Studio e ricerca negli Stati Uniti con il Programma Fulbright, ex borsisti raccontano la loro esperienza

Ex borsisti, oggi docenti, hanno condiviso il ricordo ed il valore delle loro diverse esperienze formative all’estero. Tanti gli ospiti di spicco, in primis il Rettore Matteo Lorito, venticinque anni fa “fulbrighter” negli Stati Uniti, fra i testimonial dell’incontro “Tu vuò fa’ l’americano” organizzato (in remoto), il 22 febbraio, dall’Università Federico II in collaborazione con la Fondazione Fulbright che propone l’omonimo Programma di borse di studio, insostituibile biglietto da visita per gli studiosi che vi si cimentano.
Il Rettore: Un’opportunità che fa la differenza
“Quando sono stato negli Usa come fulbrighter, si sono aperte le porte, tutti sanno lì di cosa si tratta”, racconta Lorito che valuta l’esperienza statunitense come una delle più importanti della sua carriera: “un’opportunità che andrebbe colta, soprattutto per le scienze dure come le nostre. Fa la differenza perché si tratta di un sistema diverso dal nostro. Ricordo, anche con un po’ di invidia, la gestione dei servizi di queste grandi realtà americane, che non sono però paragonabili alle nostre. I costi sono ben diversi e di molto maggiori”. Dei molti soggiorni americani, “in diversi modi e con diversi ruoli”, Lorito ricorda quando ha tenuto, da insegnante, alcuni mini-corsi e per la prima volta si è “interfacciato con la severa valutazione del docente da parte della classe, una cosa che da noi era quasi un tabù”.
Borse di studio ma anche per l’insegnamento e la ricerca: lo scopo del Programma Fulbright è quello di stimolare lo scambio di idee e di culture tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Le Commissioni sono binazionali e i finanziamenti congiunti tra il governo statunitense e quello del Paese partner. Il focus dell’incontro del 22: le opportunità di ricerca per cui possono proporsi ricercatori e dottorandi (Research scholar) per un periodo di permanenza tra i 6 e i 9 mesi, o di Visiting Student Researcher (raccolta di materiale per la tesi) per un semestre. Ne ha parlato la dott.ssa Paola Sartorio, Executive director della Commissione italiana Fulbright: “Sono oltre settanta i partecipanti al programma che, grazie alla borsa di studio, svolgono un’esperienza formativa negli Stati Uniti e circa venticinque i borsisti americani che scelgono la Federico II. Questo grazie all’intensa attività di informazione da parte della commissione Fulbright italiana all’estero, ma anche per l’alto grado di soddisfazione di chi svolge qui la propria esperienza e poi, per passaparola, la consiglia ai propri colleghi, che è ancora più efficace”. Quest’anno Fulbright festeggia i 75 anni dalla sua creazione e l’Italia, insieme ad un ridottissimo numero di Paesi, spiega la dott.ssa Sartorio, è stata tra i primi, nel 1948, a prendere parte all’avvio del Programma. “In questi anni il Programma ha dato un grosso contributo ai temi di studio e di ricerca tanto negli Stati Uniti quanto in Italia. Lo scopo è quello di promuovere scambi tra nazioni e raggiungere obiettivi comuni, nella creazione di ponti che dureranno negli anni. Trovo poi che le borse di ricerca siano di particolare interesse perché chi ne beneficia, una volta che ne usufruisce, poi torna nell’ateneo di origine arricchito, formato, con maggiore esperienza, ed è un investimento verso l’internazionalizzazione per l’Ateneo stesso”, conclude la dott.ssa Sartorio.
L’incontro è stato impreziosito dall’intervento del Console Generale degli Stati Uniti d’America a Napoli Mary Avery: “L’obiettivo del Consolato è di poter instaurare quanti più scambi e rapporti solidali possibili tra Stati Uniti e Italia, alla ricerca di soluzioni per le sfide comuni che ci troviamo ad affrontare. Fulbright permette di espandere la propria rete di contatti e costruire rapporti che dureranno nel tempo e di acquisire allo stesso tempo conoscenze che vi renderanno ancora più competitivi nel mondo. La carriera diplomatica mi ha portato a conoscere Paesi molto distanti geograficamente tra loro, ognuno con la propria cultura, e ognuno di questi Paesi mi ha permesso di arricchire il mio bagaglio culturale e il mio desiderio di conoscenza, proprio come si ripropone di fare Fulbright. Spero sarà lo stesso anche per voi”.
