Mario e Salvatore, una storia di amicizia e inclusione

Mario e Salvatore, una storia di amicizia e inclusione

Corso di Laurea Triennale in Scienze dei Servizi giuridici: i due primi laureati del curriculum in Diritto e Management dello sport

Studio, determinazione, inclusione, amicizia. Sono queste le parole che scandiscono la storia di Mario D’Ovidio e Salvatore Guida, primi due laureati del Corso di Laurea Triennale in Scienze dei Servizi giuridici, curriculum in Diritto e Management dello Sport – il primo a fine marzo e il secondo a inizio aprile. Un’amicizia nata tra i banchi dell’università sin dal primo giorno di frequenza, quando Mario si avvicinò a Salvatore chiedendo: “È questa l’aula in cui dobbiamo seguire?”.
Da lì sono stati inseparabili. Mario, nuotatore e appassionato di calcio che si è laureato con una tesi sull’evoluzione storico-giuridica dei procuratori e degli agenti sportivi nel calcio, ha fin da piccolo desiderato di conoscere il mondo dello sport in tutte le sue sfaccettature: “Alle superiori ho studiato ragioneria e, sebbene non sapessi con esattezza quale sarebbe stata la mia strada, ero certo che alla fine avrei fatto coincidere le mie due passioni, lo sport e il diritto”. Del suo rapporto con Salvatore dice: “Ho ammirato sin da subito la sua determinazione. Nella vita ha affrontato molte difficoltà, ma non si è lasciato sconfortare e ha inseguito il suo sogno, rappresentando un esempio per molti”.

“La mia laurea è stata un lavoro di squadra”

Il riferimento è alla disabilità motoria e visiva di Salvatore che, nonostante gli renda difficile lo svolgimento di molteplici attività, non ha rappresentato un ostacolo insormontabile per il perseguimento dei suoi obiettivi. “Non posso dire che sia stato facile – racconta lo studente – purtroppo non posso leggere in modo adeguato e per studiare ho dovuto registrare tutte le lezioni e riascoltarle fino a memorizzare i concetti. Mario, in questo senso, è stato un amico prezioso. Quando non c’ero registrava le lezioni per me chiedendo il permesso ai docenti, i quali si sono sempre dimostrati disponibili e comprensivi. Sono stato aiutato molto, tanto che mi piace ironizzare dicendo che la mia laurea è stata un lavoro di squadra”.

Molti i propositi di Salvatore, laureatosi con una tesi sulla natura giuridica dell’arbitro, tra cui quello di diventare procuratore sportivo: “Sono un grande appassionato di calcio, con un amore viscerale per il Napoli, e sin da bambino sapevo che avrei lavorato nel mondo dello sport”, afferma.
Un amore, quello per il calcio, che accomuna i due ragazzi, amici nella vita e antagonisti nella tifoseria. Mario è infatti tifoso della Juventus, ma Salvatore lo ha ‘perdonato’: “Purtroppo ho molti amici ‘degenerati’, nonostante questo difetto gli voglio molto bene. Senza di lui non sarebbe stata la stessa cosa”. E così questi singolari Peppone e Don Camillo hanno dato esempio di quanto l’inclusività sia un valore aggiunto del mondo universitario, dimostrando che l’amicizia è possibile anche tra napoletani e juventini e, specialmente, che chiunque può realizzare i propri obiettivi con la giusta determinazione e il sostegno della comunità. “Siamo portati a vedere la disabilità come un limite – aggiunge Mario – e certo in alcuni casi può esserlo, ma ho visto fare a Salvatore cose che altri avrebbero detto impossibili. Non esagero dicendo che per me è diventato come una sorta di fratello”. Adesso, dopo la laurea, Mario sta valutando i passi da compiere. Così Salvatore, che tuttavia ha ben chiaro il suo progetto generale: “Il mondo dello sport è ancora poco aperto alle persone con disabilità – sostiene – e io non ho intenzione di restare a guardare. Se riuscirò a diventare davvero procuratore sportivo? Non lo so. Le abilitazioni vengono rilasciate col contagocce e temo che per una persona con disabilità le probabilità siano ancora inferiori, ma io non demordo e mi batterò per una maggiore partecipazione delle persone con disabilità nel panorama sportivo. Ho lavorato sodo per arrivare fin qui, impegnandomi sin dal primo giorno, e non ho alcuna intenzione di arrendermi”. Sogni, speranze, ambizione. Sono molte le caratteristiche che legano i primi due laureati in quest’indirizzo, i quali stanno pensando anche di “mettere in piedi qualche progetto insieme”, come fa sapere Mario. Al termine del percorso non resta soltanto la soddisfazione di aver raggiunto un traguardo importante, ma anche di aver trovato buoni amici lungo la strada e di aver dimostrato che l’amicizia è la prima e più importante forma d’inclusione.


Nicola Di Nardo

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