Intervista alla dott.ssa Barbara Morgillo, Direttrice del Centro di Ateneo dei Servizi Clinici Psicologici. Agli studenti: “non siete soli, siamo qui per aiutarvi”

Dallo sportello di ascolto a un Centro di Ateneo dei Servizi Clinici Universitari Psicologici – lo Scup – che ha l’obiettivo di “armonizzare le competenze psicologiche e renderle una risorsa concreta, accessibile e integrata, aggregando tutti i servizi clinici e psicologici esistenti, per prendere in carico una problematica in toto, e non in modo parcellizzato”. La dott.ssa Barbara Morgillo, Direttrice dello Scup, ha raccontato ad Ateneapoli il progetto ambizioso che ha portato alla nascita del Centro, avvenuta formalmente lo scorso gennaio.

Si tratta di una struttura che unisce diversi settori: “area clinica, inclusione e apprendimento, ricerca e valutazione, formazione e comunicazione – in prospettiva vorremmo inglobare anche servizi di psicoterapia”. Il target non si limita alla sola popolazione che vive in Ateneo: “possono avere accesso gratuitamente studenti, docenti, personale tecnico-amministrativo e, con una tariffa agevolata, anche l’utenza esterna. Lo Scup è aperto a chiunque”.

Al momento, oltre che sulla figura della Direttrice, il Centro può fare affidamento su due funzionarie psicologhe che si sono insediate lo scorso settembre presso lo sportello che già esisteva. Inoltre, “ci sono cinque psicoterapeute esterne che ci supportano; in più, a diversi docenti del Dipartimento di Psicologia, che sono iscritti all’albo, ho chiesto la disponibilità di aiutarci per un’ora a settimana, su base volontaria”. Questo per un motivo specifico: esistono già delle liste di attesa, segno che lo Scup sta facendo breccia nella comunità.

Al momento, ha detto Morgillo, “in dieci giorni siamo in grado di dare un appuntamento”. E infatti il passaggio successivo è proprio sull’accesso al servizio e su come far pervenire la richiesta di supporto: “sulla homepage dell’Ateneo e tramite i social, dove siamo molto presenti, si possono reperire tutti i contatti ufficiali”.

Morgillo apre una parentesi anche sui casi con i quali il Centro si trova a fare i conti: “la maggior parte riguardano condizioni di ansia e timore, soprattutto in relazione ai percorsi accademici e agli esami. Ce ne sono molti altri, invece, di natura strettamente personale: tanti ragazzi si trovano a vivere momenti critici. Detto questo, mi piace sottolineare che c’è una tendenza crescente a chiedere aiuto rispetto al passato. È un circolo virtuoso: condividendo l’esperienza tra amici e colleghi, si normalizza la richiesta di aiuto stessa.

Molti ci dicono che scoprono i nostri servizi tramite il racconto di altri”. In prospettiva bisognerà lavorare sulla prevenzione, che diventerà uno dei settori di riferimento del Centro: “fare buona prevenzione significa non avere una lista di attesa per il percorso di counseling. Mi spiego meglio: se si lavora su sport, sonno, alimentazione, mindfullness, avremo meno ragazzi che chiedono aiuto, perché si lavorerebbe innanzitutto sulla qualità di vita. L’idea del Centro è puntare a sensibilizzare sul diritto a una vita piena, trasformando le difficoltà in risorse. Più prevenzione vuole dire, nel tempo, meno clinica”.

Il prossimo passo dello Scup sarà “organizzare attività di gruppo”, in questi giorni dovrebbero partire le adesioni. Saranno rivolte agli studenti: “l’idea è che queste attività possano facilitare l’apprendimento e lo studio, ma anche la gestione delle emozioni”. Infine, un messaggio va proprio ai più giovani: “al di là della forma del disagio, dal più lieve al più serio, ai ragazzi dico: non siete soli, siamo qui per aiutarvi. Il Centro è nato per tendere una mano. Noi ci siamo”.
Claudio Tranchino

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Ateneapoli – n.7 – 2026 – Pagina 34

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