Lavorare nella UE, incontro a Scienze Politiche

“Con lo studio, l’impegno e l’entusiasmo si arriva ovunque. Per avere successo non è necessario uscire da Harvard ma basta una grande università pubblica del meridione d’Italia. Lei è stata letteralmente una mia discepola in un momento particolare della mia carriera, nonché la prima laureata Magistrale con me nel 2015”. Così il prof. Settimio Stallone, Presidente dei Corsi di Laurea in Scienze Politiche e in Relazioni Internazionali, ha presentato, il 16 maggio, la dott.ssa Francesca Di Giorgio nell’ambito di “Back to University. Carriere, profili, knowledge e skills per lavorare nella UE”, iniziativa ideata dal Dipartimento di Scienze Politiche.
Di Giorgio, attualmente Legal Officer della Commissione Europea, e quindi impegnata nella gestione, nell’analisi e nell’individuazione degli obiettivi strategici della Commissione, ha incontrato gli studenti per illustrare loro quelle che sono state, e che sono tuttora, le sue esperienze nell’ambito delle Istituzioni.
“Questo incontro è una grande opportunità perché le Nazioni Unite e l’Unione Europea non spiegano molto con quali modalità si può accedere a questo mondo. Dovete sapere, invece, che nei sei mesi post laurea le Agenzie governative aprono a dei tirocini. Quando intrapresi questo percorso, lo svolsi nell’ambito della protezione dei dati. Attivando poi un apprendistato in una Pubblica Amministrazione del vostro Paese, l’accesso alle Organizzazioni Internazionali diventa più agevole. Il mio consiglio è quello di sondare le occasioni direttamente sul sito delle Nazioni Unite, perché lì ci sono tante opportunità che si possono cogliere. Dovete considerare inoltre che c’è molta prospettiva di carriera nelle Istituzioni Europee, in quanto è possibile circolare al loro interno fino ad un massimo di 12 anni per ogni Istituzione.
Se consideriamo che ne esistono ben 7, gli scenari potenziali diventano davvero tanti. Le ultime due alternative per avvicinarsi a questo ambiente infine sono sicuramente l’Erasmus Plus e EPSO (Ufficio europeo per la selezione del personale). In particolare, presso quest’ultimo, ci sono ogni mese tante posizioni aperte”.
Gli studenti, incuriositi dagli scenari presentati dalla relatrice, hanno successivamente colto l’occasione per porre alcune domande.
C’è un periodo di formazione? “Assolutamente sì, e dirò di più. I tirocini nelle Istituzioni consentono di portare a termine molte esperienze lavorative. Fai tanto e impari tanto. Attualmente sono io a formare i tirocinanti e capita spesso che conferisca incarichi importanti, quando mi interfaccio con loro. Un fattore che ho notato a tal proposito: negli ultimi anni i ragazzi sono più preparati”.
Come funzionano i colloqui? “Dipende molto dal candidato. A me posero domande in francese per verificare effettivamente le competenze dichiarate, ma generalmente dal tirocinante non si aspettano grandissime conoscenze. Viene valutato piuttosto il modo in cui ci si approccia al colloquio”.
Quanto è importante conoscere le lingue? “Le lingue sono molto importanti per il mercato estero e in particolare per quello cinese. Noi tendiamo principalmente a parlare in inglese sul luogo di lavoro, ma non vi nascondo che conoscere il francese è un valore aggiunto. Io, ad esempio, conosco anche lo spagnolo, ma in generale più lingue parlate e più opportunità avrete in futuro”.
Quali sono i criteri di selezione? “I requisiti minimi sono essersi laureati e godere della cittadinanza europea. È importante poi conoscere le lingue e magari continuare il proprio percorso di studi. Negli ultimi anni, un aspetto che stiamo attenzionando particolarmente è quello relativo alle esperienze lavorative maturate dal candidato al momento della selezione”.
È un mondo accessibile per le donne? “Assolutamente sì! Attualmente nei ruoli di management ci sono ancora molti uomini, ma credo sia solo una questione generazionale”.
Simone Cerciello

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Ateneapoli – n.09 – 2024 – Pagina 19

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