V:Orienta alla Vanvitelli il 28 e 29 marzo

“L’orientamento universitario è un’attività fondamentale e strategica per le Università e per i giovani interessati ad intraprendere un percorso di questo tipo”. È il pensiero del prof. Giuseppe Paolisso, da 5 anni Rettore dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” che il 28 e 29 marzo, durante la manifestazione V:Orienta, presenterà tutta la propria offerta formativa a migliaia di studenti invitati nel moderno Aulario di Santa Maria Capua Vetere. “Uno dei principali problemi in Italia riguarda le motivazioni con cui lo studente si iscrive all’Università”, continua il Rettore, “queste sono varie, possono essere di origine culturale, sociale, con aspettative economico-finanziarie, o più semplicemente finalizzate all’attività lavorativa. Molte volte, però, il Corso di Laurea viene individuato senza avere chiara conoscenza di quelle che possono essere difficoltà, vantaggi e svantaggi di un determinato percorso didattico, e frequentemente si va incontro ad un ritardo nel conseguimento del titolo di studio o ancora peggio all’abbandono. In entrambi i casi si genera un danno sociale ma anche economico per la famiglia”. 
Come si possono evitare questi problemi?
“Con la prevenzione, spiegando agli studenti quali sono, in rapporto alle loro esigenze ed aspettative, le reali opportunità che un Corso di Laurea può offrire non solo nella formazione ma anche relativamente alle prospettive occupazionali. Per cui l’orientamento oggi è l’unico sistema serio per far capire il giusto e reale abbinamento tra quello che si vorrebbe fare e ciò che viene offerto”.
L’Università “Vanvitelli”, a quasi 30 anni dalla sua istituzione, è ormai radicata nella provincia casertana. Quali risultati state ottenendo? “Abbiamo fatto una sorta di geolocalizzazione dei nostri studenti e si è visto che oltre l’85% degli iscritti è residente nel raggio di 40 chilometri dal Dipartimento dove studia. Questo perché siamo presenti sul territorio, impegnati nella terza missione e nella comunicazione, coinvolgendo anche personaggi di alto livello. L’Ateneo sta dando prova di grandi capacità e sta contribuendo alla crescita del territorio. È un percorso lento ma dai risultati notevoli”.
“Siamo attrattivi 
semplicemente 
per quello 
che facciamo”
Vi rivolgete solo a studenti del territorio casertano?
“Assolutamente no. Abbiamo studenti provenienti da tutta la Campania e da altre regioni, ma non solo. L’attività legata all’internazionalizzazione funziona molto bene. Da noi, per esempio, studia una folta comunità di israeliani, in costante crescita, che hanno una grande considerazione della nostra offerta formativa. Tutto questo senza fare il cosiddetto ‘marketing dello studente’. Siamo attrattivi semplicemente per quello che facciamo”.
Il suo Ateneo quest’anno ha avuto un incremento degli iscritti del 4,5%, in media con la crescita italiana. Cosa spinge un giovane a scegliere l’Università Vanvitelli?
“Probabilmente la particolare attenzione verso gli iscritti. Li supportiamo con numerosi servizi e sosteniamo i talentuosi nello studio, nella ricerca e nella fase di approccio al mondo del lavoro”. 
Come lo fate?
“In Italia ci sono pochi Atenei che stanno investendo sui giovani come lo facciamo noi. In tre anni abbiamo investito 41 milioni di euro di nostre risorse, abbiamo reclutato 303 giovani a vario titolo (borse, assegni di ricerca e ricercatori) e acquistato nuove tecnologie. In questo momento abbiamo in essere due azioni che prevedono l’assegnazione di 50 assegni triennali per una spesa di 3 milioni e 750 mila euro ed un bando di ricerca interateneo di 9 milioni di euro. Inoltre, abbiamo ampliato la no tax area. Lo scorso anno l’investimento è stato di 5 milioni di euro in aggiunta alle borse di studio e altre iniziative di supporto”.
Dove trova queste risorse?