A condividere con il pubblico in ascolto, circa un centinaio di persone tra la piattaforma Microsoft Teams e la diretta su Youtube, sono stati alcuni docenti tra cui il prof. Giorgio Serino, coordinatore della Commissione all’Internazionalizzazione della Federico II: “Sento un grande entusiasmo in questa direzione anche grazie all’impegno di tanti colleghi. Sono un ex fulbrighter, trenta anni fa la borsa di studio per gli Stati Uniti mi ha permesso di specializzarmi alla Berkeley University. Un arricchimento a livello di conoscenze ma non solo, perché gli Stati Uniti sono un crogiolo di culture diverse stratificate e questo permette di vivere un’esperienza eccezionale di studio e di vita. Dopo questa esperienza sono tornato in America ogni estate per circa 10 anni e ho cercato di trasmettere questo entusiasmo anche ai miei allievi”, una trentina quelli che hanno seguito le sue orme “con risultati eccezionali”. La Federico II, informa Serino, ha ventitré accordi con diverse università statunitensi per borse di studio a scopo di tesi. Inoltre, l’Ateneo fa parte del Progetto H2CU che vede coinvolte importanti università italiane insieme alle più prestigiose università americane in iniziative di innovazione, formazione e ricerca. Uno spazio dedicato a questa iniziativa, con laboratori biotech d’avanguardia, è stato ricavato all’interno del campus della Columbia University di New York, che ospita gli studenti durante il loro soggiorno.
Si tratta in ogni caso di esperienze bidirezionali, che permettono la realizzazione del sogno americano per alcuni studiosi italiani, ma anche di svolgere un’esperienza presso le università italiane per i ricercatori d’oltreoceano, come fa presente la prof.ssa Laura Lieto, delegata all’Internazionalizzazione: “La cultura accademica americana ha dato testimonianza di accogliere le sfide che si presentano e di essere un luogo di stimolo alla risoluzione di queste sfide. Ma l’idea di apertura nei confronti delle altre nazioni è qualcosa che ci accomuna. L’importanza di progetti di questo tipo sta anche nel fatto che molti colleghi americani ‘vogliono fa’ i napulitani’, il desiderio mi pare quindi reciproco”.
“Tu vuò fa’ l’americano
A raccontare la propria esperienza da fulbrighters sono stati anche i professori Valeria Costantino, Giuseppe Ruello, Maura Striano e Amedeo Arena. “La mia esperienza si è svolta nel 2009 presso la New York University, 11 anni dopo ritengo di non aver colto a pieno tutti i diversi stimoli che l’università proponeva perché davvero numerosissimi”, testimonia Arena. Poi si sofferma su uno scambio con la Denver University: “un rapporto che funziona benissimo, soprattutto in entrata, perché molti studenti hanno fatto esperienza qui da noi. Ciò che più ha rapito loro il cuore è l’impegno e la solidarietà del centro di detenzione minorile di Nisida, che ha come fiore all’occhiello proprio il programma di recupero educativo dei ragazzi”. Il prof. Arena ha anche presentato il programma di finanziamento per la nuova iniziativa KA 107 che apre la collaborazione con le Università di Berkeley, New York e City University, sempre di New York. “Abbiamo anche creato un gruppo facebook per raccogliere la comunità federiciana che ha svolto e svolge esperienze negli Stati Uniti allo scopo di condividere tra colleghi quanto vissuto grazie a queste opportunità e parlarne con quanti vogliano cimentarsi in questa avventura. Il nome è FedericUS – Tu vuò fa’ l’americano, dove US sta certamente per la sigla americana ma anche per ‘us’, cioè ‘noi’, in quanto unica grande comunità”. A proporre la collaborazione con la City University di New York nel progetto KA 107 è stata la prof.ssa Rosa Turco, del Dipartimento di Scienze Chimiche: “Ho avuto la fortuna di respirare un profumo internazionale sia sul versante della ricerca che della didattica, grazie alla spinta verso l’apertura all’internazionalizzazione da sempre portata avanti dalla prof.ssa Rosa Lanzetta, Direttrice del Dipartimento. Quando ho appreso della possibilità di instaurare accordi con università al di fuori dell’Europa ho subito pensato alla City University, sopratutto per le offerte in linea con ricerche che mi propongo di perseguire  presso il nostro Ateneo. Penso che questo accordo possa proporre nuovi importanti stimoli per la ricerca e per la didattica, anche attraverso attività di incoming in continuità con una generale storia di amicizia tra America e Italia”.
Punto di riferimento per chiunque avesse bisogno di informazioni è la dott.ssa Federica di Martino, responsabile per la promozione delle borse Fulbright per il Sud Italia. Il bando è chiuso per l’anno 2021 ma, come spiega la dott.ssa di Martino, un elemento fondamentale per l’accettazione delle domande è preparare un progetto di ricerca puntuale e dettagliato da proporre alla Commissione, in linea anche con i tempi di permanenza in una università straniera. Quindi consiglia di iniziare a lavorare sin da subito in prospettiva delle borse per l’anno 2022.
Agnese Salemi

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