Il diritto studiato sui manuali prende forma quando incontra la pratica. Da questa idea nasce la simulazione processuale organizzata dal prof. Andrea Alberico nell’ambito del corso di Diritto penale della criminalità organizzata, che il 14 maggio ha trasformato l’Aula Cariota Ferrara in un’aula di tribunale. Si tratta di un’esperienza immersiva pensata per avvicinare gli studenti alla dimensione concreta del processo penale.
A contendersi il dibattimento quattro squadre divise tra accusa e difesa, chiamate a confrontarsi su un caso ispirato alle dinamiche tipiche dei procedimenti di criminalità organizzata e costruito attorno ai temi dell’associazione mafiosa e dello scambio elettorale politico-mafioso.
Al centro della traccia, la figura di un politico di invenzione legato da rapporti familiari al capo di un clan mafioso e sospettato di aver agito come intermediario politico del sodalizio durante una campagna elettorale comunale. Intercettazioni telefoniche, dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, promesse di sostegno elettorale e possibili accordi politici costituivano il cuore di un fascicolo investigativo sul quale gli studenti hanno dovuto costruire memorie, strategie processuali e arringhe difensive.
Per settimane i gruppi hanno lavorato autonomamente alla preparazione delle memorie scritte sugli articoli 416 bis e 416 ter del codice penale, con il supporto di due tutor: la dott.ssa Ilaria Giugni per l’accusa e l’avv. Diego Salvatore per la difesa, sebbene con il chiarimento che “questi tutor non dovevano sostituirsi a loro”, difatti non tutti i gruppi hanno deciso di ricorrere al loro sostegno.
È arrivato, dunque, il giorno del confronto in aula, scandito da tempi rigorosi, repliche e controargomentazioni, proprio come in un vero dibattimento. L’atmosfera ben diversa da quella di un esame universitario tradizionale, l’ansia palpabile, ma un’ansia attiva, capace di spingere gli studenti a dare il massimo. Dietro ai banchi dell’accusa e della difesa, gli studenti hanno indossato le toghe e assunto fino in fondo il proprio ruolo entrando in un dibattimento acceso, partecipato e sorprendentemente realistico.
Un “momento di formazione”
“Questa simulazione processuale la ripeto ogni anno perché credo che per gli studenti sia un grande momento di formazione – racconta il prof. Alberico – li proietta in una dimensione nuova, diversa, stimolante. È un’attività che fanno davvero da soli: io mi limito a dar loro coordinate di base ma il vero sforzo è loro, ed è proprio questo il valore dell’esperienza”.
Secondo il docente, il punto centrale della simulazione è permettere agli studenti di uscire dalla logica della risposta da manuale per confrontarsi con il ragionamento giuridico reale: “qui non basta dire colpevole o innocente, bisogna argomentare, costruire una tesi, sostenere un’interpretazione e difenderla davanti ad un collegio giudicante”.
Per l’occasione, il collegio giudicante ha visto professionisti del settore: Andrea Imperato, avvocato del Foro di Napoli; Marco Lo Jodice, sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli Nord; Ilaria Fina, che è stata dottoressa di ricerca in Diritto penale alla Federico II e attualmente è giudice presso il Tribunale di Nola. Figure rilevanti scelte dal prof. Alberico “non solo per l’affetto che mi lega a loro ma perché rappresentano la dimostrazione che il vostro futuro è a portata di mano”, ha spiegato agli studenti prima di iniziare la simulazione.
E questa è una frase che a distanza di settimane gli studenti ricordano ancora come il monito alla partecipazione a questo progetto. “Quando ci è stata presentata quest’iniziativa, il professore disse che ci avrebbe aiutato a capire che il nostro futuro è a portata di mano, una frase che mi ha incuriosita tanto da partecipare, ed è stata la scelta giusta e ogni dettaglio ha reso tutto realistico, dalla presenza del collegio giudicante ai banchi di accusa e difesa, fino alle toghe”, racconta Valentina Martano, tra gli studenti che hanno preso parte alla simulazione.
“Ho chiesto che vi fossero consegnate le toghe perché rappresentano la sacralità di questa liturgia laica alla quale prendiamo parte”, aveva spiegato agli studenti il professore prima dell’inizio del dibattimento, notando entusiasmo ed emozione sui volti di tutti.
Le arringhe sono state centrate, sentite, con ritmi precisi, ricche di entusiasmo e hanno presto lasciato spazio a un confronto serrato. Gli studenti annotavano le tesi avversarie, preparavano repliche, tentavano di smontare le argomentazioni della controparte.
