Tirocini nella farmacia del carcere per gli studenti detenuti di Scienze Erboristiche

Il tirocinio nelle farmacie è una tappa obbligata per gli studenti del Corso di Laurea in Scienze erboristiche che fa capo al Dipartimento di Farmacia. È previsto al terzo anno, l’ultimo. Gli allievi detenuti che frequentano Scienze erboristiche nell’ambito del Polo penitenziario universitario che è stato attivato dalla Federico II e che si sono iscritti quando è stata avviata l’iniziativa sosterranno il loro tirocinio nel prossimo anno accademico e faranno riferimento alla farmacia che è all’interno del carcere di Secondigliano. “È una soluzione che consentirà ai nostri studenti – dice il prof. Mariano Stornaiuolo, che ha 43 anni ed a Farmacia insegna Biologia animale – di non rinunciare ad una parte decisiva del percorso formativo. Per quattro mesi effettueranno tutti i lavori di gestione del materiale che viene dall’esterno, di catalogazione e distribuzione tra gli utenti. C’è anche un piccolo ambulatorio ed una infermeria vicino alla farmacia e probabilmente i tirocinanti provvederanno anche a rifornire di medicinali l’ambulatorio. Partiamo con quattro persone, alle quali si aggiungeranno le altre man mano che avanzeranno nel loro cammino verso il conseguimento della laurea”. Il progetto, spiega Stornaiuolo, “nasce da un accordo stipulato con la farmacia del carcere, che è gestita dall’Asl. Ha vari attori: il Dipartimento di Farmacia; io che sono il responsabile della Scuola di Medicina per il Polo penitenziario; Giulia Russo, che è la direttrice del penitenziario; il Rettore Matteo Lorito, il quale crede molto nella iniziativa, così come, del resto, ci credeva il suo predecessore, il prof. Gaetano Manfredi. Ognuno fa la sua parte. Il Dipartimento organizza i progetti formativi, l’Asl mette a disposizione la farmacia che gestisce nel carcere, la dott.ssa Russo si occupa della parte della sicurezza”.
Farmacia è presente nel progetto del Polo penitenziario con due Corsi di Laurea: Scienze erboristiche e Scienze nutraceutiche. Complessivamente i due Corsi sono frequentati da 15 studenti tra detenuti e persone agli arresti domiciliari: “Sono due proposte didattiche che suscitano interesse perché gli studenti intravedono discrete opportunità lavorative. Non sono i più richiesti, però, tra quelli proposti dal Polo. Credo che il maggior numero di iscritti sia quello di Scienze enogastronomiche. Immagino dipenda dal contenuto fortemente professionalizzante”.
“Chi vuole, impegnandosi, può farcela”
Ma come vive il prof. Stornaiuolo l’esperienza dell’insegnamento in carcere? “È molto interessante – risponde – ed appassiona tutti noi docenti che  partecipiamo al progetto. La finalità è fornire ai detenuti una vera possibilità di lavoro ed è coerente con il principio costituzionale del fine riabilitativo e non punitivo della pena detentiva. Questa esperienza trasforma i detenuti, troviamo persone che hanno molta voglia di costruirsi una seconda possibilità. Nello specifico delle due lauree di Farmacia, è molto positivo che abbiano entrambe buone opportunità di immissioni di lavoro e che siano Triennali con un percorso di studio abbastanza morbido. Gli allievi riescono ad orientarsi”. Riflette: “Per chi come me si è dedicato alla scienza per anni, è gratificante constatare che la cultura scientifica possa trasformarsi in qualcosa di utile per un bacino di utenti particolare. Spero di riuscire a dissipare almeno in parte i dubbi che i detenuti studenti hanno nei riguardi del loro futuro. Molti di loro si giustificano dei reati che hanno commesso in passato sostenendo che non avevano chance. Adesso, però, il carcere fornisce una opportunità reale e scuse non ce ne sono. Chi vuole, impegnandosi, può farcela. Noi forniamo materiale didattico, le iscrizioni sono a carico dell’Università. Gli studenti devono metterci l’impegno e la costanza e, in generale, parlo di quelli che seguo, lo fanno”. Stornaiuolo è al suo terzo anno di lezioni in carcere: “L’impatto è forte, ma ho trovato persone ben predisposte, educate, rispettose della figura del docente. Si è instaurato un corretto rapporto. All’inizio magari sono scettici. Immaginano si tratti di una sorta di beneficenza, di azione caritatevole verso persone meno fortunate. È tutt’altro e lo capiscono presto. Si rendono conto che devono studiare perché altrimenti sono bocciati, proprio come gli studenti di fuori. Si trasformano: chiedono lucidi, approfondimenti, libri speciali e wikipedia. Raccontano che prima di iscriversi all’Università durante gli orari di svago parlavano sempre di carcere e del perché stavano dentro. Ora discutono anche di materie scolastiche, di erboristeria, di esami. La libertà della mente, dopo anni nei quali hanno rimuginato sempre sulla stessa cosa”. Per stimolare curiosità ed attenzione, prosegue il docente, “abbiamo organizzato corsi sulla chimica dell’olio e del vino. Ci sono figli di agricoltori, proprietari di terre, qualcuno aveva campagne e sogna di fare della coltivazione un lavoro. Insegniamo il mondo bio, la caratterizzazione dei prodotti alimentari. È anche una opportunità di porre le basi di un diverso futuro perché alcuni hanno l’interdizione dai pubblici uffici e certamente non potranno partecipare, una volta fuori dal carcere, ad un concorso”. Stornaiuolo tiene lezione, come i suoi colleghi, in spazi dedicati e destinati appunto al Polo penitenziario. “È tutto organizzato molto bene – racconta – grazie alla nostra referente di Ateneo, la prof.ssa Marella Santangelo. Ci sono aule e reparti destinati allo studio, biblioteche e computer. Il Ministero della Giustizia ha creato una connessione internet protetta per comunicare. Ci avvaliamo della collaborazione di due educatrici che lavorano a tempo pieno con i detenuti ed abbiamo bandito borse di studio per tutor universitari, studenti e dottorandi che aiutano gli iscritti ai vari Corsi di Laurea del Polo penitenziario a preparare gli esami”.
Fabrizio Geremicca

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