La ricerca e il salvataggio in mare, lezione dell’Ammiraglio Vella

La ricerca e il salvataggio in mare, lezione dell’Ammiraglio Vella

Iniziativa seminariale del prof. Andrea La Mattina, docente di Diritto della Navigazione

Ricerca e salvataggio in mare. Un tema di attualità soprattutto dopo l’onda emotiva suscitata dal naufragio di migranti a Cutro. Se n’è parlato nell’incontro in relazione all’evoluzione della normativa e dei nuovi assetti organizzativi (articoli 69 e 70 del Codice della navigazione) in un incontro organizzato dal prof. Andrea La Mattina, docente di Diritto della Navigazione a Giurisprudenza, promotore anche di altre due giornate (il 15 e 21 marzo) dedicate rispettivamente al “Sistema del trasporto aereo in Italia” e ai “Profili applicativi del finanziamento navale e aeronautico”. A presiedere il seminario, che si è svolto il 28 marzo presso la Direzione Marittima della Campania al Molo Carlo Pisacane, l’Ammiraglio Ispettore (CP) Pietro Giuseppe Vella, accompagnato da un quartetto di ufficiali della Guardia Costiera. Il Comandante, accolto da un pubblico di laureandi in Giurisprudenza e giovani allievi dell’Accademia Aeronautica, pone da subito l’attenzione sul Codice della navigazione nel sistema delle fonti della materia e soprattutto sui suoi limiti in merito al discorso del salvataggio. Il soccorso, prerogativa dell’Autorità marittima secondo il Codice, è una responsabilità per noi in quanto ente pubblico. Noi abbiamo il diritto e il dovere di esercitarlo e ciò discende proprio dagli articoli 69 e 70. Il primo dei quali fa capo al soccorso a navi in pericolo e naufraghi, mentre il secondo all’impiego di navi per il soccorso. Non proprio scritti perfettamente a mio avviso. Formule forse troppo teoriche”, esordisce l’Alto Ufficiale. “Vi è poi l’art. 1113 che promulga formule sanzionatorie per i soggetti che invece non prestano aiuto, dunque responsabili di omissione di soccorso. Anche se credo che ciò che faccia davvero la differenza, secondo anche le esperienze di qualche collega, sia l’art.40 2 comma del Codice penale per accusa di cagione. Accettare certe situazioni non è facile. Il Mediterraneo ad esempio è un mare molto trafficato, soprattutto dalla parte dell’Italia. Si crea l’esigenza di individuare un sistema di ricerca e salvataggio in mare adeguato al maggior carico di traffico marittimo”, continua. Ci sono tante norme internazionali che si occupano della sicurezza. La Convenzione di Amburgo del 1979 è il primo ente internazionale ad esempio ad introdurre un sistema molto importante, ossia quello che porta alla suddivisione del mare in reti. Ogni Stato ha un’area di responsabilità. Per quanto riguarda l’Italia essa è di 500 mila chilometri quadrati, quasi il doppio del territorio nazionale. Ciò comporta tanto impegno ma anche rischio per la nostra Penisola. Ci sono situazioni che purtroppo non sempre vanno a buon fine”. Circoscrizione dettagliata poi per la rete organizzativa del S.A.R. (search and rescue) marittimo italiano che vanta una disposizione reticolare e un equipaggiamento specializzato, calibrati per ogni tipo di situazione. L’Ammiraglio Vella preme a sottolineare più volte il senso di dovere a cui il Corpo della Capitaneria di Porto deve sottostare. “Si ha l’obbligo di adoperarsi non appena si riceve una chiamata e, di solito, ogni intervento risulta risolvibile nel giro di minuti. L’importante è avere chiarezza della comunicazione e della ricerca di soccorso”, conclude. Per i saluti, il prof. La Mattina non esita a rinsaldare il concetto: “È stata una panoramica davvero importante sia per la funzione del Codice e dei suoi limiti che poi per l’oggetto della lezione. Quello che secondo me è stato più importante sono gli spunti dati, la chiarezza con cui l’Ammiraglio ha manifestato la responsabilità rispetto a questo Istituto. È veramente un messaggio che in questo momento mi sembra essenziale, cioè che la Guardia Costiera non si sottrae alle sue responsabilità e mi faceva piacere che i miei studenti toccassero con mano una testimonianza di questo livello, la più grande che si possa dare a dei giovani studiosi”.

Le domande degli studenti

Gli studenti hanno poi dato voce a quesiti e curiosità poste all’Ammiraglio.
In merito alle aree di competenza delle diverse Capitanerie, è mai capitato un caso in cui ci si sia stata una segnalazione di avaria di una nave sulla linea di confine comprendente due Comandi diversi? In quel caso come funziona il soccorso?
“Ad assumere il coordinamento iniziale è sempre il Comando generale, poi, in base ai mezzi dell’uno e l’altro Comando, si fa intervenire chi più utilmente può portare soccorso. C’è sempre un principio di concretezza. Prima si arriva meglio è. Il mare spesso è agitato e operare in quelle condizioni è anche difficile. Molte volte agiscono più mezzi, uno si posiziona sopravento poiché dalla parte sottovento il mare diventa più gestibile. Se è così grave si fa avvicinare una nave, ubicata strategicamente, la quale crea un ridosso e si opera in questa funzione. Il mare è difficile. Personalmente, se prima lo rispettavo ora lo temo, più anni passano più questo timore aumenta. Bisogna essere prudenti”.


Quali sono i casi nei quali la Capitaneria ha bisogno di mezzi di diversa amministrazione, dunque con competenze differenti, come quelli ad esempio dell’Aeronautica, che spesso vadano a completare le operazioni di salvataggio?
“La collaborazione è sicuramente un valore aggiunto, quando c’è collaborazione con tutti gli altri enti dello Stato, in particolare tra noi militari, c’è l’opportunità di raggiungere il successo il prima possibile. I mezzi dell’Aeronautica sono abbastanza ben strutturati e molto spesso sono stati chiamati per svolgere operazioni da lontano, per prendere ad esempio i feriti a bordo di qualche nave da crociera, soggetti infartuati. La loro partecipazione è inoltre richiesta in situazioni più complesse in cui sono presenti numeri alti. È importante poi soprattutto negli interventi di ricerca che spesso sono i più complessi data l’enorme estensione marina. I mezzi aerei in questo caso aiutano prima ad individuare e di conseguenza a soccorrere”.


Una domanda che va un po’ oltre il nozionismo giuridico. Qual è stato, nella sua esperienza professionale, l’intervento nell’ambito cooperativo del quale va più fiero?
“Ho fatto degli interventi di coordinamento ordinari, numeri molti vasti. Gli interventi più tortuosi sono quelli in genere caratterizzati da un incidente grave come, ad esempio, un incendio oppure contesti in cui la nave non governa, in quel caso bisogna coordinare sia i mezzi aerei sia i mezzi navali. Personalmente e fortunatamente non mi sono mai ritrovato in queste situazioni. Quando mi è capitato un quadro più difficile ero a Trapani solo come Ufficiale di Ispezione e ho assistito allo scoppio di una nave frigorifera, lì abbiamo dovuto coordinare gli interventi e mi sono assicurato di chiamare quante più ambulanze possibili messe a disposizione dalla città, le quali tuttavia non bastavano per il numero di feriti. Alcune hanno dovuto fare più viaggi. Il soccorso a mare, dunque, deve ovviamente avere una finalizzazione a terra e molto spesso in queste difficili condizioni bisogna portarlo a termine”.


Giovanna Forino

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