Le opere di Shakespeare “continuano a offrire strumenti utili per leggere il presente”

“Le parole di Shakespeare sono come delle lastre già impressionate, che ci permettono di descrivere e quindi comprendere eventi di cui noi stessi, oggi, siamo direttamente o indirettamente partecipi”.

Il prof. Michele Stanco, Ordinario di Letteratura Inglese, spiega il fulcro di ‘Affective Shakespeare and the Early Modern Imagination: empathy, voice, spectatorship’, la 40esima edizione del Convegno dell’Iasems (Italian Association of Shakespearean and Early Modern Studies), ospitata dal 28 al 30 maggio nella sede di San Pietro Martire del Dipartimento.

Organizzato in collaborazione con l’Ateneo e curato dai professori Stanco e Angela Leonardi, anch’essa docente di Letteratura Inglese, l’appuntamento ha riunito studiosi provenienti da numerosi Paesi per interrogarsi sul modo in cui Shakespeare e il teatro della prima età moderna rappresentino e suscitino l’empatia.

L’idea dell’iniziativa parte da una citazione. Stanco: “Miranda, nella Tempesta, vede un vascello inghiottito dalle onde e dice: ‘Ho sofferto quanto coloro che ho visto soffrire’. Sono parole che mi risuonano alla mente ogni volta che vedo scorrere davanti agli occhi le immagini di un gommone affondato nel Mediterraneo. E sono anche le parole che hanno ispirato l’origine di un convegno shakespeariano dedicato al tema dell’empatia”.

Un tema che, sottolinea il docente, attraversa il nostro presente ben oltre gli studi letterari: “L’empatia è oggi al centro del dibattito filosofico, politico e sociale. Shakespeare e i suoi contemporanei offrono un osservatorio privilegiato per comprenderne meccanismi e implicazioni”.

Le relazioni hanno infatti mostrato come il teatro e la poesia della prima età moderna non si limitassero a rappresentare gli affetti, ma mirassero a generarli nel pubblico, chiamandolo a partecipare alle esperienze dei personaggi. Tra gli ospiti di maggiore rilievo Gary Taylor, general editor del New Oxford Shakespeare e punto di riferimento internazionale per gli studi shakespeariani, insieme ai co-editor Terri Bourus (Florida State University) e Rory Loughnane (University of Kent).

Un confronto di altissimo livello scientifico che si è svolto nelle stesse aule frequentate quotidianamente dagli studenti federiciani. Particolarmente significativa, come da tradizione dell’Associazione, la presenza degli early career scholars. Giovani ricercatori provenienti da università e centri di ricerca internazionali hanno presentato i propri lavori e discusso con alcuni tra i maggiori specialisti del settore. Un dialogo che, ricorda Stanco, “costituisce uno degli aspetti più vitali della ricerca umanistica”.

Spazio anche agli studenti del Dipartimento, che hanno avuto l’opportunità di assistere ai lavori e osservare da vicino il funzionamento della comunità scientifica internazionale. Un’esperienza preziosa perché “osservare dall’interno il funzionamento di una comunità scientifica internazionale vale quanto molte ore d’aula”. Nel corso delle tre giornate sono stati inoltre assegnati i Mariangela Tempera Book Prize, dedicati alla memoria della studiosa che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo degli studi shakespeariani in Italia e rivolti sia a ricercatori affermati sia a giovani studiosi.

Al termine, ne è emersa l’immagine di uno Shakespeare ancora profondamente contemporaneo. “Le sue opere, attraverso la rappresentazione delle emozioni e della partecipazione al dolore e alle esperienze altrui, continuano a offrire strumenti utili per leggere il presente”, conclude il docente.

Proprio come suggerisce la riflessione da cui tutto è partito: “parole scritte secoli fa che continuano a parlare alle urgenze del nostro tempo”.
Giovanna Forino

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Ateneapoli – n.11-12 – 2026 – Pagina 14

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