Profitto e sostenibilità ambientale e sociale: un binomio possibile

Profitto e sostenibilità ambientale e sociale: un binomio possibile

Un Laboratorio al Demi sulle B Corp

Un equilibrio tra l’attenzione per il contesto sociale e ambientale e l’interesse al raggiungimento degli obiettivi economici, per le imprese è possibile. E lo è, in particolare, grazie all’innovazione. È il discorso avanguardistico, perché in fieri nel mondo imprenditoriale, nel quale affonda le radici “Benefit Corporation & Sustainability Innovation”, il Laboratorio del Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni (Demi) che si occupa delle B Corp, le imprese che lavorano in ottica sociale con lo scopo di creare un valore per la collettività, nell’ampio contesto dell’innovazione sostenibile. Rivolto agli studenti Triennali – i responsabili scientifici sono i professori Tiziana Russo Spena, Cristina Mele e Marco Tregua – ha preso il via mercoledì 5 aprile ed è pronto a svilupparsi, nell’arco di dieci incontri, tra lezioni frontali, testimonianze di realtà professionali innovative e lavori progettuali in gruppo. Giunto alla terza edizione, “rispetto alle due precedenti, quest’anno ci focalizzeremo ancora di più sull’innovazione sostenibile, tema la cui importanza è radicata nel mondo imprenditoriale, e sui processi innovativi affinché prenda piede”, chiarisce il prof. Tregua. Il Lab BeCoSI “nell’ambito delle due tematiche evidenziate dalla denominazione, indaga quelle ricadute che vanno oltre il risultato economico, in termini quindi di sostenibilità ambientale e sociale, e che non ne compromettono il profitto”. Quando l’innovazione serve il re-orientamento dei processi aziendali “si può effettivamente creare una situazione nella quale i ricavi superano i costi, andando dall’altro lato a tutelare il territorio sotto forma, per esempio, di riduzione dell’impiego di materie prime e fonti energetiche o dell’impatto delle acque reflue e dei gas nocivi, oltre che a comportare benefici esperienziali e occupazionali per il dipendente e le altre attività con cui si è in contatto”. Innovazione nel senso di efficientamento, dunque, ma “anche tecnologica.

Le nuove tecnologie hanno enormi potenzialità, in parte ancora inesplorate. Pensiamo alle stampanti 3D e ai big data grazie a cui si possono individuare i fenomeni nella loro complessità e avere risposte più affidabili”. Perché gli studenti comprendano il discorso, spiega ancora il docente, coinvolgeremo alcune realtà innovative, per il momento hanno confermato Social Innovation Monitor e Little Genius, e poi li chiameremo a svolgere un project work in cui dovranno scegliere un’impresa e individuare in che modo sia riuscita ad orientarsi in virtù dei tre obiettivi di sostenibilità, il tutto tramite una impostazione ispirata all’innovazione”. Al project work, sostanzialmente un’analisi descrittiva dei processi interni ed esterni della prescelta, saranno dedicati due incontri. Tra i settori di maggiore interesse penso all’alimentare e all’abbigliamento, perché consentono di immedesimarsi più facilmente nelle operazioni di acquisto e sono decisamente forti in Italia e in Campania. In linea con quanto detto potrebbero optare, ad esempio, per la Doria che, nonostante le dimensioni, impatta positivamente sull’ambiente. Oppure al consorzio toscano Rifò, B- Corp che fa leva sulla tradizione della produzione tessile e, partendo anche dal recupero delle materie non utilizzate, sta ottenendo ottimi risultati in termini di qualità”. Se paragonate al numero complessivo di imprese, “le Benefit Corporation sono ancora di nicchia, non nuove, figlie di imprenditori illuminati, per quanto trasversali a tanti settori. Ma è un modello che in futuro potrà diventare sempre più frequente. Questo perché, in generale, l’innovazione sostenibile è un fenomeno concreto e necessita di professionalità consapevoli che vanno formate ora”.

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