“Eredito un Dipartimento in ottima salute”

Il prof. Salvatore Luongo eletto alla guida di Studi Letterari, Linguistici e Comparati

Il prof. Salvatore Luongo, da gennaio, sarà il nuovo Direttore del Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Comparati. Unico candidato, è stato eletto lo scorso 15 novembre. Non una prima volta assoluta per il docente a capo di Palazzo Santa Maria Porta Coeli: si tratta della sua seconda esperienza dopo il quadriennio 2012-2015. Prenderà il posto della Direttrice uscente, prof.ssa Maria Cristina Laudando. Ad Ateneapoli ha raccontato i punti cardine del suo programma e le sfide che il Dipartimento deve affrontare nei prossimi quattro anni.

Professore, perché si è candidato? “Ci attendono diverse sfide nel futuro prossimo e ho ritenuto doveroso mettere a disposizione le mie precedenti esperienze sia come Direttore di Dipartimento che come Coordinatore del Nucleo di Valutazione”.
Quali sono queste sfide? “Innanzitutto, il Dipartimento dovrà elaborare un nuovo piano strategico, chiaramente in linea con quello di Ateneo. In secondo luogo, oltre al nuovo esercizio di valutazione della ricerca che dovrebbe partire a fine 2024, l’Anvur ci sottoporrà a verifica per l’accreditamento a fine 2026. In tutto ciò, come noto, è in corso una ridefinizione dell’offerta formativa in tutto L’Orientale”.

Ci racconta i punti fondamentali del suo programma? “Sicuramente uno degli obiettivi è provare ad entrare nella graduatoria preliminare dei migliori Dipartimenti universitari statali, 180 dei quali poi sono ritenuti meritevoli sulla base dei progetti sottoposti a valutazione e poi finanziati per un quinquennio. L’ultima volta ci siamo andati vicinissimo. Poi insisteremo sul rafforzamento delle nostre capacità di intercettare finanziamenti esterni. Negli ultimi anni abbiamo fatto un buon lavoro; penso per esempio ai fondi ottenuti per alcuni Prin da Pnrr. Dobbiamo incrementare queste possibilità – guardando sia a bandi nazionali che internazionali – e sollecitare e sostenere, anche a livello amministrativo, chi fa domanda per questi progetti”.
Il suo primo atto da Direttore?Tra i primi ci saranno quelli volti al miglioramento della ricerca e per la ridefinizione dell’offerta didattica, tenendo sempre presenti gli standard di qualità, che sono fondamentali”.
Che Dipartimento eredita? Dove si può e si deve migliorare secondo lei? “Eredito un Dipartimento in ottima salute: è cresciuto, qualitativamente e a livello numerico; è molto attivo e propositivo. I miei predecessori hanno lavorato molto bene, anche sull’assicurazione della qualità. Certamente bisogna fare ancora molto per mettere tutto a sistema, ma mi trovo in una situazione di vantaggio”.

Occorre rendere più attrattive le Magistrali

Problema spazi e strutture: qual è la sua posizione e in che stato versa il Dipartimento? “La questione è complessa e, come noto, i Dipartimenti hanno responsabilità indiretta. Devo dire che noi, quanto alla nostra ubicazione (Palazzo Santa Maria Porta Coeli, ndr) non abbiamo grossi problemi. Siamo riusciti, ancora grazie ai miei predecessori, ad assicurare una certa organizzazione degli spazi. D’altra parte, i nostri sono i Corsi di Laurea più affollati, e patiamo la mancanza di aule, problema peraltro generale. Avere più spazi significherebbe poter organizzare meglio l’offerta, il calendario delle lezioni, le attività dei docenti. E ancora: si potrebbero offrire agli studenti opportunità di formazione integrative (Corsi propedeutici, corsi di recupero)”.
A proposito della didattica, può anticiparci qualcosa su eventuali cambiamenti? L’offerta è già ampia e articolata, ma questo non significa che non si possa pensare ad altre forme di attività didattiche; molte università hanno istituito i cosiddetti Corsi minor. A me premerebbe migliorare e consolidare la qualità dell’esistente rendendo più attrattive le nostre Magistrali, che non riescono a conservare tutti gli iscritti delle Triennali. Migliorare l’attrattività all’interno, ma certamente anche verso studenti di altre università italiane o straniere, perché l’internazionalizzazione è una delle sfide cardine de L’Orientale, proprio per la sua vocazione”.

Che rapporto intende instaurare con gli studenti e che ruolo avranno nella sua idea di Dipartimento?
“Sono fondamentali. Il loro ruolo deve essere accresciuto e valorizzato sia attraverso la rappresentanza – in tutti i luoghi in cui è formalmente prevista – sia attraverso il dialogo, che da docente ho sempre avuto con loro. Vorrei trasferire questa mia abitudine non solo per dovere – sono la mia ragion d’essere – ma anche molto perché l’ascolto consente di intravedere eventuali problemi. Se gli studenti vogliono incontrarmi, io sono a loro disposizione”.
L’augurio per i prossimi quattro anni? “Auguro un buon lavoro a tutti, sono sicuro che potrò contare sul sostegno di docenti e ricercatori. Dovremo lavorare di concordia e non solo internamente. La mia prima esperienza da Direttore è stata positiva perché si è svolta in assoluta armonia con le altre componenti dell’Ateneo. Lavorare assieme significa fare il bene de L’Orientale”.
Claudio Tranchino

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