Athena Mentoring, un percorso che favorisce l’equità di genere nella ricerca e nelle professioni

Nuova edizione di un progetto rivolto a dottorande e dottorandi che “si concentra sul mentoring come pratica trasformativa per l’equità di genere. Un’esperienza di crescita e trasformazione per cercare di contrastare la cosiddetta ‘porta di cristallo’ che comprende in sé tutti i processi di segregazione che agiscono oggi nella fase di reclutamento accademico”, spiega la prof.ssa Ilenia Picardi, referente di Parità del Dipartimento di Scienze Politiche, nel corso dell’incontro promosso il 15 aprile presso l’Aula Spinelli per promuovere la terza edizione di Athena Mentoring.

Il percorso, che dura 12 mesi (iscrizioni aperte fino al 15 maggio), prevede diverse modalità integrate: incontri individuali tra mentore e mentee, peer mentoring, seminari, focus group e workshop. La centralità del supporto in questi anni formativi è sostenuta anche dalla prof.ssa Paola De Vivo, Direttrice del Dipartimento: “Il programma insegna soprattutto a riconoscere i propri limiti e ad imparare a chiedere aiuto, garantendo supporto e offrendo un mentore: qualcuno che creda previamente nelle vostre capacità, che offra aiuto se incontrate un ostacolo. Instilla in ognuno di voi la consapevolezza che non si è da soli in situazioni critiche.

Ciascuno di noi può fare la differenza, possiamo agire insieme per cambiare la cultura”. Un Ateneo che non abbandona chi parte svantaggiato, ma lo accompagna e lo incoraggia, affinché si possa scardinare ‘la porta di cristallo’ e le posizioni apicali possano essere ricoperte da un maggior numero di individui possibile, a prescindere dalla propria condizione di partenza.

“Decidete voi quale sarà la vostra cima e impossessatevi della scelta, indipendentemente da quale sia stata e sia la realtà da cui provenite e il genere che vi rappresenta”, le parole della Prorettrice Angela Zampella che ribadisce l’obiettivo del programma: “Affrontare dei percorsi di consapevolezza e conoscenza, che si compiono insieme, indistintamente dai generi di appartenenza. Voi oggi siete i futuri cittadini professionisti di domani, potrete fare la differenza e combattere queste discriminazioni per, un giorno, eradicarle del tutto”.

Prende poi la parola la prof.ssa Concetta Giancola, già presidente del Comitato Unico di Garanzia della Federico II, che ha sostenuto fin dall’inizio il programma: “L’iniziativa rientra nel Gender Equality Plan dell’Ateneo, un insieme di strategie e azioni per la parità di genere. Nel 2021 ha ricevuto un riconoscimento dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere come buona pratica per l’equità nella ricerca accademica. Una società più giusta è possibile e si costruisce anche attraverso progetti come questo”. Segue l’intervento di Anna Franzone, referente di Parità della Scuola di Medicina e Chirurgia: “Oggi presenzio ad un panel di donne, ma questa non è la norma purtroppo e ancor meno nei settori scientifici. Abbiamo poche donne che occupano una funzione di leadership non solo nell’ambito della ricerca ma anche in quello clinico”.

Una rappresentazione tangibile del gender gap viene fornita dalla presentazione dell’economista Serenella Caravella (Osservatorio Rita Levi-Montalcini SVIMEZ) che presenta il suo studio sui divari di genere e le prospettive per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, con una particolare attenzione alla situazione attuale nel Mezzogiorno. “Le giovani donne del Sud sono particolarmente penalizzate. Nell’indice Global Gender Gap 2025, l’Italia è all’85esimo posto, ma il divario tra Nord e Sud resta molto marcato”.

Attraverso dati e grafici, l’economista evidenzia una realtà critica: “La principale causa di inattività è il lavoro di cura. In cinque regioni meridionali, i tassi di inattività femminile superano quelli di occupazione. Le donne lavorano più spesso part-time: una scelta o una necessità? I carichi familiari ricadono ancora prevalentemente su di loro. Una donna su cinque ha un contratto a tempo determinato, spesso discontinuo e part-time, con conseguenze drammatiche sui livelli di reddito e autonomia economica”.

Caravella sottolinea anche il persistente divario retributivo, presente a tutti i livelli professionali: “È paradossale se si considera che le donne sono mediamente più istruite: tra i 25 e i 34 anni, il 38,5% è laureato, contro il 25,5% degli uomini. Tuttavia, la mancata valorizzazione del capitale umano femminile porta molte ad emigrare”. La scarsa partecipazione al lavoro ha effetti anche sulla vita sociale e politica: “Le donne, soprattutto al Sud, si informano meno di politica, anche a causa dell’isolamento legato alla minore presenza nei contesti lavorativi, che favoriscono relazioni e confronto”.

L’emarginazione femminile dal mercato del lavoro ha dunque effetti drammatici sulla vita politica dell’Italia ma impatta anche la situazione demografica, testimoniando come tutti questi piani siano in realtà interconnessi l’un l’altro. Dunque, un progetto di questo tipo può gettare le fondamenta per un cambiamento reale nella nostra società, che miri ad includere nel mercato del lavoro, e non solo, tutte le cittadine e i cittadini che ne fanno parte.
Gaia Cimbalo

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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 7

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