“A un certo punto abbiamo dovuto persino invitarli a rivolgersi al tribunale e non direttamente agli avversari – racconta sorridendo Alberico – Erano completamente immersi nel ruolo, e ciò evidenzia che l’esperimento è riuscito”.
Di questo entusiasmo il prof. Alberico e il collegio giudicante tutto sono rimasti colpiti: “per quanto riguarda loro, hanno trovato tutti gli studenti molto bravi, c’è anche da dire che mentre il docente è abituato ad avere a che fare con dei ragazzi, per dei professionisti lontani da un po’ dall’ambiente universitario non è abitudine entrare in contatto con gli studenti, e sono stati quindi molto compiaciuti della capacità argomentativa, della padronanza di linguaggio e soprattutto dell’entusiasmo e dello spirito che ci hanno messo. Ciò li ha colpiti molto”, evidenzia Alberico.
Un’esperienza “elettrizzante”
Questo coinvolgimento riscontrato è stato difatti confermato anche dagli stessi studenti, molti dei quali hanno descritto l’esperienza come uno dei momenti più formativi del proprio percorso universitario, come Ellen Opoku che sottolinea: “È stata un’esperienza utile e particolarmente importante per me che voglio intraprendere la strada di penalista”, o ancora Ginevra Allocati che racconta: “è stata la prima volta in cui mi sono sentita davvero parte di ciò che studio, non mi era mai capitato prima di partecipare a una simulazione processuale”, per lei la possibilità di scrivere una memoria e discutere davanti a professionisti del settore ha rappresentato qualcosa di “completamente diverso rispetto a qualunque tipo di esame”.
Per Angela Iacono, studentessa premiata al termine della prova come migliore oratrice, la simulazione ha rappresentato “un’occasione di crescita personale e di consolidamento delle nozioni teoriche, nel 99% dei casi ciò che noi studenti di Giurisprudenza studiamo resta sul piano teorico fino a dopo la laurea – spiega – ma esperienze come questa aiutano ad entrare nel vivo delle materie, a comprendere meglio gli istituti e soprattutto a ricordare meglio nozioni che durante lo studio potrebbero sembrare astratte”.
Anche il lavoro di gruppo è stato uno degli aspetti più apprezzati dagli studenti: “è stato molto formativo – sottolinea Francesca Contardo – e ha contribuito alla bella esperienza”. Per molti, inoltre, la simulazione ha rappresentato un momento di svolta personale, come Camilla Del Sesto che evidenzia quanto all’inizio quasi non si sentisse all’altezza e che poi “si è rivelato l’opposto e la componente realistica dell’esperienza ci ha permesso di realizzare che forse il nostro futuro non è così lontano come sembra”, proprio come affermava il prof Alberico.
Tra gli studenti c’è poi chi parla di maggiore consapevolezza professionale come Imma Polverino: “poter vestire i panni di un avvocato è stato molto elettrizzante e da ciò porto con me la consapevolezza che la strada intrapresa mi piace e mi appassiona sempre di più”, idea condivisa da Gianmarco Freda: “ho la certezza, maturata proprio in quel momento, di voler fare questo nella vita”.
Assolto l’imputato immaginario
Al termine della prima fase in cui si sono sfidate le 4 squadre solo due sono andate avanti in un’altra simulazione nella stessa giornata e con un’ulteriore particolarità, ovvero l’inversione dei ruoli processuali: “chi aveva sostenuto l’accusa si è ritrovato a vestire i panni della difesa e viceversa”, racconta Alberico, in un esercizio pensato per mostrare agli studenti la complessità del processo penale e la necessità di confrontarsi con prospettive differenti. Alla fine dell’intero processo a vincere è stata la difesa e l’imputato immaginario è stato assolto. Il vero risultato, però, è stato probabilmente un altro: avere offerto agli studenti di vivere un’esperienza diversa e stimolante mostrando loro un futuro professionale meno astratto.
“Ci siamo cimentati in qualcosa che va al di là dei libri universitari, e di ciò porto con me un bel gruppo di persone, un bel lavoro, una dimensione di gioco che è stata divertente, e anche un ammonimento a migliorare sempre”, osserva la studentessa Marcella Patalano.
Ed è qui che risiede il valore aggiunto e il senso più profondo dell’iniziativa: trasformare il diritto da materia di studio a esperienza vissuta facendo comprendere agli studenti che esiste davvero un mestiere fatto non solo di manuali e articoli ma di voce, confronti, responsabilità. Un mestiere che, come ha ricordato il prof. Alberico ai suoi studenti, “è più vicino di quanto sembri, è dietro la curva”.
Annamaria Biancardi
Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli
Ateneapoli – n.9-10 – 2026 – Pagina 15








