Un Laboratorio per imparare a scrivere saggi critici in inglese

Partirà a marzo un Laboratorio intensivo in inglese articolato in un ciclo di otto incontri organizzato dal prof. Vincenzo Bavaro, docente di Letteratura angloamericana II, rivolto agli studenti iscritti al terzo anno dei Corsi di Laurea Triennale o ad un Corso di Laurea Magistrale. L’iniziativa rientra nelle altre attività formative da 2 crediti allo scopo di affinare l’arte di scrivere saggi critici in lingua: “l’idea è nata perché l’anno scorso ho coordinato un seminario interdisciplinare alla fine del quale ho corretto circa cinquanta compiti in italiano e lì mi sono reso conto che il livello medio di scrittura critica degli studenti era terribile, come se ci fosse un ‘gap’ tremendo tra come si scrive un testo argomentativo e come si evitano fallacie logiche”, spiega il prof. Bavaro. 
Il corso sarà tenuto interamente in inglese, “perché ho pensato sia agli studenti che volessero proseguire gli studi di secondo livello altrove, magari all’estero, sia perché le mie competenze e qualifiche sono forti nel campo dell’inglese scritto”, riporta il docente, reduce da un’esperienza di insegnamento negli Stati Uniti e in Cina. 
Il programma di studio mira alla chiarezza e all’approfondimento del pensiero critico, perché “la scrittura anglofona è diversa da quella italiana proprio per il modo in cui si organizzano i pensieri. In italiano, c’è una tolleranza molto più alta per quanto riguarda l’ambiguità e l’oscurità. Si leggono talvolta saggi con periodi lunghissimi e forse questa è una peculiarità negativa della nostra scrittura. In America si apprezza la semplicità, laddove in italiano, se le frasi sono troppo chiare, si dà l’impressione che chi le ha scritte sia uno stupido”, afferma il prof. Bavaro. Si presuppone, pertanto, che gli studenti abbiano una buona conoscenza della lingua inglese, la quale “non rappresenta un traguardo, bensì un punto di partenza dopo il quale bisogna imparare a comunicare ragionamenti in modo sensato”.
Le lezioni si svolgeranno in un periodo di quattro settimane coadiuvando “informazioni di lecture style insieme al labora

orio in cui discuteremo insieme su testi scritti, nonché materiali multimediali. Inoltre, i miei corsisti saranno chiamati a scrivere in classe e saranno assegnati loro compiti brevi per casa, come ad esempio esercizi sulla redazione di un paragrafo o di un’introduzione”, specifica il prof. Bavaro. 
Gli argomenti affronteranno la cultura generale con saggi tratti da diversi ambiti prestando molta attenzione ai media: “ci saranno un paio di campagne politiche e di pubblicità per rendersi conto di come le parole vengano usate per dichiarare a point of cross, ossia un’opinione in modo efficace. Mi piacerebbe che i miei studenti si rendessero conto del fatto che la scrittura è un’attività estremamente relazionale, fatta per convincere, e ho intenzione di dividere la classe in squadre al fine di proporre loro quasi esercizi di persuasione”.
Le attività non sono improntate ai fini della correttezza linguistica, bensì volte allo sviluppo della retorica: “non è un corso di lingua, quindi la mia priorità non è che gli studenti scrivano o parlino un buon inglese, piuttosto che sappiano organizzare un discorso critico e articolare con forza il proprio pensiero coniugando bene i tempi grammaticali”, ribadisce il prof. Bavaro. E aggiunge: “a volte, ci troviamo dinanzi tesi scritte malissimo e vorrei che formassimo qualche studente in grado di presentarsi con la prima draft, cioè bozza, di un lavoro ben scritto e organizzato”.
 
Regolarità e impegno per Letteratura Angloamericana
 
“Insieme alla prof.ssa Donatella Izzo, sviluppiamo l’insegnamento della Letteratura Angloamericana alla Triennale dalla A alla Z fino al Novecento e tutto sommato la spezziamo in due, poiché sono pochi gli studenti che la studiano per tre anni consecutivi, e la maggior parte sostiene solo le prime due annualità. Alla Magistrale, invece, le lezioni sono tenute da professori americani che vengono qui grazie a delle borse di studio Fullbright molto prestigiose”, informa il prof. Bavaro. 
Le lezioni richiedono la partecipazione iperattiva degli studenti: “siamo noti per essere un po’ severi, perché facciamo tante domande e chiediamo in continuazione un check. Gli studenti che resistono e lavorano sono quelli più motivati. Pretendiamo il massimo, perché solo così si migliora, ma cerchiamo in ogni caso di essere realisti”, commenta il docente; e prosegue con delle delucidazioni in merito all’invasione dei modelli culturali importati dalla civiltà d’Oltreoceano: “di cultura americana siamo pieni fino al collo, forse molto più di quanto siamo pieni di cultura inglese. È diffuso lo stereotipo secondo il quale l’inglese britannico sia al centro del mondo, quando in realtà ora come ora gli inglesi più diffusi sono quello indiano, sudafricano… mentre i media dalla musica alla televisione comunicano con l’accento americano. Di tanto in tanto, mi ritrovo a chiacchierare con i miei studenti di serie televisive o di politiche americane senza che loro abbiano mai sostenuto un esame di Media o di Storia politica, ma se vediamo il telefilm di turno conosciamo il modo in cui si eleggono i presidenti americani più di qualcuno che l’ha studiato”. 
Anche il corso di Letteratura Americana è di tipo intensivo, poiché “non è un monologo frontale del docente alla fine del quale si tirano le somme. Ogni due settimane, infatti, assegno una domanda e in una pagina gli studenti devono rispondere criticamente. Tant’è che l’esame finale risulta una passeggiata per chi segue. Già a leggere dei testi in inglese si fa una fatica pazzesca. A me interessa che si leggano anche poche pagine ma con la massima attenzione ai dettagli, perché vorrei che i miei studenti imparassero ad apprezzare l’arte della letteratura”, conclude il prof. Bavaro.
Sa.Sa.
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