Un maestro di scienza e di teatro

Scienza e teatro per l’ultima lezione del prof. Gennaro Volpicelli, 74 anni, ordinario di Impianti Chimici ad Ingegneria, Facoltà di cui è stato  apprezzato Preside per 9 anni (dal 1990 al 1999). ‘Dallo scambiatore di calore a tubi concentrici a quello a tubi e mantello… ed oltre’ questo il titolo della lezione che si è svolta lunedì 7 maggio, presso l’Aula Magna Leopoldo Massimilla. Un titolo normale per un addio alla carriera fuori dal comune, rallegrato dalla verve e dall’umorismo del professore appassionato di arte e teatro. “Quando sei sul palco, in attesa che arrivi Gennaro, non vedi l’ora di scendere perché, da un momento all’altro, ti aspetti di vedere scintille e fuochi d’artificio” scherza il Rettore Guido Trombetti che non tralascia di salutare il collega che va in pensione rievocando gli anni di lavoro insieme nelle sedi istituzionali dell’Ateneo. “Da lui ho appreso molto, soprattutto nel periodo in cui siamo stati insieme in Senato Accademico. L’ho visto spesso coniugare cortesia e fermezza. È una dote rara ed ho cercato di apprendere da lui, per quanto possibile, l’arte dell’equilibrio”. 
La cerimonia ha registrato un pienone. Presenti all’incontro tante autorità accademiche: oltre al Rettore e al Direttore Amministrativo Maria Luigia Liguori, l’ex Preside della Facoltà Vincenzo Naso e l’attuale Edoardo Cosenza, decani e capiscuola – come Vittorio Betta, Elio Giangreco, Giuseppe Marrucci-, Presidi di altre Facoltà –Alberto Di Donato- laureati e studenti.   
“Cinquanta anni fa, quando ho iniziato la mia carriera, pensare ad un uditorio così straordinario, per la mia ultima lezione, sarebbe stato impensabile” dice il professore prima di cominciare. “L’argomento che tratterò, richiede vari richiami di meccanica e chimica ed ha sempre richiesto un certo sforzo per accattivare l’uditorio su questi temi così complessi”. Lo scambiatore è uno strumento che permette lo scambio tra due fluidi a diverse temperature, mantenendoli distinti. Lo scambio avviene attraverso una superficie. Il rapporto tra la superficie di scambio e le temperature dei due fluidi, fornisce il valore medio dello scambio di calore. Affinché lo scambio sia vantaggioso, è bene che avvenga controcorrente, perché la superficie offerta è minore. Vale una regola, quella dei sei decimi, la quale afferma che, se un impianto aumenta la potenzialità – e con essa la produttività – i costi si riducono in base ad un fattore proporzionale pari a 0,6. “Tutta questa astrusità è molto più prossima alla sensibilità comune di quanto possa apparire. Se si vuole cuocere un chilo di pasta, si può decidere se comprare un’unica pentola grande o due pentole piccole spendendo il doppio. Le massaie sanno bene come comportarsi in questi casi”, spiega il professore. Si trae vantaggio, dunque, quando le potenzialità sono maggiori. Se utilizziamo come parametri le velocità dei due fluidi, sarà necessario associare a questi valori le perdite di carico, l’energia che inevitabilmente si deve investire. “Il progresso dilata le potenzialità degli impianti e bisogna essere pronti a progettare delle strutture in grado di produrre quantità di calore molto maggiori rispetto a quelle previste per il modulo elementare” aggiunge il professore.  E continua la lezione.   
“Avete avuto modo di capire cosa ho insegnato e come. Questa cerimonia è una festa, ma ha un suo rituale e prevede che il conferenziere dica cosa farà dopo aver terminato la sua attività”, mentre parla il prof. Volpicelli si toglie la giacca, indossa un giubbotto sportivo e in un attimo il palco dell’Aula Magna si trasforma nella scenografia di Una bella trovata, commedia in un unico atto di Eduardo e Maria Scarpetta, un po’ riadattata ai tempi. Sul palco insieme al docente, Gaetano Continillo, Marisa Tecce, entrambi ordinari alla facoltà di Ingegneria dell’Università del Sannio, Antonio di Paolo, tecnico del CNR e l’amica Teresa Esposito. 
Al termine della rappresentazione, che ha scatenato applausi e risate, il prof. Volpicelli ha ringraziato la platea, la sua famiglia (i 50 anni di rapporto con la moglie “quanti i miei anni di docenza universitaria”) ed ha rivolto un pensiero alla memoria dei genitori – il padre morto a 99 anni “di nessuna istruzione ma di grande esempio morale”- e del suo maestro, Leopoldo Massimilla cui è intitolata l’aula Magna (“il mio maestro scientifico, a cui devo l’amore per la ricerca, l’esempio professionale ed etico-morale”). In conclusione, quasi una sorta di passaggio del testimone al prof.Piero Salatino –organizzatore della giornata- “continuatore di una scuola iniziata dal prof. Massimilla”. Al professore, un omaggio di studenti ed ex studenti di Ingegneria Chimica.
Simona Pasquale
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