PMI Challenge: in finale un gruppo di studenti in Psicologia applicata

Hanno progettato un’app in grado di supportare i bambini e preadolescenti in caso di catastrofe

Sei studenti della Magistrale in Psicologia applicata si sono aggiudicati, lo scorso 20 febbraio, la semifinale della PMI Challenge, competizione rivolta a giovani studenti nell’ambito del project management, cioè della gestione e realizzazione di progetti complessi. La competizione interateneo, che coinvolge sette Università del sud e del centro Italia (Parthenope, Tor Vergata, Vanvitelli, Salerno, Bari, Calabria e Salento), è organizzata dal Project Management Institute – Southern Italy Chapter (PMI-SIC), filiale Sud Italia della PMI statunitense, la più importante associazione di project management al mondo, che conta oltre 600mila membri.
I sei studenti della Vanvitelli hanno aderito all’iniziativa su base volontaria, nell’ambito dell’insegnamento in Sviluppo organizzativo e delle risorse umane, sotto suggerimento del prof. Alessandro Lo Presti. “All’inizio dell’anno accademico ho presentato l’idea in aula – racconta il docente – mettendo in palio un bonus sul voto di esame per coloro che avessero partecipato. La risposta è stata buona, anche se hanno partecipato meno studenti rispetto all’edizione dell’anno scorso”.

Giuseppina Mancino, Rossella Pignataro, Giuliana Salzillo, Andrea Santaniello, Francesca Spano e Davide Maria Tedesco, sono questi i nomi degli studenti che hanno aderito all’iniziativa. Obiettivo della competizione, secondo i princìpi del project management, era quello di preparare un pitch, cioè una presentazione nella quale si enucleava il progetto del gruppo, sviluppato a partire da un tema. “Quest’anno la competizione verteva su quello, attualissimo, dell’intelligenza artificiale – specifica il prof. Lo Presti – che i partecipanti hanno potuto declinare in uno dei contesti scelti dalla giuria, tra cui ‘software’, ‘costruzioni’ ed ‘emergenza’. Gli studenti della Vanvitelli hanno optato per quest’ultimo”.
Così, con il prezioso supporto del docente e del dott. Angelo Elia del PMI-SIC, i sei studenti hanno intrapreso una prima fase propedeutica, durante la quale hanno assistito a numerosi webinar messi a disposizione dall’associazione. Successivamente sono passati alla fase del confronto. “I ragazzi avevano molte idee. Dovevamo capire se fossero adatte e, soprattutto, originali. Tipica del project management, infatti, è la compilazione di schede nelle quali viene analizzato ogni aspetto del progetto, con particolare attenzione ai fattori di rischio”.
Messa nero su bianco l’idea, e constatato che si trattava di un progetto originale e inedito, gli studenti hanno quindi cominciato a lavorare concretamente al pitch. Ma qual è l’idea che li ha portati in finale? “Hanno pensato di combinare elementi dell’informatica con altri della psicologia, in particolare della psicologia delle emergenze – spiega Lo Presti – Hanno così progettato un’app per smartphone in grado di supportare bambini e preadolescenti in caso di catastrofe, come allagamenti o altri cataclismi.

Un’idea davvero utile e originale, che ha suscitato immediatamente l’interesse della giuria, composta da esperti del PMI-SIC”.
Così, nella semifinale dello scorso 20 febbraio, che si è tenuta on line, il team della Vanvitelli, insieme a quelli di altri quattro Atenei, ha conquistato il privilegio di partecipare alla manche finale, che si terrà a Napoli l’11 marzo e che darà la possibilità ai vincitori di presentare il proprio progetto durante un evento del PMI-SIC fuori regione, con viaggio, vitto e alloggio a carico dell’associazione, oltre all’iscrizione nella membership di PMI e PMI-SIC. Ulteriore possibilità è quella di attirare l’attenzione di qualche società interessata a finanziare concretamente il progetto vincitore.
Una competizione quindi molto importante che, sebbene possa sembrare svincolata da una disciplina come la psicologia, mette in mostra le importanti interrelazioni con il project management, come fa notare Lo Presti: “Credo che questa competizione sia importante per gli studenti, e che si possa riverberare sulla loro carriera principalmente per due motivi: anzitutto il project management è un settore in crescita. Molte aziende ormai vi ricorrono e, sebbene sia forte la presenza di professionisti con una formazione ingegneristica, ormai accedono sempre più spesso professionisti di area sociale, umanistica e medica. Secondariamente, in psicologia si lavora molto con i progetti, in ambito scolastico, nella psicologia di comunità e in quella di ambito lavorativo e organizzativo.
Il project management fornisce un mindset idoneo allo scopo, cioè un orientamento mentale con il quale il professionista può meglio strutturare i propri progetti. È per questo che ho incentivato la partecipazione degli studenti. In gioco c’è il loro futuro, e credo che questa sia una grande occasione da cogliere”.
Nicola Di Nardo

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Ateneapoli – n.04 – 2024 – Pagina 29

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