Un lavoro di squadra

Un team composto da trentasei giovani. Dietro al convegno Bio-universe c’è stato un vero e proprio lavoro di squadra. Ai dottorandi di Biotecnologie industriali non è rimasto che tirare le somme dell’incontro del 30 gennaio. Un bilancio in merito porta la firma di Lucia Laura Giordano: “Abbiamo ricevuto i complimenti di tutti i relatori e dei presenti, ma quelli che ci hanno fatto più piacere sono stati quelli del Professore Sannia. Ci ha detto che è molto orgoglioso e fiero di noi e che è rimasto piacevolmente sorpreso dalla nostra professionalità e dalla nostra capacità di lavorare in gruppo”. Le soddisfazioni sono state importanti, come sottolinea Rosa Gaglione: “è stato bello vedere il grande spirito di confronto fra persone diverse per background scientifico. Abbiamo compreso che lo spirito di gruppo è ciò che consente di puntare in alto, sempre. La difficoltà è stata la fase di ingranaggio. Tante piccole idee sommate alla poca esperienza ci hanno messo a dura prova inizialmente”. Un’occasione per imparare cose nuove, quindi, compreso affrontare gli intoppi. Su questo, Salvatore Fusco: “gli imprevisti sono iniziati già due giorni prima del convegno, quando siamo stati avvisati che la Sala Azzurra era inagibile. Poi, grazie alla nostra determinazione e al generoso intervento del professor Piero Salatino – Presidente della Scuola Politecnica e delle Scienze di Base -, siamo riusciti ad ottenere l’utilizzo di una sala addirittura più grande, l’aula Carlo Ciliberto”. Il tempo, quello meteorologico, è stato tiranno: “Ciononostante, 220 partecipanti ci hanno raggiunto”. L’esperienza è servita anche per integrare le conoscenze acquisite all’università. A tal proposito, Paola Cicatiello: “Il poterci relazionare con professionisti del settore è stato un modo per metterci in gioco e per acquisire nuove competenze”. Ancora più diretto Marco Vastano: “abbiamo dovuto imparare a ‘venderci’ per presentare noi e la nostra idea. Questo ci ha insegnato cosa significa creare il tanto ricercato network di partner, prerequisito ormai essenziale per l’affermazione sul mercato anche del più valido progetto”. L’esito del lavoro si è tradotto in una vera e propria liberazione per Roberta Carpine: “Il risultato ottenuto ha decisamente messo ko tutti i dubbi e le perplessità che ci hanno accompagnato durante le prime riunioni organizzative”. Spunti importanti sono arrivati anche dall’incontro con le aziende. Lo ha ribadito Jane Politi: “credo che il confronto con le aziende ci abbia dato una grande lezione, che è quella di non doverci fermare alle nostre competenze, perché nel mondo delle biotecnologie industriali oltre a essere bravi tecnici bisogna anche sapersi ben rapportare al budget per poter fare ricerca valida e di qualità”. A farle da eco, Angela Avitabile: “ci sono tante realtà con cui confrontarsi, iniziative che possono offrire molto a noi giovani, bisogna quindi mettersi in gioco per ottenere qualcosa di valido per il nostro futuro”. Un futuro che dovrebbe riproporre eventi come questo. Invita a puntare ancora più in alto Alfredo Maria Gravagnuolo: “sarebbe bello poter discutere le idee sviluppate durante la giornata in una tavola rotonda finale formata da tutti gli esperti e dagli studenti”.
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