Cultura antimafia, una nuova delega alla Federico II

Responsabile il prof. Stefano D’Alfonso, 

docente di Istituzioni di Diritto Pubblico a Scienze sociali

Il prof. Stefano D’Alfonso, cinquantacinque anni, docente di Istituzioni di Diritto Pubblico presso il Dipartimento di Scienze sociali, ha ricevuto dal Rettore Matteo Lorito la delega alla cultura dell’antimafia. Un unicum, o quasi, nel panorama degli Atenei italiani. “Diverse sono le Università – dice D’Alfonso, consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre associazioni criminali, anche straniere nella XVII e XVIII legislatura – che prevedono deleghe in tema di legalità. Tradizionalmente le formulazioni utilizzate sono delega a: legalità, trasparenza e parità di diritti; educazione alla legalità; diritti e legalità; educazione alla legalità. Il Rettore ha ritenuto che sussistessero specifiche ragioni per porre al centro della delega un oggetto nuovo e specifico qual è quello della cultura dell’antimafia. A questa scelta si è giunti in considerazione di un lungo percorso compiuto dagli Atenei italiani e dall’Università Federico II”. Spiega: “Da alcuni anni è stato avviato un percorso culturale, istituzionale e politico che vede l’università italiana acquisire maggiore consapevolezza circa il proprio ruolo nel sistema antimafia, in cui, in contrapposizione al sistema mafioso, operano attori istituzionali – come la magistratura, le forze dell’ordine, la Commissione parlamentare antimafia, la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo e la Direzione investigativa antimafia – e della società civile – quali le associazioni antimafia (si pensi a Libera) o antiracket, la Chiesa”. Questo percorso nasce anche su impulso  della Federico II – che ha sviluppato una serie di progetti con la Conferenza dei Rettori e la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e delle altre associazioni straniere della XVII legislatura – e di altri Atenei italiani. In particolare, prosegue il prof. D’Alfonso, “in attuazione del primo Protocollo stipulato dalla CRUI e dalla Commissione parlamentare antimafia, la Federico II ha avviato un percorso scientifico-istituzionale che ha condotto a fotografare, per la prima volta in Italia, le attività di formazione (dagli insegnamenti, ai master, ai dottorati di ricerca e ai corsi di laurea), di ricerca e, in parte, di Terza missione. Ha inoltre contribuito alla definizione di una piattaforma politico-accademica sul ruolo delle università nel sistema antimafia, che in parte ritroviamo nel volume ‘Mafie e libere professioni. Come riconoscere e contrastare l’area grigia’. Io sono uno degli autori. Gli altri sono il rettore Manfredi ed il magistrato Aldo De Chiara. Il libro è stato edito da Donzelli nel 2018 nella serie ‘Mafie e corruzione’”. Prosegue: “Successivamente, nel 2021, è stato pubblicato, nella stessa serie, il volume ‘L’università e la ricerca sulle mafie’. È stato curato da me e da Gaetano Manfredi. Nel 2022 è stato poi tradotto in lingua inglese e pubblicato con Federico II University Press – Fedoa (University in the Fight against Mafias. Research, Teaching and Training). Entrambi i volumi sono open access nel sito della CRUI”. Contestualmente è stata realizzata con la CRUI, attraverso il sistema IRIS, la prima Anagrafe dell’insegnamento e della ricerca in tema di mafie, alla quale hanno aderito sessantaquattro Atenei: “Attraverso ricerche per parole chiave, sono immediatamente individuabili i contributi degli studiosi di tutti i settori scientifico-disciplinari. Numerosi studiosi italiani di diversi Atenei hanno collaborato al progetto strutturando una piattaforma conoscitiva e critica che consente di avviare un processo integrato a sostegno di una nuova e consapevole politica antimafia e per la legalità”. La Federico II nel 2021 è stata audita in Commissione parlamentare antimafia: “In quella circostanza si è ragionato sull’importanza del ruolo dell’università nel sistema antimafia e sulle nuove prospettive in termini di insegnamento, ricerca e terza missione: l’università forma i giovani, la futura classe dirigente del Paese, dialoga con la società civile, fornisce contenuti scientifici a tutti gli attori istituzionali, del mondo dell’impresa, del sociale, degli ordini professionali”. A valle di questo percorso, dunque, l’Ateneo ha previsto una specifica delega sul tema della cultura antimafia. “Una delega analoga è da tempo presente nell’Università di Milano, tra gli Atenei maggiormente impegnati in materia di mafie, che ha nominato come delegato il prof. Nando Dalla Chiesa, tra i più autorevoli studiosi del tema”. Quali saranno le prime iniziative? “L’idea è di parlare con gli altri colleghi che si occupano di queste tematiche per un percorso che sia partecipato. Sono molti e distribuiti in vari Dipartimenti: Economia, Scienze sociali, Giurisprudenza, Scienze politiche ed altri ancora. Il metodo sarà il più possibile partecipato per definire le diverse iniziative. Sia quelle nell’ambito dell’insegnamento e dell’attività di ricerca, sia quelle relative alla Terza Missione. Per esempio quelle rivolte alle scuole”.

Fabrizio Geremicca

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