Un esame transoceanico

Come è noto la ‘Federico II’ meravigliando molti, inclusi tanti docenti, durante l’emergenza Covid 19 è diventato un mega Ateneo Telematico con lezioni, esami di profitto e esami di laurea a distanza utilizzando varie piattaforme e mezzi informatici immediatamente disponibili. Sono stati superati ostacoli burocratici e tecnici che sembravano insormontabili fino a poco tempo fa, uno sforzo encomiabile che ha coinvolto docenti, amministrativi e tecnici dell’Ateneo per permettere la continuità didattica rispettando il diritto allo studio e la progressione della carriera dei nostri studenti. La locuzione latina ‘Facere de necessitate virtutem’ sembra assolutamente appropriata in questa occasione. A nessuno può sfuggire che il rapporto tra docente e studente non può concretamente realizzarsi attraverso il solo mezzo telematico. Durante il percorso universitario deve realizzarsi una complessa esperienza umana, intellettuale e psicologica fatta di incontri e scambi diretti, esperienza che si implementa attraverso il contatto continuo e quotidiano con gli studenti anche per mezzo del lavoro a piccoli gruppi (importantissimo a Medicina) e colloqui diretti e personalizzati. Tuttavia, durante questo ‘lockdown’, l’utilizzo della teledidattica non solo ha tranquillizzato gli studenti e le loro famiglie offrendo continuità, ma ha anche arricchito l’esperienza di tanti docenti.
In questo senso racconto una esperienza particolare che ho vissuto insieme al prof. Fabrizio Pasanisi, ordinario di Medicina Interna della Federico II, impegnato nella Commissione insieme a me per far sostenere l’esame di Medicina Clinica agli studenti prenotati. Mentre la studentessa Angela (nome di fantasia) si faceva riconoscere dalla Commissione, le veniva chiesto, al fine di creare un’atmosfera serena, dove si trovasse. Bene, con nostra grande meraviglia abbiamo scoperto che rispondeva alle nostre domande alla transoceanica distanza di 7572 km da Napoli.
L’esame è continuato con assoluta tranquillità ed è stato brillantemente superato, ma il prof. Pasanisi ed io non abbiamo resistito alla tentazione di porre ulteriori domande sul percorso di studio scelto. La studentessa era iscritta al sesto anno (fuori corso per i tanti viaggi durante il suo percorso di studio) ed il suo obiettivo, come tutti, era quello di laurearsi prima possibile. Abbiamo saputo che l’esame di Medicina Clinica era il primo sostenuto a distanza e che probabilmente avrebbe colto l’opportunità offerta dall’università di sostenerne altri con la stessa modalità. Pur essendo interna in Oftalmologia, dopo il conseguimento della laurea, cercherà di tenersi aperte molte strade come l’opzione di intraprendere un Master in Public Health (MPH) o come la opportunità di lavorare con impegno in ambito scientifico sia negli States che in Europa.
Abbiamo salutato la studentessa con la consapevolezza che, nonostante i limiti della didattica a distanza, è possibile vivere un’esperienza umana, intellettuale e psicologica vera pur essendo lontani oltre 7500 km.
Nicola Ferrara
Ordinario di Medicina interna e Geriatria
Università di Napoli “Federico II”
- Advertisement -
spot_img

Articoli Correlati