Un giorno da detective. Come in un set, gli studenti familiarizzano con gli strumenti degli investigatori privati

Passare un giorno davanti Palazzo Melzi, sede di Giurisprudenza a Santa Maria Capua Vetere, e trovarsi davanti un Borsalino indossato con l’elegante fascino di Humphrey Bogart. Possibile, se il giorno in questione è da collocarsi nel passato, precisamente il 27 ottobre di quest’anno, quando il Dipartimento di Giurisprudenza ha chiamato a raccolta i possibili neoiscritti per una presentazione dimostrativa del nuovo percorso “Scienze delle investigazioni e della sicurezza”, indirizzo del Corso di Laurea Triennale in Scienze dei Servizi Giuridici. 
“Ragazzi, vi presento il gotha dell’investigazione privata campana”. Con queste parole ha accolto i primi arrivati Michele Giannone, anche egli della professione, Presidente dell’Assoinvestigatori e prossimo docente del Corso di Laurea. Fuor di cliché da film noir, il colpo d’occhio è allo stesso tempo singolare e minaccioso: oltre al già citato cappello, ci sono giubbotti di pelle, folti baffi ed espressioni torve. La categoria sa giocare con l’immaginario collettivo insomma, e del resto è innegabile che la figura del detective porti con sé un certo fascino, in particolare sugli studenti che quel lunedì hanno raggiunto l’aula A dell’edificio per seguire l’incontro. Ma c’è giusto il tempo per far segnare qualche numero di telefono ai giovani, perché di lì a poco il team di detective viene raggiunto dai docenti e dagli altri ospiti dell’evento…
 
Articolo pubblicato sul nuovo numero di Ateneapoli in edicola (n. 18/2014)
o in versione digitale all'indirizzo: https://www.ateneapoli.it/archivio-giornale/ateneapoli
 
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