati. La studentessa apprezza la novità e auspica “un servizio di tutorato per avere un sostegno e consigli sul metodo di studio”. Anche Valentina Nicolella è contenta dell’attenzione che le ha riservato la Facoltà. Laureata alla Triennale in Economia Aziendale, è iscritta alla Specialistica in Economia Aziendale e Management, dopo otto esami è stata assunta in Cariparma. “Da allora – racconta – ho dato solo un esame. Ho un anno di tasse arretrate e vorrei sapere se è possibile cambiare piano di studi o alleggerire il carico. Ci tengo a completare gli studi”. Lavora nello stesso istituto bancario Giuliano di Benedetto il quale è stato assunto con la Laurea Triennale in Imprese e Mercati. A lui di esami ne mancano solo tre. “All’inizio credi sia possibile studiare e lavorare, invece, dopo una giornata di lavoro, non hai proprio la testa di metterti sui libri. Ma io voglio finire, in banca siamo in tanti laureati alla Federico II. La provenienza da questa università è considerata un titolo preferenziale”. E’ a metà del ciclo triennale in Economia Aziendale – Corso cui è iscritta dal 2001, anno in cui è stata introdotta la riforma – Stefania Maddaloni. Sei anni fa, per seguire i genitori, si è trasferita ad Isernia dove ha trovato lavoro come caporeparto in un supermercato: “è un lavoro a tempo pieno, di tipo gestionale, nel quale applico veramente tutte le cose studiate. Mi prende completamente perché ho delle responsabilità. Non mi sono mai fermata del tutto, ma dopo un po’ si perde l’abitudine allo studio e all’apprendimento”, dice. E sottolinea: “non ho voluto cambiare sede universitaria, ci tengo a laurearmi qui”. Anche Simona, studentessa della Specialistica in Economia Aziendale, indirizzo Logistica e Servizi per l’Impresa, “dopo un primo anno andato abbastanza bene”, ha rallentato gli studi quando ha cominciato a lavorare come contabile. Ha cercato di rimettersi in carreggiata ma “non ho trovato materiale, i siti non erano aggiornati, i professori non c’erano mai”. Sei anni fuori corso, un libretto invidiabile che le ha permesso di trovare lavoro come consulente presso una società di Ingegneria, ultimo esame sostenuto Organizzazione Aziendale nel luglio 2008, superato con ‘solo’ 28 per non aver seguito il corso, come un docente della stessa disciplina, ma di un’altra cattedra, le aveva consigliato di fare, la studentessa che chiameremo Anna – ha preferito mantenere l’anonimato – è iscritta al Corso quadriennale in Economia e Commercio e solleva questioni interessanti. “Le difficoltà sono cominciate quando sono stati disattivati i corsi – racconta –  È lodevole che ne che abbiano organizzati alcuni di recupero, ma si è trattato di eventi isolati, difficili da gestire, perché nello stesso momento si svolgevano le lezioni di più materie. La mancanza di appelli è l’aspetto peggiore. Una volta ce n’erano in continuazione, da settembre a luglio, con solo un mese di interruzione. Non sono mai andata a ‘provare un esame’, ma, se tra un appello e l’altro trascorrono più di due mesi, perdi la concentrazione. Alla fine ho lasciato il lavoro, perché non voglio rinunciare a laurearmi”.
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