Dario, 26 anni, laurea in  Aerospaziale, dottore di ricerca in Arabia Saudita

Si occupa di immagini satellitari applicate allo studio dell’oceano e dei coralli

Tra un tuffo nelle profondità marine e un lancio con il paracadute, con l’aiuto dei droni e delle immagini satellitari mappa la barriera corallina nel Mar Rosso. Dario Scilla ha realizzato un sogno. Ventiseienne ingegnere aerospaziale napoletano, desideroso di imparare ed entusiasta di essere coinvolto in nuovi progetti, ha raggiunto il suo obiettivo: raccogliere il bagaglio di conoscenze tanto duramente costruito all’università e portarlo in giro per il mondo. “In questo momento mi trovo alla Kaust University in Arabia Saudita, nei pressi di Gedda, dove ho appena cominciato un dottorato della durata di cinque anni in Scienze dell’Ambiente e Ingegneria nell’ambito del quale mi occuperò di remote sensing, cioè immagini satellitari applicate allo studio dell’oceano e dei coralli per osservarne l’evoluzione e la crescita nel tempo. In Arabia Saudita è un buon momento per questo tipo di attività. Stanno partendo tante iniziative per il clima e l’ambiente, con una grande attenzione agli ecosistemi terrestre e marino”,racconta ad Ateneapoli.È a più di quattromila chilometri da casa. Laureato a febbraio 2022, ad aprile, “dopo aver appena firmato a Napoli un contratto a tempo indeterminato con l’azienda con cui avevo svolto il tirocinio, sono stato chiamatoa Varsavia per una posizione di operatore satellitare. Non ci ho pensato due volte”. Stava inviando candidature dall’ovest all’est dell’Europa, “perché volevo fortemente un’esperienza all’estero che durante il percorso universitario mi era mancata a causa del Covid. Con la Kaust, ispirato da un collega, avevo sostenuto un colloquio esattamente il giorno dopo la seduta di laurea, ma poi non ne avevo saputo più nulla. Un po’ a sorpresa sono stato ricontattato alla fine della scorsa estate, quindi mentre ero in Polonia, e ho deciso di chiudere di nuovo le valigie e partire”.

“Aerodinamica fu un incubo”

La sua storia universitaria: “Quando fu il momento di decidere per l’Università – ricorda –tentennai tra Medicina e Ingegneria. È naturale, alla fine del liceo non si hanno tutte le carte in regola per scegliere consapevolmente. Optai per Ingegneria, perché mi piaceva l’idea di un professionista che ama la matematica e la sa applicare concretamente, e per il ramo aerospaziale visto che lo spazio, insieme al cambiamento climatico, è il futuro. Sul suo percorso: “All’inizio fu veramente difficile. Si entra in un mondo in cui non ci sono più punti di riferimento e quanto imparato al liceo, ad esempio in termini di metodo di studio, non basta. Spesso finivo all’ultimo banco, non riuscivo a seguire benissimo e poi dovevo studiare da solo a casa. Avevo provato anche con le ripetizioni private, salvo scoprire che non facevano per me”. Analisi Matematica I e Fisica I gli esami che lo hanno messo in difficoltà da matricola, “ma pure il secondo anno non fu una passeggiata. Avevamo dieci esami, cinque il primo semestre e cinque il secondo, tantissimi, e le materie diventavano sempre più difficili. Aerodinamica fu un incubo. Sono riuscito comunque a laurearmi in corso, nell’ultima sessione utile, con 102. Non mi interessava il massimo dei voti, ma concludere in tempo, per proseguire”. La Magistrale, con focus sullo spazio, è andata meglio. Sapevo cosa aspettarmi, anche se avrei apprezzato un po’ di scelta in più negli esami e invece sudai parecchio su alcuni piuttosto lontani dai miei interessi. Mi sono laureato con 108. Il punto, dice, non è il libretto degli esami impeccabile, ma avere un obiettivo chiaro. Il mio era trovare un lavoro e andare all’estero. E poi è importante sapersi vendere ai colloqui con le aziende, valorizzando il proprio percorso. Nel mio caso tutto è partito dal tirocinio durante il quale ero riuscito a coltivare interessi ulteriori rispetto al progetto assegnato, come intelligenza artificiale e machine learning che all’università erano trattate poco”. Non c’è storia senza fallimento: “È importante che si capisca e si accetti. Non so quanti esami ho fallito e ho dovuto ripetere, almeno una decina, ma non ho mai drammatizzato. Tornavo a casa e mi rimettevo a studiare, un esame alla volta, perché non riuscivo a concentrarmi su due programmi diversi contemporaneamente. È umano”.

In Arabia Saudita, ora, ha trovato la sua dimensione: La Kaust è un micro mondo a sé, una cittadella in stile americano in cui abbiamo a disposizione praticamente ogni servizio, dal cinema agli spazi ricreativi e per gli sport. Affaccia sul Mar Rosso e io posso approfittarne per nuotare ogni giorno. Un po’ di tempo fa, invece, sono andato a Dubai dove ho provato il paracadutismo. Il contesto universitario è molto internazionale. Nel mio gruppo di ricerca ci sono colleghi dall’America Latina e dalla Cina, io sono il più giovane e l’unico europeo”. Quanto al Paese, è in atto una profonda trasformazione. Qualche anno fa la polizia religiosa impediva alle donne di camminare senza velo mentre ora, a Gedda, le si vede a capo scoperto e non è un problema. Poi, certo, la cultura è profondamente diversa dalla nostra, intrisa di religiosità, infatti nel campus si sente il canto dalle moschee cinque volte al giorno, nelle ore di preghiera. E non dimentichiamo il clima. Ora ci sono 36 gradi e in estate potremmo arrivare ai 49 con un tasso di umidità dell’80%”. Il suo consiglio agli studenti più giovani: Imparare a farsi valere. Essere consapevoli delle proprie qualità e non svendersi per la paura di non essere all’altezza. Il rischio, altrimenti, è di ritagliarsi una nuova comfort zone in questa consapevolezza e di non riuscire più ad uscirne”.

Carol Simeoli

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