Dalla filosofia alla poesia e viceversa in una tensione che non si risolve davvero ma diventa ricerca. È il percorso di Mattia Tarantino, 24 anni, neo-laureato Magistrale in Filosofia, che l’8 aprile è stato tra i protagonisti dell’incoronazione poetica in Campidoglio, accanto al poeta, scrittore, docente universitario Valerio Magrelli. Un riconoscimento che arriva al termine di un cammino costruito, come lui stesso racconta, quasi ‘in opposizione’: “Scrivo poesie da sempre.
I miei primi due libri sono usciti quando ero ancora al liceo; da allora è diventata una forma di vita fatta anche di viaggi continui tra Italia ed Europa”. Poi la cesura, uno spazio di crisi: “Avevo bisogno di mettere in crisi tutto e così mi sono iscritto a Filosofia ormai 5 anni fa perché avevo bisogno di fare un’esperienza del linguaggio antitetica rispetto alla poesia. Volevo sperimentare un modo di stare nella lingua completamente diverso”. Perché se la poesia, spiega, “porta le cose nella luce che è loro propria”, la filosofia opera in direzione opposta: “Ti fa vedere gli elementi, li scompone, li trasforma in ingranaggi del pensiero”. È proprio in questa distanza che nasce la sua ricerca: “Mi interessa capire come sia possibile tenere insieme esperienze di linguaggio, e quindi forme di vita, così inconciliabili”.
Un percorso che attraversa anche la sua tesi Magistrale, discussa lo scorso febbraio in Filosofia teoretica, con una correlazione in Filosofia politica. Il punto di partenza è una frattura originaria: “Quella tra voce e linguaggio, già posta dai Greci, che ho provato a leggere come paradigma di processi biopolitici ancora attuali”. Da qui si aprono altre direzioni: “Ho tracciato una genealogia dell’alfabeto, mostrando come non sia un esito naturale della scrittura ma una scelta storica”, racconta. E poi uno sguardo che esce dall’umano: “Mi sono occupato di voce e linguaggio negli animali, nei vegetali e nei funghi, per restituire dignità anche a queste esperienze”. Non sorprende, allora, il senso di estraneità vissuto durante gli anni di studio: “Mi sono sempre sentito uno straniero. Gli altri parlavano attraverso i filosofi, io attraverso i poeti”.
Un isolamento che trova un punto di svolta nel Seminario permanente ‘Pensiero e Poesia’ della prof.ssa Simona Venezia, Coordinatrice del Corso di studi: “È stato uno dei pochi luoghi in cui poesia e filosofia dialogavano davvero. Mi ha fatto sentire meno solo e sarò sempre grato di aver partecipato”. Mattia prende parte anche ad una delle branche del seminario, ‘Poesia dei vent’anni’, e proprio lì nasce anche l’incontro con Magrelli, che lo ha scelto per condividere l’incoronazione: “È stato un gesto gratuito. Non c’era una ragione necessaria, solo il ricordo di un momento”. Un evento che Tarantino guarda però senza retorica: “È un limite bellissimo: sei tra l’alloro e il naso rosso. Può diventare qualcosa di principesco oppure trasformarsi in una farsa”.
Da un lato, il riconoscimento istituzionale: “Una forma di iper-legittimazione, che ti porta a parlare oltre la comunità dei lettori”. Dall’altro, il rischio di una deriva: “Se questa diventa la strada, si finisce come nei paesi anglofoni, con i poeti di Stato chiamati a scrivere per le cerimonie”. Per questo rivendica una posizione diversa, quasi sotterranea: “Noi siamo quelli senza biglietto. I clandestini della stiva. Se entriamo nelle istituzioni, lo facciamo da irregolari, portando tutto ciò che non è addomesticabile”. Un’immagine che attraversa anche la sua poetica, costruita attorno ad una comunità in movimento: “Racconto le storie degli amici, una comunità giovane fatta di vivi e morti, sempre in fuga, che sfugge a tutto ciò che vuole censirla e amministrarla”.
A chi sceglie Filosofia, magari mosso da motivazioni simili, Mattia lascia infine una riflessione che suona come una definizione del suo percorso: “Preparatevi: non sono solo cinque anni di studio, ma cinque anni di corpo a corpo con il linguaggio”. Una frattura che non si ricompone, ma che continua a vivere. Ed è proprio lì, in quello spazio instabile, che prende forma la sua voce.
Gi.Fo.
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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 19








