Personale branding, ovvero come gestire in maniera strategica la propria immagine professionale

Incontro promosso dal Dipartimento di Economia

Come progettare una strategia di successo, questo il leitmotiv del webinar che si è tenuto su piattaforma Zoom lo scorso 8 maggio, dal titolo “Personal branding: traccia la strada per la tua prossima avventura professionale”. Un incontro, organizzato dal Dipartimento di Economia allo scopo di fornire nuovi spunti di riflessione agli studenti, che si è avvalso della preziosa collaborazione di specialisti del gruppo bancario ING Italia e FMDAcademy, palestra digitale che permette di interfacciarsi con le nuove tecnologie per l’acquisizione di competenze.
Dall’impegno dei due gruppi è nato il progetto Job Digital Lab, nel quale rientra il webinar, che si propone tre obiettivi principali: incentivare l’alfabetizzazione digitale e la partecipazione alla formazione continua, colmare la sperequazione tra domanda e offerta di competenze da parte delle imprese e ridurre il divario di genere.
Anzitutto, cos’è il personal branding? Lo ha spiegato Roberta Moretti, business coach di FMDAcademy: “Mi piace dirlo con una frase di Jeff Bezos: è ciò che pensano di te quando entri in una stanza e ciò che dicono di te quando esci dalla stanza”. Potremmo dunque definire il personal branding come l’insieme di ciò che viene detto, sentito e pensato a livello collettivo sulla persona e sui servizi che offre. “Vi starete domandando a cosa serva il personal branding – ha proseguito Moretti – In concreto, ci spinge a lavorare su noi stessi e ci permette di entrare in azione con gli altri, facendoci capire quanto possiamo fare la differenza. Bisogna quindi dapprima conoscere sé stessi, avere confidenza con le proprie attitudini e inclinazioni e, infine, saper sfruttare queste attitudini per valorizzare la nostra attività. Sembra complicato? Non lo è, ma richiede impegno ed energia”.
Per voler usare una citazione di Luca Centenaro, primo personal branding strategist in Italia, “fare personal branding significa gestire in maniera strategica la propria immagine professionale. Significa identificarla, svilupparla, mantenerla e monitorarla in tutti i punti di contatto con il proprio pubblico di riferimento”. Sono cinque i punti sui quali lavorare per capire chi siamo e dove ci stiamo dirigendo: l’obiettivo (perché fai quello che stai facendo); il target (a chi ti rivolgi); chi sei (la tua storia e la tua personalità); cosa fai e sai fare (la tua identità professionale) e come lo fai (il tuo fattore distintivo). L’allineamento di questi cinque fattori costituirebbe la formula vincente per una strategia di successo.
Ma perché questo accada è necessario conoscere sé stessi ed essere spinti da passione, costanza, perseveranza e consapevolezza. “Non è facile conoscersi – ha spiegato Silvia Tarricone, Quality assurance specialist di ING Italia – perché nella vita siamo spesso vittime delle aspettative. A tutti capita di essere etichettati: l’intelligente della famiglia, il pigro, lo scapestrato. Questi connotati, col tempo, portano anche noi a reperirci un fondo di verità. Oppure a volte ci etichettiamo da soli. Quando diciamo ‘non sono portato’, per esempio, per quanto sembri una frase innocente, può rappresentare il frutto di un autoconvincimento”.
E quindi come si fa a conoscersi? “Bisogna spendersi in attività di autoanalisi – ha proseguito Tarricone – dedicando tempo a noi stessi e ragionando sui nostri punti di luce e ombra. Oltre a questo, scrivere, perché il cervello si comporta in modo diverso quando imprimiamo i nostri pensieri su carta”.
Per vincere bisogna conoscersi, saper distinguere ciò che si era da ciò che si è, valorizzando ciò che nel tempo è rimasto invariato. Tarricone lo ha spiegato con un esercizio: “Prendete una vecchia fotografia e provate a ricordare cosa succedeva in quel momento nella vostra vita. Cosa desideravate? Cosa provavate? Quali sono gli elementi che sono rimasti invariati nel tempo? Cosa è successo nel mezzo? Avete cambiato lavoro? Quello che vi piaceva allora vi piace anche adesso? Cosa distingue la persona che eravate da quella che siete? Tutto questo vi servirà per conoscere meglio voi stessi, perché ricordate: il mondo che ammiriamo fuori è bellissimo, ma quello che abbiamo dentro non lo è di meno, è solo più inesplorato. Esplorarsi significa assumere consapevolezza delle proprie vulnerabilità, facendo sì che ci si possa presentare al mondo con maggiore sicurezza e mettere in atto strategie vincenti”.
Tanti consigli, mirati a scoprire chi si è davvero e quali sono i talenti che si possiedono. Perché scoprire un talento può essere complicato, però può essere adottata qualche scappatoia: “Se vi sentite a vostro agio parlando davanti a un pubblico o ballando la salsa su un palcoscenico – ha ripreso Tarricone – probabilmente il vostro destino non è stare dieci ore al giorno davanti a un computer”. E, concludendo, un ultimo esercizio per scoprire le proprie inclinazioni e riflettere su di esse: “Chiedete a tre persone di cui vi fidate di dirvi quali sono le vostre prime tre qualità positive. Attraverso gli altri si scopre sé stessi. È qualcosa che non dovete mai dimenticare, quale che sia il progetto che metterete: da solo non ce la fa nessuno!”.

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Ateneapoli – n.09 – 2024 – Pagina 28

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