‘Le parole valgono’: l’Istituto Treccani incontra la comunità della Vanvitelli

“Le parole sono la nostra massima e inesauribile fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore che di alleviarlo”. Già nel 2007 una scrittrice come Rowling attribuiva queste parole ad Albus Silente nell’ultimo capitolo della saga del maghetto più famoso di tutti i tempi. Una frase importante, antesignana di un messaggio che oggi si è affermato con tutta la sua potenza: le parole contano. Il 1° febbraio (ore 10.00), presso il Rettorato di Caserta, la Vanvitelli incontrerà l’Istituto Treccani sul tema “Treccani e Vanvitelli per la cultura della sostenibilità: le parole valgono – la cultura della sostenibilità e la lingua italiana”, per dimostrare di aver fatto proprio questo principio. È del 2022 l’ultima versione del vocabolario Treccani, la quale presenta un taglio spiccatamente più aggiornato rispetto a quella del 2018. Prima del lemma ‘architetto’, infatti, seguendo un ordine metodologico rigorosamente scientifico, figura la forma femminile ‘architetta’. E lo stesso è da dirsi di tutti quei lemmi che prevedono una declinazione al femminile. “È un’acquisizione di straordinaria attualità – ha giustamente detto il prof. Furio Cascetta, Prorettore della Vanvitelli per la Green energy e la Sostenibilità ambientale – Un passo avanti nell’affermazione del principio di parità di genere”. La nostra epoca, come tutte le epoche, è portatrice di profondi e importanti mutamenti sociali ma, rispetto alle precedenti, può farsi vanto del merito di aver scalzato, una volta e ci auguriamo per sempre, la visione essenzialmente androcentrica del mondo. Un mondo di uomini, per così dire. Certo, sussistono ancora numerose questioni che nei prossimi anni dovranno essere sottoposte a un puntiglioso processo di revisione, come ad esempio quella dei salari; è cosa nota che ancora oggi, in Italia, le donne percepiscono stipendi mediamente più bassi. E poi l’altra questione, non meno importante, del ‘gender harassment’, cioè delle molestie che, specialmente in ambito lavorativo, vedono prevalentemente coinvolte le donne rispetto agli uomini. Il novero sarebbe molto lungo, ma ci possiamo consolare del fatto che, già da molti anni, il vento spira in un’altra direzione e conduce verso il cambiamento. All’evento, che, come fa sapere il prof. Cascetta, “è aperto a tutta la comunità, dacché un incontro di tale portata non può essere circoscritto alla sola area accademica”, prenderanno parte personalità di spicco, protagonisti nella lastricazione di questa strada verso un mondo più equo. In primo luogo Giuseppe Patota, linguista e accademico, nonché uno dei direttori dell’edizione Treccani 2022, e Adriana Valerio, storica e teologa che parteciperà con un intervento volutamente provocatorio: ‘Dio è maschio?’. Sì, perché nella narrazione mainstream, andro ed eurocentrica, non avremmo mai immaginato un Cristo che non fosse (improbabilmente) biondo e avesse gli occhi azzurri. E allo stesso modo un Onnipotente che non fosse bianco. Già Hollywood era intervenuta però, nel lontano 2003, suggerendo che Dio potesse essere nero e affidando l’interpretazione a un divino (è il caso di dirlo) Morgan Freeman. E adesso l’ipotesi che Dio possa essere donna, acquisizione nuova per questa parte di mondo e straordinariamente attuale. E poi si torna a giocare ‘in casa’, con la partecipazione del prof. Domenico Proietti, linguista, accademico della Crusca, docente di Linguistica italiana e Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Filologia classica e moderna della Vanvitelli, che si cimenterà in una disamina della lingua come caso di ‘bene inoggettuale’, con specifico riferimento a quella italiana. “Ritengo sia il caso di dire – ha aggiunto Cascetta – che eventi di questo genere sono la base di partenza per la diffusione di questi principi. Consideriamo anche l’impegno dell’Ateneo, che ha molto a cuore l’argomento e ha organizzato l’incontro riuscendo a coordinarsi con un Istituto, quello Treccani, che ci ha fatto dono del suo tempo (previsto anche l’intervento del direttore dell’Istituto Massimo Bray, n.d.r.). Ricordo che l’Istituto ha sede a Roma e che, come è facilmente immaginabile, è impegnato in questioni molto importanti. Per questo raccomandiamo la presenza degli studenti e della comunità, coscienti del fatto che potranno trarne null’altro che del buono”. Si tratta di una delle tante iniziative con le quali l’Ateneo si propone di rispettare l’agenda Onu 2030, che annovera tra i suoi punti anche il pieno raggiungimento della parità di genere. Cambiamenti che non vengono certo imposti, ma che sono indice di una sensibilità che cambia e di un tempo che, forse, è finalmente pronto ad accettare come unica etichetta quella di esseri umani.

Nicola Di Nardo

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