“Ho una certa attitudine a gestire. Nei primi due anni del mio mandato rettorale ho dovuto tagliare gli sprechi, sistemare il bilancio e trovare i meccanismi per attrarre risorse. Ho avuto successo! Non è stato facile ma una politica di crescita si fa solo con gli investimenti e non a risorse zero o con altre forme di incentivazione. Gran parte di quello che abbiamo ottenuto è stato destinato a ciò che secondo me è il core business dell’Università: la ricerca. Anche dalla VQR, la valutazione della nostra attività di ricerca, abbiamo guadagnato posizioni significative e uno dei motivi per cui oggi possiamo investire così tanto è che avendo migliorato le performance c’è stata una maggiore contribuzione da parte dello Stato. Un incremento di finanziamento tra i 5 ed i 7 milioni all’anno, tutto reinvestito in ricerca”.
Interventi che hanno portato anche al riposizionamento dell’Ateneo nelle varie classifiche che spesso maltrattano gli Atenei del sud?
“Le diverse graduatorie e classifiche non saranno mai variate, nè per noi nè per la Federico II, per esempio, perché classifiche come quelle del Censis si basano su indicatori che non hanno nulla a che vedere con la ricerca e con la didattica. Si verifica, per esempio, la frequenza della presenza del Rettore dell’Università su Twitter, quanti laureati poi lavorano sul territorio, il numero delle residenze dell’Università. Da noi il problema lavoro è noto a tutti e non abbiamo residenze, per farne una occorrono almeno 10 anni. Voglio dire, è chiaro, posso fare tutti gli investimenti possibili, in settori che possono essere fondamentali per l’Università, anche se nella partita metto 100 milioni di euro non potrò mai recuperare il gap”.
Un Corso di Laurea 
professionalizzante 
dal prossimo anno
Quali anticipazioni per il prossimo anno?
“Punteremo sempre più sulle matricole, sarà attivato un nuovo Corso di Laurea professionalizzante in Ingegneria Edile e dell’Ambiente e spingeremo i Corsi in lingua inglese, come quello in Medicina che è sempre più frequentato. Siamo partiti quando ero Preside con 7 iscritti, ora ne abbiamo 80, stranieri ed italiani”.
Per quanto riguarda Medicina, l’argomento test di accesso e carenza di medici è all’ordine del giorno, spesso emergono anche soluzioni fantasiose al problema. Cosa ne pensa?
“Da tempo il rapporto tra chi fa la domanda di accesso ad un Corso di Laurea in Medicina e chi riesce ad entrare è di 1 a 8, grosso modo per 10.000 posti si presentano 80 mila candidati. Il problema è che nella stragrande maggioranza dei casi questi giovani non hanno il background idoneo per poter fare questo tipo di studi e non sono sufficientemente informati. L’eliminazione del numero chiuso a Medicina è chiaramente impossibile per motivi economici e procedurali: economici perché costerebbe un bagno di sangue alle Università e al Ministero, procedurali perché metterebbe la Scuola di Medicina italiana fuori dall’Europa perché ci sarebbero dei canoni non più rispettati”.
Tra l’altro, questo non è neanche il vero problema che ha portato alla carenza dei medici. Giusto? 
“Il problema di medici si risolve con il finanziamento delle Scuole di Specializzazione e non con l’aumento del numero chiuso a Medicina, che comunque ci sarà perché i Rettori hanno già dato prova e testimonianza come Crui al Ministero di voler aumentare il numero chiuso a Medicina, quest’anno ci sarà un aumento del 20%, è stato deliberato. Dovremmo stare quindi intorno alle 12.000 ammissioni invece delle 9700. Per risolvere il problema bisogna intervenire dopo la laurea, è lì che c’è il vero imbuto. Va aumentato il numero degli specializzandi, bisogna incrementare di molto le borse per le Scuole di Specializzazione. Per fare questo, però, occorre la copertura finanziaria da parte del Governo che al momento manca, anche se devo dire che quest’anno ci sarà un’aggiunta di 900 unità che sono solo il 10% di quanto effettivamente occorre”.
Di recente è partita a San Leucio anche ‘Officina Vanvitelli’, uno spazio dedicato al post-laurea nel settore del Design per la Moda. A cosa punta? 
“Questa è una delle iniziative attivate per accompagnare i giovani nel difficile percorso post-laurea. C’è un grande movimento di supporto anche da parte delle Istituzioni e di Confindustria Caserta che ha capito l’importanza e l’incisività di queste nostre azioni nel dare vigore alle attività commerciali del territorio. La politica che noi stiamo seguendo è che tutti i giovani sono i benvenuti, ma coloro che hanno talento culturale, talento nel generare progetti e così via, siamo pronti a sostenerli e fare investimenti significativi”.
Gennaro Varriale
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