Riforestare il Vesuvio: l’impegno green di una docente e le sue studentesse

Studiare Economia tra il profumo di terra smossa bagnata, con l’orizzonte alle spalle, e un alberello appena germogliato tra le mani. Nell’ambito del suo insegnamento di Scienza delle Finanze, al secondo anno del triennio di Economia e Commercio, la prof.ssa Carla Guerriero ha coinvolto alcune allieve in un’avventura speciale. Guidate dall’Associazione Prima Aurora, hanno contribuito alla piantumazione di cento alberi di acacia e corbezzolo nelle zone del Vesuvio bruciate a causa dell’incendio del 2017. “Si è trattato di un’attività extradidattica – precisa la docente – che abbiamo svolto l’ultimo sabato di febbraio, giusto in tempo perché da marzo in poi non si pianterà più, ma si comincerà ad annaffiare”. Antonella Piccirillo è una delle studentesse, armata di zappetta e piantine, ad aver solcato il terreno ancora incolto di quella zona del Parco Nazionale del Vesuvio. “Prima Aurora – dice – si occupa di proteggere e valorizzare l’ambiente e la natura. In prima battuta i volontari hanno raccontato dell’incendio del 2017. Quell’anno c’erano tutte le condizioni perché un eventuale fenomeno incendiario si avviasse e si propagasse più velocemente del solito, eppure gli interventi nella zona colpita sono stati molto tardivi. Si è sempre pensato ad un incendio doloso ma, a quanto hanno detto, potrebbe essere stato causato anche da una disattenzione, da una sigaretta lanciata a bordo strada”. Zampettando nel gruppo, “ci ha accompagnate il cagnolino della professoressa – racconta un’altra studentessa, Claudia MonteforteAbbiamo preso delle zappe, delle piccole taniche d’acqua, ovviamente le piantine, e ci siamo arrampicati sul Vesuvio. Io non mi reputo un pollice verde, così ho ascoltato con attenzione le indicazioni delle guide. Ho scoperto che bisogna scavare nella terra in un certo modo, così la pianta può assumere nutrienti dalla pioggia, e c’è una distanza da rispettare tra un albero e l’altro”. Il Vesuvio, ricorda, “non è più quello delle cartoline di una volta. Fa male vedere un’area così bella ridotta a terreno riarso. Noi ci occupiamo di Economia, lavoriamo al computer, trattiamo con i dati, e a volte temo si perda un po’ la bellezza del contatto con ciò che sta al di fuori delle aule, con l’emozione di un lavoro manuale, antico e utile dal punto di vista sociale”. Le novelle ambientaliste sono attese nuovamente sul Vesuvio in primavera avanzata. “Torneremo ad annaffiare le piante – riprende la prof.ssa Guerriero – operazione niente affatto semplice perché l’acqua va portata fino a zone che non presentano punti di irrigazione, ma è assolutamente essenziale”. Un’esperienza del genere in fondo non è poi così lontana dal tema portante delle sue ricerche: Mi occupo da tempo di economia ambientale e sanitaria e, tra le altre cose, proprio del potenziale economico di ritorno dalla bonifica dei suoli. Al corso di Scienza delle Finanze, naturalmente, trattiamo anche di esternalità dell’ambiente e dei beni pubblici e il Parco del Vesuvio è un bene pubblico. Quando parliamo di protezione ambientale, il fallimento nella tutela del bene è un nodo cruciale. Dare un contributo, seppure in piccolo, è un’azione dal valore inestimabile”.

Carol Simeoli

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