Un Laboratorio di Etnomusicologia per provare a suonare il Gamelan indonesiano

Giacarta e Napoli, due mondi che vogliono conoscersi sempre di più superando le barriere linguistiche e culturali. Anche attraverso la musica, come testimonia il prestigioso dono che L’Orientale ha ricevuto da un’azienda indonesiana, la Pertamina: un Gamelan centro-giavanese, che per la sua storia secolare fa pure parte della lista UNESCO dei patrimoni culturali intangibili dell’umanità dal 2021. Detto altrimenti, quella donata all’Ateneo è un’orchestrala Gamelan Cahya Sumunar – composta da ben 40 strumenti e per questo la più ricca sul suolo italiano.
“L’Indonesia conta molto sulla cosiddetta soft diplomacy, perché attraverso cultura e musica si superano barriere linguistiche e culturali – spiega la prof.ssa Antonia Soriente, titolare della cattedra di Indonesiano, l’unica in Italia – è stato un gesto molto apprezzato e ci tengo a precisare casuale, avvenuto lo scorso anno. Per una serie di ragioni la Presidente dell’azienda – una sorta di Eni, partecipata dello Stato – si è trovata a Roma per un evento e sono stata contattata. C’è stato anche un incontro in rettorato (Palazzo Du Mesnil, ndr) con la consegna simbolica di un piccolo Gamelan. Per gli indonesiani è molto importante che la propria cultura sia conosciuta quanto più possibile nel mondo”.
E per questo L’Orientale, in particolare il Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo, è all’opera per vivificare al meglio il Gamelan: il 20 marzo, a Palazzo Corigliano, mentre andiamo in stampa, avrà luogo la presentazione con tanto di quiz per gli studenti sulle lingue insegnate a L’Orientale. Inoltre, sono previste dodici ore di Laboratorio teorico e pratico di etnomusicologia (dal 5 aprile al 31 maggio), “l’idea è coinvolgere gli studenti, ma in generale tutti gli interessati, e formare un gruppo per provare a suonare il Gamelan. Magari, in futuro, potremmo fare qualcosa con il Conservatorio”.
Non solo, perché ci sarà spazio anche per un ciclo di seminari dedicati alle “Oral traditions in Indonesia: preservation, transformation and sustainability”. Tanti gli ospiti in questo caso: “durante il primo incontro, avremo una docente che ci parlerà delle tradizioni orali di un’isola che si chiama Flores. Proseguiremo con gli incontri successivi a maggio”. Partecipazione da sottolineare, sia al ciclo di seminari che al laboratorio, quella del musicologo de La Sapienza Daniele Zappatore. “Terrà una lezione su un altro strumento molto interessante”, ancora Soriente, che poi ha concluso spiegando che, essendo le arti performative molto variegate in Indonesia, “questi eventi sono solo una base sulla quale organizzarne tanti altri in futuro, sforzandoci magari di collaborare anche con le istituzioni locali”.
Claudio Tranchino

Scarica gratis il nuovo numero di Ateneapoli

Ateneapoli – n.05 – 2024 – Pagina 33

- Advertisement -

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here





Articoli Correlati