Agricoltura verticale, un Premio per Margherita Taliercio

Racconto a tutto tondo sul percorso universitario di una laureanda Magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie innamorata del luogo in cui studia

Margherita Taliercio, studentessa iscritta al secondo anno della Magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie, è tra i vincitori del Premio ‘Gian Paolo Tosoni’ assegnato a giovani studenti iscritti ai Corsi di Laurea dei Dipartimenti di Economia, Giurisprudenza e Agraria degli Atenei italiani. Margherita ha prodotto un elaborato inedito nell’ambito della tematica Agricoltura urbana e vertical farming. Il premio è stato consegnato durante il convegno ‘L’impresa agricola tra delega fiscale e nuove opportunità di sviluppo’, tenutosi il 4 settembre a Gonzaga (Mantova) e organizzato dalla Fondazione per gli studi giuridici e fiscali in agricoltura Gian Paolo Tosoni.

Venticinque anni, un esame e la tesi che la separano dalla laurea, si racconta ad Ateneapoli. “Ho partecipato al concorso – dice – perché era una possibilità di guadagnare qualcosa. Ad uno studente fa sempre comodo. Il primo premio era di 2500 euro. Il secondo, quello che ho vinto io, di 1500 euro. Dovevamo consegnare un elaborato su temi a scelta. Io ho parlato di agricoltura verticale”. In cosa consiste? “In una pratica che in alcuni Paesi, per esempio in Olanda, è molto sviluppata. Qui al Sud meno perché abbiamo il sole. È un’agricoltura che si pratica al chiuso, in serra, e sfrutta gli spazi in verticale. Si coltiva su più livelli sovrapposti. Come ogni cosa, è una pratica che ha anche i suoi svantaggi, i suoi costi ambientali, il suo impatto. In ogni caso è una opportunità di ridurre l’utilizzo di spazio”.
La partecipazione al concorso è stata per la studentessa l’occasione di addentrarsi in un nuovo percorso. “Non mi ero mai appassionata al tema dell’agricoltura verticale ed al chiuso. L’ho fatto mio per questa occasione”. L’elaborato, piazzatosi al secondo posto e premiato, è stato consegnato da Taliercio alla giuria circa tre mesi fa. “La premiazione è stata interessante perché c’erano rappresentanti di varie realtà di ottimo livello. Penso tra le altre a Coldiretti, a Il Sole 24 Ore, a Confagricoltura e alla stessa Fondazione Tosoni. Molti gli agronomi presenti. Ho avuto anche l’opportunità di conoscere la Fiera millenaria di Gonzaga”.
Incassato il riconoscimento, Taliercio si concentra sull’ultimo tratto del suo percorso di Laurea Magistrale. Spiega: “Sono ancora in debito dell’esame di Macchine Agricole e vorrei chiedere la tesi di laurea in Economia Agraria al prof. Giovanni Cicia. Seguo il curriculum sulla sostenibilità e vorrei approfondire gli aspetti connessi al sistema agroalimentare. Economia Agraria è l’esame che più mi è piaciuto anche grazie alla capacità del docente di portarci nel cuore degli argomenti più tecnici quasi raccontandoci storie, colloquiando”.

“È un posto incantevole, meraviglioso”

Un passo indietro, fino al momento in cui, da diplomata al liceo scientifico, decise di immatricolarsi ad Agraria. “Ho scelto ad occhi chiusi – racconta – perché una volta che mi sono ritrovata alla Reggia di Portici mi sono detta: starò qui qualunque cosa si studi. È un posto incantevole, meraviglioso. Lo raggiungo in Circumvesuviana da Napoli e posso assicurare che la sensazione che si prova passando nel giro di pochi minuti dal caos della Circum al bosco della Reggia è qualcosa di difficile da descrivere. Incontro i pavoni, le galline selvatiche, i conigli. Respiro profumi, vedo insetti. Uno spettacolo.

Agraria per Margherita è stato però forse anche un po’ un percorso dettato dalle esperienze d’infanzia. Sono cresciuta – ricorda – in provincia di Avellino dove la mia famiglia tuttora ha un pastificio. Vivevo al primo piano del pastificio e respiravo odore di pasta e grano”.
L’esperienza della Triennale è stata positiva: “Sono stata contenta di averla scelta, mi sono trovata davvero bene”. Quanto alla Magistrale: “Forse mi sarei dovuta orientare più sul prodotto trasformato, magari avrei dovuto iscrivermi a Scienze e Tecnologie Alimentari. Non saprei. O forse sarei dovuta andare via per conoscere un approccio diverso. In un’altra città, in un altro Ateneo. D’altro canto devo riconoscere che qui i professori sono molto stimolanti. Spesso sono fantastici e disponibili. Non ho mai avuto problemi in questo senso. Ho sempre incontrato docenti contenti di comunicarci quel che fanno, di metterci a conoscenza della loro ricerca. Non è poco perché capire cosa si muove nell’ambito della ricerca aiuta molto anche noi studenti ad orientarci e ci stimola ad approfondire alcuni ambiti ed alcuni aspetti delle discipline”.

Relativamente alle strutture, va avanti nel racconto della sua esperienza, “sicuramente manca una mensa. Ce ne lamentiamo un po’ tutti qui ad Agraria da anni. Devo anche dire che per fortuna le pizzerie e le rosticcerie dislocate a poca distanza dal Dipartimento hanno prezzi abbordabili. Si può mangiare con poco”.
La caratteristica degli studenti di Agraria? “Lo spirito di squadra. In particolare prima del Covid. Una bella comunità. Aggiungo che, rispetto a quando mi sono immatricolata, il numero di iscritti è aumentato, perché l’offerta didattica di Agraria si è espansa, e si è diversificata la provenienza degli studenti. Proprio oggi (25 settembre n.d.r.) si è svolta la giornata di accoglienza delle matricole. Ho verificato che arrivano da noi ragazze e ragazzi con trascorsi molto eterogenei, prima, invece, soprattutto persone che erano cresciute in contatto con una realtà agricola ed avevano frequentato istituti agrari. Ora tanti nuovi immatricolati provengono dal liceo scientifico o dal classico”.

Ai nuovi iscritti suggerisce di non considerare l’Università come un esamificio: “È molto di più. Gli anni che trascorrerete qui sono quelli nei quali sarete più aperti a stringere connessioni e relazioni, a sperimentare, a mettervi in gioco. Non ci sono ancora figli o famiglie”. Il futuro di Margherita? “Non ho le idee chiarissime. So che devo ancora imparare molto. Mi piacerebbe, dopo la laurea, un’esperienza lontano da casa, per capire cosa accade fuori. Non escludo di lavorare poi nell’azienda di famiglia, ma vorrei apportare ad essa qualcosa di nuovo, valore aggiunto grazie a quello che ho imparato ad Agraria”.
Fabrizio Geremicca

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