“Fare impresa sociale è diverso, la conoscenza deve essere a imbuto”

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Social Entrepreneurship, un nuovo insegnamento al Demi

Etica e responsabilità sociale d’impresa, Circular Economy, sostenibilità ad ampio spettro. Sono tra le nuove tendenze dei mercati che oggi influenzano, e sempre più lo faranno in futuro, il comportamento tanto dei consumatori quanto, e soprattutto, delle aziende. È necessario, quindi, che il futuro professionista d’impresa venga ‘educato’ alle nuove sensibilità in modo che, una volta entrato nel mercato del lavoro, sappia subito dove dirigere il suo sguardo e le sue azioni. È nato con questi obiettivi il nuovo insegnamento (libero alla Magistrale) in Social Entrepreneurship, tenuto dalla prof.ssa Veronica Scuotto, docente di Economia e gestione delle imprese, recente acquisizione del Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni. L’impresa sociale si configura come un’impresa a scopo di lucro che, però, si pone la mission di preservare l’ambiente, aiutare la comunità ed essere sostenibile. E ciò che guadagna, il profitto, poi lo reinveste all’interno dell’azienda”, questa l’introduzione della prof.ssa Scuotto. Qualche esempio: Lo chef Jamie Oliver che qualche anno fa aprì un ristorante nel cuore di Londra, il Fifteen, in cui assumeva persone con svantaggi sociali o che non avevano avuto la possibilità di studiare. O ancora, il brand Bite che aiuta i senzatetto”. Si tratta, insomma, “di imprese che puntano alla salvaguardia dell’ecosistema inteso in senso ampio, ambientale ma anche demografico. E, a tal proposito, riporto una piccola differenza nella letteratura scientifica: mentre la letteratura italiana considera imprese sociali anche le no-profit, quella straniera, soprattutto inglese, le esclude”. Le lezioni della prof.ssa Scuotto – che tiene a precisare di avere “un approccio tipicamente anglosassone” – si dipanano tra teoria e pratica: “Una volta capita la definizione, gli studenti devono saperla applicare. In aula svolgono delle attività pratiche che, al termine del corso, li porteranno allo sviluppo di un progetto relativo alla creazione di un’impresa sociale. È un lavoro da portare avanti nel tempo, “basato sul design thinking model, anziché sui più comuni business plan o business canvas model. L’ho scelto perché nel design thinking model non si parte dal prodotto bensì dal consumatore e dai suoi bisogni e desideri”. La docente sta organizzando anche delle testimonianze aziendali. Il 17 maggio interverrà online U-Travel, spin-off di Alpitour, sul tema della sustainability nell’ambito del turismo. Agli studenti proporrà anche un workshop: dovranno elaborare delle strategie per potenziare ulteriormente le attività sostenibili dell’azienda”. A seguire: Il 25 maggio avremo To Goog to Go, l’applicazione che si pone l’obiettivo di combattere gli sprechi alimentari. Il 1° giugno, poi, ci sarà il Presidente dell’Ordine dei Commercialisti il cui intervento sarà a più ampio spettro”. Invita ad aprire la mente: “Fare imprenditorialità sociale non vuol dire necessariamente diventare imprenditori e lanciare un’impresa sociale. Ogni azienda, anche di piccola o media dimensione, può mettere in campo azioni che vadano a beneficio della comunità come, ad esempio, sponsorizzare una piccola società di calcio di quartiere”. E aggiunge: “Oggi il governo incentiva queste operazioni che, oltretutto, hanno sempre un impatto positivo sulla brand awareness, cioè la conoscenza e consapevolezza che si ha di un brand, e, di conseguenza, sulla brand reputation”. Insegnamenti come Social Entrepreneurship, tiene a precisare, “danno la possibilità di specializzarsi. Gli studenti di Economia Aziendale sanno cosa vuol dire fare impresa; ebbene, fare impresa sociale è diverso. La conoscenza deve essere a imbuto: bisogna avere delle ampie basi generali e poi conviene approfondire un settore specifico per acquisire un valore aggiunto”. La prof.ssa Scuotto, si diceva, è arrivata in Dipartimento da meno di un anno, lo scorso maggio. Il suo background è decisamente internazionale: dopo aver conseguito un Dottorato alla Milano Bicocca in partnership con l’attuale Università Vanvitelli, ha avuto esperienze di studio e lavoro a Londra, Parigi, Pechino, in Scozia. “Sono rientrata in Italia alla fine del 2018, come ricercatore di tipo B a Torino. Ed ora eccomi alla Federico II. Io sono una laureata napoletana oltretutto, ho conseguito sia la Triennale che la Magistrale all’Università Suor Orsola Benincasa”, conclude.

Carol Simeoli